Cibo di qualità e pancia piatta (o quasi) proteggono dal declino cognitivo e dall’Alzheimer.
Il grasso addominale e il declino cognitivo sono correlabili tra loro. Una ricerca pubblicata nel marzo 2025 su JAMA Network Open descrive in modo preciso questi aspetti.
Quando il rapporto tra misura in cm della vita e misura in cm dei fianchi è elevato, ci può essere una forte correlazione con una ridotta performance intellettiva dovuta ad una alterazione della connessione tra i neuroni che indica deperimento e sofferenza cerebrale. Questo rapporto vita/fianchi viene indicato (in medichese) come WHR o Waist to Hip Ratio.
Per calcolare meglio il WHR (che in parte supera i problemi dell’Indice di Massa Corporea o BMI) bisogna misurare la vita nel punto più stretto e poi i fianchi nel loro punto più largo.
Rispetto al BMI, il WHR considera meglio la parte muscolare mentre con il solo BMI una persona tonica con molta massa muscolare (ad esempio uno tipo “Schwarzenegger”), rischia di vedersi “appioppare” un punteggio da obeso mentre è sanissimo e tonico.
La vita va misurata nella sua parte più stretta (che in genere è appena sopra l’ombelico) dopo avere buttato fuori l’aria. I fianchi vanno misurati invece nella loro parte più larga, prendendo nella misura anche la parte delle natiche all’altezza dei fianchi.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO) valori di WHR (vita/fianchi) corretti sono questi:
Rischio basso: Donne (minore di 0,80) Uomini (minore di 0,90)
Rischio moderato: Donne (tra 0,80 e 0,85) Uomini (tra 0,90 e 0,95)
Rischio elevato: Donne (maggiore di 0,85) Uomini (maggiore di 0,95)
Il rischio è relativo allo sviluppo di diabete di tipo 2 e di malattie cardiovascolari e da ora, visti i risultati di questa ricerca, anche di declino cognitivo.
La “pancia grossa” ossia la cosiddetta “forma a mela”, era considerata una volta tipica del sesso maschile mentre oggi è estremamente diffusa in entrambi i sessi ed è un indice preciso di resistenza insulinica.
La ricerca, per chi volesse leggere l’articolo originale, prevedeva anche la valutazione di una dieta sana (indicata a gran parte dei soggetti), con riduzione degli zuccheri e aumento dei cibi integrali ; una dieta che sicuramente contribuisce al rallentamento dell’invecchiamento cerebrale.
Per altro, la relazione tra grasso addominale e volume cerebrale è stata confermata da una ricerca pubblicata nel 2023 su “Aging and Disease” che ha studiato su oltre 10.000 persone con età media di 53 anni (ben bilanciate tra maschi e femmine) la relazione tra questo tipo di grasso e il volume del cervello.
Ne è emerso che quanto più è elevato il grasso addominale tanto più è ridotto il volume cerebrale.
I ricercatori statunitensi e canadesi hanno potuto fare facilmente qusta valutazione grazie alla effettuazione di una RMN -risonanza magnetica. “total body” che evidenziava in modo preciso sia il volume encefalico sia il grasso sottocutaneo e viscerale.
In parole povere chi ingrassa sulla pancia (tipico segnale di resistenza insulinica e di eccesso di glicazione) può trovarsi con una riduzione anticipata del volume cerebrale.
Col progredire dell’età il cervello va incontro comunque ad una fisiologica riduzione del proprio volume ma l’eccesso di grasso addominale contribuisce a ridurre il volume per una causa metabolica facilmente controllabile e quindi prevenibile.
Anche con un numero ridotto di neuroni o di connessioni sinaptiche, il cervello può anche funzionare bene e quindi non è solo il volume del cervello che spiega l’Alzheimer o il declino cognitivo.
E’ vero però che sul piano statistico, fatte salve le eccezioni appena segnalate, la riduzione del volume cerebrale è quasi sempre correlata alla riduzione delle funzioni cognitive e alla riduzione della memoria.
Vale quindi la pena di agire in termini preventivi, andando ad agire sulle condizioni che generano resistenza insulinica e ingrassamento addominale, legate soprattutto all’eccesso di zuccheri e alla produzione di Metilgliossale che facilita la neurodegenerazione.
Il declino cognitivo, infatti, dipende da molteplici fattori ma uno dei più importanti è sicuramente la presenza di livelli elevati di glicazione, cioè di eccesso di zucchero, fruttosio, alcol, dolcificanti e polioli che facilitano la creazione di grovigli neuronali e il deposito di beta-amiloide.
Questi livelli di glicazione sono oggi misurabili e soprattutto si può seguirne l’evoluzione per capire se il controllo nutrizionale personalizzato è efficace nella loro regolazione.
I suggerimenti nutrizionali devono sempre rispettare le caratteristiche individuali e la dieta può essere solo personalizzata, come noi facciamo da anni nel centro SMA in cui esercito, lavorando sul sovrappeso, sul diabete, sulle alterazioni del metabolismo e sul declino cognitivo attraverso la diagnosi della infiammazione da alimenti e da glicazione per mezzo del Metabolic Recaller Program o del PerMé Recaller Program.
A fianco della impostazione nutrizionale è indispensabile mettere in atto una giusta attività fisica, come spiegato in questo articolo della drssa. Martina Rossi .
Anche se è ancora necessario satbilire con precisione il nesso tra grasso viscerale e riduzione della performance cognitiva, la consocenza attuale ci consente di attivare già molti dei più probabili comportamenti efficaci di prevenzione dell’accumulo di grasso viscerale e della degenerazione neuronale.