I veri "superspaghetti"? Quelli della tradizione


di Michela Carola Speciani
21 Settembre 2012

È partito un progetto di collaborazione che vede coinvolto l'ARC Centre of Excellence in Plant Cell Walls di Adelaide, in Australia, e due università italiane, quella di Bari e quella del Molise, nella progettazione di quelli che vengono chiamati "superspaghetti". I Superspaghetti si pongono come obiettivo il controllo di una serie di patologie particolarmente frequenti, quali il cancro del colon e le patologie cardiache.

L'intento è lodevole e suggestivo, e tuttavia sorgono spontanee domande, ad esempio inerenti il futuro prezzo di questo specialissimo alimento. È infatti da considerare il fatto che, se da una parte la ricerca copre ambiti di interesse importante, dall'altra gli spaghetti sono già di per sé un'ottima fonte di carboidrati e possono avere importanti risvolti a livello di cancro del colon e patologia cardiaca nel momento in cui, per esempio, vengano scelti integrali o abbinati ad una buona quota di fibra, antiossidanti e proteine, oltre che a oli crudi e buoni (come tradizione comanda).

Da una parte, un piatto di spaghetti bianco (non integrale), con un sugo ad esempio a base di passata di pomodoro, risulta in un impennata degli zuccheri nel sangue seguita da una ipoglicemia reattiva, con andamento a saliscendi tipico e che alla lunga predispone ad obesità, diabete e anche al cancro e alla patologia cardiaca (sono da tempo ben noti gli effetti dell'impennata di zuccheri nel sangue sui vasi). Dall'altra, un piatto di spaghetti integrali abbinati ad una buona quota proteica (mandorle, pesce, carne...), a grassi buoni (come l'olio extravergine), e ad una parte di fibra (verdura e frutta), limita l'impatto glicemico (e quindi il saliscendi), ha un'azione positiva sul colesterolo buono (quello protettivo per la patologia cardiaca), e, grazie alla fibra, è in grado di prevenire da sé, tra gli altri, il cancro del colon.

Lo sviluppo è sempre cosa gradita, e si dovessero scoprire nuovi metodi di trafilatura o coltivazione in grado di dare nuovo e ulteriore valore alla pasta italiana, sarebbe un vantaggio bello per tutti.

Resti ben chiaro il valore intrinseco di un piatto che ha fatto bene a generazioni antiche, quando ancora, con buon senso e rispetto della propria percezione del bisogno nutrizionale, si sapeva abbinare il cibo in maniera sensata, sana ed efficace all'interno del piatto.