SOS etichette: come e cosa leggere?

di Valentina Chiozzi - Nutrizionista
16 Gennaio 2018
SOS etichette: come e cosa leggere?

DOMANDA

Seguo sempre il vostro sito e i vostri utilissimi consigli, tra cui quello di leggere sempre con attenzione le etichette dei vari prodotti. Ma a cosa esattamente bisogna stare attenti? Quando vado a far spesa perdo ore (e a volte anche la vista!) nel tentativo di capire se un prodotto è salutare o meno, ma ogni giorno salta fuori un ingrediente da evitare o un cibo che non è quel che sembra, e tra zuccheri aggiunti, sale nascosto, grassi idrogenati, data di scadenza più o meno ravvicinata non so mai se i prodotti che acquisto sono quelli giusti o vanno invece evitati. Mi potete dare qualche suggerimento?

RISPOSTA

Cara lettrice,

la scelta di alimenti e bevande, condiziona inevitabilmente la nostra dieta e la nostra salute, per questo è importante controllare le etichette.

Il Regolamento (UE) 1169/2011 relativo alle informazioni sugli alimenti per i consumatori aggiorna e semplifica le normative precedenti, con lo scopo di tutelare la salute e garantire informazioni più chiare e trasparenti.

Secondo tale regolamento tutte le indicazioni devono essere stampate in modo chiaro e leggibile, la descrizione del prodotto o denominazione di vendita, che può essere anche un nome di fantasia, deve essere affiancata da un nome univoco (es. biscotti, formaggio o maionese) che non tragga in inganno il compratore. Anche lo stato fisico in cui si trova il prodotto e il tipo di trattamento a cui è stato sottoposto (“in polvere”, “liofilizzato”, “surgelato”, ”affumicato”, “concentrato”, “decongelato” ecc.) deve essere esplicitato, in modo da non avere sorprese al momento dell’apertura.

Ma vediamo ora come leggere gli ingredienti.

È importante sapere che l’elenco degli ingredienti, cioè l’elenco di tutte le sostanze utilizzate per la produzione (compresi additivi e acqua, se supera il 5%) è riportato in ordine decrescente di peso, cioè, il primo ingrediente scritto è quello presente in percentuale maggiore.

Un trucco usato da molte aziende per rendere meno evidente l’elevata presenza di zuccheri, è quello di distribuirla su diverse tipologie di ingredienti. In questo modo troveremo voci diverse, tutte riconducibili allo zucchero, come ad esempio saccarosio, fruttosio, zucchero di canna, malto e destrosio, ma senza che nessuna di queste appaia tra i primi ingredienti o sia percepita come importante.

Facendo però bene i nostri conti e guardando la tabella nutrizionale potremmo addirittura scoprire che un prodotto apparentemente “sano” ha in realtà più zuccheri di altri. Si provino a controllare i cereali o i biscotti acquistati abitualmente: si potrebbero avere delle sorprese inaspettate!

Nelle etichette alimentari l'elenco di tutte le sostanze presenti è riportato in ordine decrescente di peso. Ciò significa che il primo ingrediente della lista è quello presente in percentuale maggiore.

Un’altra categoria di prodotti che merita una attenzione particolare è quella dei prodotti integrali. Perché si possano considerare veramente tali, i prodotti integrali devono riportare la farina integrale come primo ingrediente e non la farina bianca con aggiunta di crusca, e poi magari un po’ di farina integrale al quinto posto.

Anche gli aromi e gli additivi rientrano nella lista degli ingredienti. 

Con la generica scritta “aromi” si intendono quelli artificiali, prodotti in laboratorio, mentre la dicitura “aromi naturali” indica essenze ed estratti o succhi ottenuti da materie vegetali. Inutile dire che è sempre meglio optare per prodotti privi di aromi, artificiali o naturali che siano. 

Gli additivi, invece, sono sostanze autorizzate dalle legge, in quantità definite e solo per determinati alimenti, che vengono usate per svariate ragioni, come migliorare l’aspetto, la palatabilità, la conservazione ecc.. Tra essi troviamo i coloranti, gli emulsionanti, gli edulcoranti e gli antiossidanti. Possono essere indicati con il nome per esteso, oppure con una sigla costituita dalla lettera E ed un numero. Ad esempio, le sigle da E100 a E199 corrispondono ai coloranti, quelle da E200 a E299 ai conservanti mentre da E600 a E699 troviamo gli esaltatori di sapidità tra cui i glutammati (E620-E629). Anche se gli additivi sono autorizzati dall’Unione Europea, consiglio di preferire i prodotti che non li contengono o ne contengono pochi, soprattutto se si tratta di alimenti destinati all’infanzia.

Una delle novità della normativa riguarda l’indicazione degli allergeni, quelle sostanze che più di altre possono scatenare reazioni allergiche: essere devono essere evidenziate in grassetto o con carattere o colore diverso rispetto agli altri elementi dell’elenco, in modo da individuarne immediatamente la presenza. Questa regola vale anche per i prodotti sfusi e per quelli distribuiti nei ristoranti, nelle mense, nei bar ecc.

Veniamo alla tabella nutrizionale. Sono obbligatorie le indicazioni su valore energetico, grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale. Talvolta questi dati vengono integrati scrivendo gli acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi, gli amidi e le fibre e si riferiscono ai 100 g (o 100 ml) di alimento oppure alla singola porzione.

Spesso ai valori scritti in tabella sono associati dei “claim”, proprietà che si associano a determinate caratteristiche nutrizionali, come ad esempio “a basso contenuto di grassi” o “senza zuccheri aggiunti” e così via. Nel primo caso, il prodotto non contiene più di 3 g di grassi per 100 g, nel secondo caso, l’alimento non contiene zuccheri o qualunque altro prodotto utilizzato per le sue proprietà dolcificanti.

Massima attenzione per la data di scadenza e alle condizioni di conservazione dopo l’apertura della confezione. Nel caso di cibi molto deperibili, la data è preceduta dalla dicitura “da consumarsi entro il”, che rappresenta il limite oltre il quale l’alimento non deve essere consumato. Per quanto riguarda la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il” indica il TCM (il termine minimo di conservazione) che significa che oltre la data indicata, il prodotto può aver modificato alcune caratteristiche organolettiche come il sapore e l’odore, ma si può consumare senza rischi per la salute. Conoscere questa differenza è importante per evitare inutili sprechi.

Sapersi orientare tra la miriadi di informazioni scritte sui prodotti permette di fare scelte più consapevoli e più attente per la nostra salute e quei minuti in più dedicati alla spesa, saranno ben spesi.