Non è sempre reflusso, soprattutto nei giovani…
A dicembre 2024 la associazione statunitense di gastroenterologia ha pubblicato una serie di considerazioni sull’intreccio tra esofagite e reflusso, caratterizzando soprattutto il fatto che i “sintomi che tutti riconducono al reflusso” non sono sempre esclusivi di quel disturbo; non sempre, cioè, bruciore di stomaco, acidità, difficoltà di digestione e gonfiore sono causati dalla “malattia da reflusso gastro-esofageo”.
Oggi c’è un condizionamento dovuto alla pubblicità televisiva che fa immaginare, efficacemente, pompieri che spengono gli incendi di stomaco o esofago senza aiutare a capire quanto la digestione corretta e l’infiammazione possano interferire con questi sintomi.
Il problema vero è che trattando questi sintomi con un antiacido o con un protettore gastrico, se la causa è un’altra si rischia spesso di nascondere un segnale d’allarme per l’organismo.
La mia carriera medica è iniziata quando ancora gli antiacidi non esistevano e la loro comparsa è stata davvero rivoluzionaria. Per questo dico spesso ai miei pazienti che i protettori gastrici sono dei farmaci fantastici ma che se una persona ha davvero una tosse da reflusso, con pochi giorni di “prazoli” la tosse sparisce.
Invece continuiamo a vedere persone che prendono i vari prazoli esistenti, aumentando la dose da 20 a 40 mg, raddoppiando la somministrazione da una a due volte al giorno e che continuano, nonostante la terapia, ad avere la tosse o l’acidità o tutti i segnali correlati e purtroppo nessuno dice a queste persone di cercare strade scientifiche diverse.
La ricerca segnalata in apertura di questo articolo descrive con chiarezza molti degli aspetti diagnostici differenziali che vanno capiti quando si affronta, soprattutto in un soggetto giovane, la sintomatologia “da reflusso”, per potere trattare una condizione patologica che spesso con il reflusso non ha nulla da spartire.
In particolare, nella ricerca viene dato ampio rilievo alle cause infiammatorie della sintomatologia “da reflusso”, in totale accordo con quanto sosteniamo da anni. La nutrizione personalizzata e il controllo della infiammazione da cibo e della glicazione sono tra le possibili forme di terapia efficace del disturbo.
Fin dal 2007, quindi quasi 20 anni fa, discutevo su Eurosalus della possibile esofagite eosinofila quando la malattia non era stata ancora caratterizzata e definita.
Un recente articolo della dottoressa Martina Rossi, pubblicato su Eurosalus, affronta e descrive i suggerimenti nutrizionali che possono curare efficacemente le varie malattie che assomigliano al reflusso ma che non lo sono. Chi è interessato troverà il richiamo alla “dieta dei 6 alimenti” che in realtà oggi potrebbe essere limitata anche a soli due alimenti, come numerosi autori hanno indicato.
Tra le varie indicazioni sul reflusso spicca anche la considerazione molto frequente sul reflusso psicosomatico, legato cioè ad un tema emotivo o psicologico e non dipendente da specifiche alterazioni del tratto digestivo. Anche in questo caso, l’uso dei protettori gastrici si rivela del tutto inutile e potenzialmente rischioso.
Un gruppo di ricercatori olandesi del “Translational Research Center for Gastrointestinal Disorders” dell’Università di Lovanio, ha pubblicato su Gastroenterology (una delle più quotate riviste mondiali di gastroeneterologia) uno studio effettuato su 193 pazienti studiati con pH metria (cioè con un sondino interno per misurare l’acidità presente nello stomaco e/o nell’esofago) evidenziando il rapporto tra la misurazione dell’acidità realmente presente e la segnalazione della importanza del sintomo.
Ebbene, i ricercatori olandesi hanno misurato attentamente l’acidità gastrica e quella esofagea e le persone che hanno contribuito alla ricerca hanno effettuato numerose analisi di tipo psicologico e psichiatrico perfettamente validate.
La sorpresa è che l’intensità dei sintomi presentati non corrispondeva affatto ai livelli di acidità o di reflusso ma era perfettamente correlata allo stato psichico delle persone che ne soffrivano e in particolare ai traumi dell’infanzia.
Pensiamo a quante persone che tossiscono in modo apparentemente incomprensibile (non c’è infezione e non c’è allergia) passano mesi a prendere protettori gastrici con solo minimi risultati. Nel 2021 ho pubblicato su queste pagine un articolo che continua a guidare la nostra pratica clinica “La tosse da cappuccio e brioche esiste“, e le conferme della tosse “da glicazione” sono numerose ogni giorno che passa.
Sempre su Eurosalus abbiamo descritto anche l’importanza crescente della esofagite eosinofila che provoca, infatti, gli stessi disturbi del reflusso ma non è correlata alla acidità o al reflusso, bensì ad una infiammazione controllabile con una dieta personalizzata.
Il richiamo importante è quello di una visione che sia sempre sistemica e personalizzata. Prescrivere protettori gastrici come se fossero privi di effetti collaterali si scontra oramai con condizioni che riguardano invece l’aspetto psichico, la risposta infiammatoria agli alimenti o alla glicazione e l’attivazione degli eosinofili.
Questo spiega perché nel Centro SMA in cui lavoro, insieme ai colleghi medici e alle nutrizioniste, valutiamo questo tipo di patologia in modo integrato cercando di affrontare TUTTE le possibili cause e non solo la facile definizione di “iperacidità”.