Gengive sane e igiene orale prevengono declino cognitivo e Alzheimer.

21 Maggio 2026
Gengive sane e igiene orale prevengono declino cognitivo e Alzheimer.

Nei mesi scorsi abbiamo riportato su Eurosalus un commento generale all’articolo pubblicato sul prestigioso Lancet nell’agosto 2024 che riportava la identificazione delle cause ancora non considerate dell’Alzheimer da parte della Lancet Commission on Dementia.

Ma una volta compreso che il “sistema uomo” è legato alle interazioni complessive tra glicazione, infiammazione, microbiota e aspetti emozionali, altri studi hanno consentito di definire ulteriori concause, tra cui una rintra tra le meglio valutabili e curabili con le periodiche visite dal dentista.

Un articolo di Healio (in inglese) pubblicato nel 2025 descrive in modo preciso quanto la cura gengivale possa essere determinate nel prevenire (e nel contribuire a curare) il declino cognitivo e l’Alzheimer.

Tra le ricerche indicate da Healio mi piace segnalare la pubblicazione su Neuroepidemiology nel 2024 dei risultati di una ricerca epidemiologica che ha documentato come la pronta risoluzione dei problemi gengivali (piorrea, gengiviti, candidosi orale, placca, alterazioni del microbiota gengivale, carenze vitaminiche e minerali, parodontiti e altro ancora) riduce in modo significativo il declino cognitivo nelle persone che si curano le gengive e mantengono una sana igiene orale.

Quindi “denti sani, e gengive curate, per tenere lontano l’Alzheimer”: un motto da imprimere con forza nella mente e da inserire, periodicamente, nelle proprie agende.

E’ ormai ben chiaro che esiste una stretta relazione tra ambiente, alimentazione, stato emotivo, uso di zuccheri, microbiota intestinale e gengivale e declino cognitivo. Si tratta di trasformare questa consapevolezza e conoscenza in azioni pratiche che aiutino prevenzione e cura.

Forse la prima cosa da fare è fissare una verifica con il proprio odontoiatra, iniziare ad usare bene scovolini e spazzolino e scegliere un’alimentazione personalizzata che controlli infiammazione e glicazione.

“Denti sani, e gengive curate, per tenere lontano l'Alzheimer. E' un motto da imprimere con forza nella mente e nelle proprie agende"

La sofferenza gengivale può intervenire su un terreno già ossidato, infiammato e glicato e moltiplicare i suoi effetti di danno neurologico. Riflettere su questo tema dà la possibilità di generare cambiamenti di abitudini e stimolare la guarigione attraverso la variazione dell’equilibrio biochimico e metabolico indotto dalla alimentazione pesonalizzata.

Diventa quindi fondamentale il controllo con il proprio odontoiatra e affrontare anche la condizione metabolica biochimica spesso dovuta ad un eccesso di carboidrati o di zuccheri sapendo che questi aspetti riguardano anche il declino cognitivo e l’Alzheimer. 

La pubblicazione, nel marzo 2022 sul Journal of Alzheimer Disease, di una ricerca effettuata da un gruppo di ricercatori di differenti università statunitensi, ha dimostrato che la proteina Tau 181 (una di quelle attivate e fosforilate proprio dal metilgliossale) è strettamente correlata alla deposizione di sostanza amiloide nel cervello, causa effettiva del declino cognitivo e della alterazione dei processi mnemonici. 

Riassumendo, quindi, chi mangia un eccesso individuale di zuccheri (tra cui vanno compresi anche quelli nascosti e invisibili) e aumenta la quantità di metilgliossale circolante nel proprio organismo, ha prodotto in realtà una delle sostanze più ossidanti esistenti nell’uomo, che a sua volta attiva la proteina Tau 181 che è un indice precoce della successiva deposizione di sostanza amiloide. 

La presenza di metilgliossale (misurabile oggi attraverso i test di GEKLab come Recaller Program Metabolic e PerMe) è una sorta di segnale preliminare di un successivo deposito di amiloide e di sviluppo di Alzheimer, controllabile con semplici personalizzazioni della propria dieta e senza rinunciare a nulla, nemmeno allo zucchero…

Conoscere il proprio livello di metilgliossale e capire in anticipo se il proprio organismo ha elevati livelli di glicazione, consente a ogni persona di attivare in tempo una giusta prevenzione della evoluzione verso la degenerazione neuronale e di limitare gli effetti delle altre possibili cause.

Oggi, quando visito i miei pazienti e domando come sono mancati i genitori o i nonni, in 1 caso su 3 mi sento dire che una forma di demenza senile o di neurodegenerazione ha colpito il parente negli ultimi 8-10 anni di vita…

Senza rinunciare agli zuccheri, prevenire per se stessi questa evenienza è nelle potenzialità di tutti e fissare una valutazione con il proprio odontoiatra diventa una sorta di “obbligo morale” per il proprio benessere attuale e futuro.