Grasso addominale: non è solo colpa dello zucchero


di Michela Carola Speciani
01 Ottobre 2014

È ormai arcinoto come l'ingrassamento addominale sia dovuto soprattutto all'incapacità delle celluline corporee di captare la presenza di zuccheri liberi nel sangue (insulino-resistenza).

Assumere molti zuccheri a rapido assorbimento (ad esempio il classico zucchero bianco da cucina) alla lunga provoca ingrassamento attraverso un meccanismo di inibizione delle cellule alla captazione della propria presenza.

L'utilizzo di zuccheri a rapido assorbimento porta quindi in prima battuta a un aumento del grasso sottocutaneo (quello a rischio relativamente più basso) e solo successivamente all'ingrassamento addominale o viscerale, non solo fastidioso dal punto di vista estetico, ma anche più problematico dal punto di vista preventivo.

D'altra parte, l'assunzione continuata di zuccheri non bilanciati è soltanto uno dei modi per stimolare l'organismo a diventare resistente all'insulina e a mettere grasso tra gli organi della pancia.

Primo meccanismo: le merendine. Uno studio pubblicato nei giorni scorsi sul Journal of Medical Investigation ricorda ed evidenzia il ruolo estremo dei grassi saturi nello sviluppo dell'insulino resistenza. Cosa c'entrano i grassi saturi con le merendine?

I grassi saturi sono tendenzialmente identificati con le carni. Quello che l'utente medio di un supermercato spesso non conosce è che i grassi saturi sono, in percentuale diversa, contenuti anche in molti grassi vegetali e che, quale casualità, questi ultimi sono proprio quelli scelti da mettere sotto la dicitura "grassi vegetali non idrogenati" in quasi in ogni prodotto a utilizzo infantile, adolescenziale o adulto in pacchetto o vaso.

D'altra parte, l'uso di grassi omega-3, contenuti non solo nel pesce, ma anche in moltissimi cereali integrali, in semi oleosi crudi e non tostati, negli olii di lino, girasole, mais, spremuti a freddo, hanno un'azione inversa, di riduzione della stessa insulino resistenza.

Ecco perché della carne rossa, mangiata con olio a crudo posto come condimento a fine cottura, risulta molto meno dannosa e più protettiva rispetto a una qualsiasi merendina fatta "senza colesterolo" e con "soli grassi vegetali".

Il secondo meccanismo da tenere presente come stimolatore di insulino resistenza, sono i dolcificanti artificiali o i cosiddetti a "zero calorie".

Scegliere le bevande light o "zero", usare caramelle senza zucchero, edulcoloranti nei dolci o nel caffè, non fa che acuire una condizione di squilibrio metabolico o crearla, nel momento in cui questa ancora non sia presente.

Per sopperire a tale disastroso meccanismo super ingrassante e rischioso per la salute di grandi e piccini, tre indicazioni permettono di recuperare le redini della propria salute.

Preferire lo zucchero al dolcificante, optando il più possibile per scegliere sapori veri, imparando ad abbandonare l'aggiunta dolce e scegliendo di abbinare ogni carboidrato, soprattutto quando a rapido assorbimento, con qualche proteina o grasso (qualche noce o seme sarà perfetto per l'occasione).

La seconda indicazione è rappresentato dallo sfruttare i grassi buoni di cui sopra per ridurre l'insulino resistenza presente e per evitarne l'insorgenza.

La terza cosa da fare è restare attivi: passeggiare subito dopo aver mangiato, e soprattutto quando si è scelto di mangiare gli zuccheri a rapido assorbimento o merendine con lo stesso effetto, aiuta a mantenere più in forma le cellule, inducendo insulino sensibilità.

La colpa dello zucchero nell'aumento della circonferenza addominale e del rischio patologico corrispondente è certo, ma non unico: altri elementi vanno tenuti in attenta considerazione, per non farsi ingannare dall'etichetta o dalla moda, e scegliere con vera consapevolezza dove portare la propria salute, e la propria pancia.