Bimbi sempre più cicciottelli? Colpa degli zuccheri aggiunti


di Emiliana Tognon
07 Maggio 2019

belchonock / 123RF Archivio Fotografico

In Italia i dati recenti dello studio “Okkio alla salute” hanno messo in evidenza come 4 bambini su 10 siano in sovrappeso, con punte più alte nelle regioni del sud e del centro.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), tra le misure di contrasto, ha incoraggiato i governi  a prendere misure anche a livello politico per migliorare questa situazione.

L'eccessivo consumo di zuccheri aggiunti, vale a dire quegli zuccheri diversi da quelli naturalmente presenti nelle materie prime, rappresenta una grave minaccia alla salute, soprattutto per bambini e adolescenti. Tali zuccheri, infatti, contribuiscono all'alta prevalenza dell'obesità nell'infanzia e adolescenza, e partecipano in modo significativo anche all'incremento di carie, allo sviluppo di malattie cardiovascolari, di ipertensione, dislipidemia, insulino-resistenza, diabete mellito, steatosi epatica etc.

Le linee guida americane per il 2015-2020 e la stessa OMS raccomandano un contributo complessivo da zuccheri aggiunti inferiore al 10% dell'apporto energetico totale. Tuttavia l'OMS spingerebbe per una ulteriore diminuzione fino a meno del 5%. In pratica meno se ne consuma meglio è per la salute.

Gli zuccheri aggiunti hanno molti nomi: saccarosio, glucosio, sciroppo di fruttosio, muscovado, destrosio, sciroppo d'acero, malto d'orzo, melassa, sciroppo di mais e altro ancora.

Nel quotidiano quindi l'assunzione di zuccheri aggiunti da non superare è 25 grammi (pari a 4 cucchiaini da caffè rasi) per la donna, e circa 35 grammi per un uomo, mentre per un bambino di 6 anni il quantitativo massimo si riduce a 20 grammi.  

I bambini e adolescenti americani consumano circa il 17% del loro introito calorico solo in zuccheri aggiunti, soprattutto bevande zuccherate, nelle quali i valori nutrizionali presenti sono pochi se non nessuno, e ancora peggio non conferiscono alcun senso di sazietà.

Tra le principali bevande dolci troviamo bibite gassate, succhi di frutta, sport drink, senza contare anche tutte le varie bevande a cui noi per abitudine aggiungiamo zucchero o dolcificanti, come tè, caffè ecc.

Si consideri che una bibita in lattina (330 ml) contiene in media 39 grammi di zucchero, un valore ben al di sopra di quello raccomandato e pari al doppio di quello consentito in una giornata per un bambino. E una bustina di zucchero, normalmente aggiunta intera nel caffè o nel tè, contiene ben 5 grammi di zucchero.

Considerando che un individuo ha in media solo 2,7-3 g di glucosio in 5 litri di sangue, bevendo una tazzina di caffè con 5 grammi di zucchero, si immette in una sola volta uno “tsunami” di zucchero che deve essere gestito creando un improvviso picco glicemico, una impennata insulinica e di conseguenza un effetto infiammatorio che se ritmicamente perpetuato può contribuire all'innesco o al mantenimento di specifiche patologie.

Oltre ai gelati (che contengono circa 15 g di zuccheri semplici per pallina), alle merendine, ai succhi di frutta addizionati di zucchero (che possono contenere anche 30 g di zucchero in un singolo brick da 200 ml), altre fonti di zucchero addizionato nascosto sono ad esempio il ketchup  (una bustina monodose da 15 g contiene 4 g di zucchero) e l'aceto balsamico. Lo zucchero inoltre è presente nei cereali della colazione, nei vasetti di yogurt alla frutta (dove il minor apporto di grassi viene compensato con lo zucchero) e spesso anche nei sughi pronti, nei salumi (sotto la dicitura di destrosio), nel mais in scatola, nei würstel, nel pane confezionato e nelle patatine. Per questa ragione risulta fondamentale la lettura delle etichette al supermercato.

Tutti questi alimenti possono quindi essere consumati solo nell'occasionalità e con moderazione. La ripetizione sistematica e il loro consumo quotidiano sono invece da evitare.

Proprio per disincentivare l'utilizzo di queste bevande si sta facendo strada in oltre 50 paesi una tassa sullo zucchero, la cosiddetta “sugar tax”, grazie alla quale molti governi stanno cominciando finalmente a prendere i dovuti provvedimenti anche su larga scala. L'obiettivo è infatti quello di disincentivare i consumatori a comperare questo tipo di prodotti e di incoraggiare i produttori a riformulare i prodotti in modo più rispettoso della salute dei propri consumatori.

La raccomandazione non riguarda invece gli zuccheri naturalmente presenti nella frutta e nel latte, sebbene sia comunque importante limitarne il consumo: anche l'eccesso di zucchero naturale (miele, vino, frutta, latte ecc) può causare la manifestazione di effetti glicotossici, e favorire l'aumento di peso.

L'Ungheria nel 2011, seguita da Cile e Messico nel 2014, ha aumentato il costo delle bevande con più del 15% di zuccheri aggiunti. Successivamente anche Stati Uniti (2015), Belgio, Portogallo, Emirati Arabi, Norvegia, Filippine e per finire, nel 2018, la Gran Bretagna hanno introdotto specifici provvedimenti. In Europa il primo paese che ha adottato la sugar tax è stata la Danimarca, seguita dalla Francia, mentre in Italia per il momento il provvedimento è ancora oggetto di studio e il dibattito in corso.

Le statistiche indicano che il consumo di bibite dolci o dolcificate sta calando, probabilmente anche grazie all'adozione di provvedimenti come questi, anche se dovrebbero essere implementate ulteriori strategie anche nelle scuole. Uno studio, per esempio, ha evidenziato come rendendo maggiormente accessibili i distributori di acqua e meno accessibili quelli di bevande gassate si sia facilmente disincentivato il consumo di queste ultime.

Considerato quanto sia fondamentale quindi contrastare l'obesità fin dall'infanzia è importante adottare misure di prevenzione soprattutto nei luoghi di aggregazione dei bambini, promuovendo il consumo di merende più sane senza zuccheri aggiunti.