Dolcificanti a zero calorie: stimolano diabete e obesità alterando la flora intestinale


di Attilio Speciani
22 Settembre 2014

I dolcificanti artificiali, quelli a zero calorie, quelli che per anni sono stati gabellati come sani e salutari, possono indurre direttamente il diabete e alterare profondamente il metabolismo, in direzione opposta a quella per cui sono stati suggeriti.

Un lavoro importante, pubblicato da pochi giorni su Nature, delinea con chiarezza che l'azione diabetogena e obesizzante interviene perché i dolcificanti modificano fortemente la flora batterica intestinale.

Addirittura si è dimostrato che i batteri intestinali (microbioma) di animali che usavano dolcificanti a basso contenuto calorico, trasferiti nell'intestino di animali magri e sani, inducevano anche in questi ultimi le stesse reazioni (Suez J et al, Nature. 2014 Sep 17. doi: 10.1038/nature13793. [Epub ahead of print]) facendoli diventare grassi.

Vale quindi l'indicazione che alla base di tutto ci sia un problema "di pancia" e di segnali sbagliati lanciati all'organismo.

Nella nostra prtica clinica seguiamo da anni le persone che hanno problemi di sovrappeso attraverso percorsi clinici e terapeutici ben codificati, che cercano prima di tutto nelle reazioni intestinali la possibile causa di una spinta all'ingrassamento.

Su Eurosalus, fin dal 2007 abbiamo presentato articoli dettagliati su questo aspetto, relativi all'inganno dei dolcificanti artificiali e al fatto che determinano una crescita di peso.

Inoltre abbiamo da tempo presentato le ricerche che correlano l'alterazione della flora intestinale con i segnali di ingrassamento.

Per noi quindi niente di nuovo, con la conferma che per un vero dimagrimento sia indispensabile modificare i segnali che vengono inviati all'organismo. Sappiamo che riducendo l'infiammazione e i segnali di allarme mandati all'organismo si può dimagrire, migliorando la sensibilità insulinica.

C'è oggi la certezza che il segnale della dolcificazione sia un segnale di allarme lanciato all'organismo (nel paleolitico, a fronte di un segnale "dolce", i nostri antenati cercavano di mangiarne la maggiore quantità possibile) per favorire l'accumulo di grasso.

Nella nostra esperienza non chiediamo mai di eliminare il dolce, ma di godere, in occasioni meno frequenti, di ottimi dolci casalinghi, fatti bene, in modo equilibrato e soprattutto buoni, eliminando però in modo totale la dolcificazione inutile e dannosa della tazzina di caffè (ne metto solo una puntina...) o della bibita, prodotti che forse gratificano il gusto ma sicuramente inducono problemi decisamente "pesanti".

Nasce piuttosto una considerazione sulle tempistiche di questa comunicazione.

Mentre negli anni passati ci sentivamo molto soli nel segnalare queste ricerche, come se fossero solo pochi "squinternati" ad accorgersi di questi lavori scientifici, oggi colpisce il risalto pubblico dato alla notizia, ripresa stranamente da tutti gli organi di stampa, proprio mentre una delle più grandi aziende al mondo di soft-drink lancia sul mercato internazionale una bibita priva di dolcificanti artificiali, ma dolcificata invece con stevia.

Interessante manovra commerciale che non deve trarre in inganno. È il sapore dolce che induce una risposta evoluzionistica di ingrassamento. Talvolta, anche la frutta, in soggetti sensibili, può indurre questo tipo di risposta.

Quindi alla fine, che il dolce arrivi dalla frutta in eccesso, dalla stevia o dallo zucchero di canna (e almeno parliamo di sostanze naturali) o dai deprecabili dolcificanti artificiali, la risposta che gli umani hanno imparato nel corso di quasi un milione di anni sarà sempre quella: un segnale di ingrassamento. Anche per la nuova bibita...

La soluzione è godere di un dolce della tradizione al momento giusto, conquistandoselo un po' e mantenendo nella sua preparazione prodotti a basso indice glicemico (farine integrali, semi oleosi, latte intero, frutta con la sua fibra) che possono contrapporre ad un segnale negativo un controsegnale che aiuti a mantenere la forma.

Nell'organismo umano ci sono ormoni specifici che fanno ricercare il gusto dolce. Significa che una utilità del dolce esiste. Che questa vada meglio modulata nella realtà sociale e sanitaria di oggi, dove obesità e diabete stanno uccidendo più di qualsiasi guerra, è il fatto di fronte a cui ogni persona deve prendersi delle responsabilità vere.