Dolori articolari o veri e propri disturbi artro reumatici? La cura inizia dall'alimentazione


di Emiliana Tognon
14 Ottobre 2021

psodaz / 123RF Archivio Fotografico

La citazione del buon Ippocrate, padre della medicina “Fà che il cibo sia la tua medicina e la tua medicina sia il tuo cibo” è un concetto tutt'altro che superato. Anzi, dovremo proprio ricominciare da qui.

Sia che si sia già ricevuta una diagnosi di malattia artritica o reumatica sia che ci sia una familiarità nei confronti di queste patologie, partire dalla cura dell'alimentazione rappresenta il primo intervento.

Talvolta “ereditiamo” qualche variante genica poco favorevole. Ad esempio l'essere portatori di una specifica variante nel gene TNFSF13B può predisporre l'individuo a produrre più BAFF, citochina infiammatoria dell'immunità umorale coinvolta in molteplici stati infiammatori. Tuttavia i geni non rappresentano necessariamente un “destino ineluttabile”. Il cibo e una alimentazione personalizzata rappresentano il modulatore epigenetico per eccellenza.

Significa quindi che il modo in cui decidiamo di nutrirci può anche influenzare direttamente o indirettamente la capacità di un gene (e quindi di una caratteristica individuale) di esprimersi.

Sentirsi meglio ogni giorno dipende dalle nostre scelte quotidiane. Certamente la modulazione di cibi raffinati o ricchi in zuccheri semplici e il corretto bilanciamento di macronutrienti ai pasti, con il giusto apporto di proteine, rappresenta il primo passo.

Proprio come rivolgiamo le cure per un oggetto di valore a cui noi teniamo particolarmente (ad esempio per alcuni potrebbe essere un automobile), anche per il nostro corpo occorrono cure e attenzioni particolari. Un'automobile sportiva avrà certamente bisogno di cure diverse rispetto ad un'auto familiare. E l'attenzione sarà diversa anche se la macchina “nascerà” ibrida, elettrica, diesel o a benzina.

Così anche l'individuo nella sua integrità e complessità è diverso da un altro individuo e necessita di una adeguata personalizzazione. Sia che ci sia una predisposizione genica allo sviluppo di autoimmunità, sia che non ci sia, è necessario partire dalla conoscenza dei propri livelli di infiammazione legati al cibo per impostare la corretta alimentazione per ciascun individuo.

L'effettuazione di test come il test PerMè attraverso l'analisi di specifici marcatori infiammatori, tra cui il BAFF, e di marcatori di danni precoci da zucchero, albumina glicata e metilgliossale, permette di capire il “punto di partenza” e l'evoluzione nel tempo di “come stiamo”.

Una volta ricevute le analisi è possibile impostare una alimentazione personalizzata che indirizza le persone a modulare in modo mirato specifici gruppi di alimenti.

C'è quindi una alimentazione specifica per disturbi legati all'infiammazione cronica e sistemica? La risposta è sì e dipende da una importante personalizzazione.

Nello studio SMA in cui lavoro, da anni si affrontano questo e altri tipi di disturbi su base infiammatoria applicando le regole generali di buona alimentazione che devono necessariamente essere “ritoccate” tenendo in considerazione aspetti genetici e non, esclusivamente individuali.

Con l'arrivo dell'autunno molti cibi stagionali sono uno scrigno di micro e macro nutrienti pertanto una alimentazione varia permette di affrontare correttamente il “cambio di stagione”. Per chi soffre quindi di dolori articolari e muscolari che spesso aumentano proprio con l'arrivo dell'umidità e del cambio di stagione suggerisco di consumare alimenti di stagione ricchi di magnesio.

Una colazione con un caco, ricco di vitamina C e magnesio, una manciata di semi oleosi, dei fiocchi di cereali integrali o delle ottime castagne affiancate da un paio di uova strapazzate è solo uno degli esempi di colazioni bilanciate che offro ai miei pazienti per cominciare con una ottima dose di energia la giornata.