Preoccupazioni sull'Aulin. Notizie scientifiche o interessi economici?


di Attilio Speciani
24 Maggio 2007

Quasi tutti, nel corso degli ultimi 22 anni hanno preso una bustina di nimesulide per un motivo o per l'altro.

La gente comune discute della sua forza o della sua inefficacia con fare molto professionale mentre fa la spesa dal lattaio o dal verduriere, e di fatto alla fine di questi 22 anni si può dire con certezza che si tratti di uno dei prodotti più usati e più noti al grande pubblico.

Un po' come l'Aspirina, anche l'Aulin (uno dei nomi commerciali del prodotto più noti) è entrato a fare parte della cultura popolare.

Significa, purtroppo, che milioni di persone lo hanno utilizzato. E poiché noi riteniamo che l'uso di prodotti puramente sintomatici sia spesso fuorviante per il mantenimento della salute, questo non fa certo piacere.

Però la realtà è questa, e non ci stancheremo di dire che pur riconoscendo l'utilità occasionale dell'uso di questi prodotti, la ricerca del benessere deve passare soprattutto attraverso la identificazione delle cause e non attraverso la soppressione sistematica dei sintomi.

Inoltre sono ben noti tutti i possibili effetti negativi dei FANS, legati soprattutto alla lesività a livello gastrico e intestinale (così spesso sottovalutata). Ma pur con tutte le debite considerazioni, le notizie che stanno attualmente circolando sull'Aulin assomigliano alle notizie che hanno determinato il recente ritiro (e poi la reimmissione in commercio dopo qualche mese) della Cimicifuga.

L'Irlanda ha sospeso le vendite del prodotto avendo rilevato dei possibili danni epatici in utilizzatori abituali di nimesulide, ma già nel 2002 e nel 2003 la stessa cosa era avvenuta in Spagna e in Finlandia.

Usare male un FANS come nimesulide può portare a danni di un certo rilievo, ma non sicuramente così gravi come quelli che hanno determinato la sospensione dal commercio del Vioxx e dei prodotti con questo correlati, negli ultimi tempi.

Quasi ogni prodotto farmacologico può dare luogo a fenomeni di sofferenza del fegato, ma quando dopo milioni di dosi usate in tutto il mondo compaiono “improvvisamente” dei segnali di lesività del fegato che ne determinano il ritiro si deve valutare il problema con obiettività.

Nella maggior parte di questi casi si riscontrano poi sempre dei fenomeni di comorbidità (la persona era alcolizzata, usava insieme un mucchio di altri farmaci, era ammalata di altre patologie eccetera).

Così ci sentiamo davvero di esprimere un parere di giusta cautela ma di “non eccessiva preoccupazione” all'interno di una utilizzazione corretta del prodotto, nell'attesa come è ovvio, che tutte le possibili valutazioni siano completate.

Restiamo molto più preoccupati da fenomeni “correlati” di cui abbiamo colto l'esistenza negli ultimi mesi. La spinta commerciale alla riutilizzazione dei prodotti anti COX-2, cioè di prodotti simili al Vioxx (non attualmente in commercio in Italia).

Alcuni prodotti simili al Vioxx (ad esempio il Celebrex) sono farmaci oggi correttamente utilizzabili nel rispetto delle indicazioni segnalate. Il Vioxx invece ha allora (2005) rappresentato uno scandalo commerciale e sanitario e abbiamo sistematicamente presentato dati in questo senso e diffuso informazione fin dall'inizio della commercializzazione di questi prodotti, perché i danni sono stati evidenti e precisabili da subito.

Considerati una evoluzione dei FANS, il Vioxx e molti dei suoi “cugini” hanno documentato azioni lesive a livello dell'apparato cardiovascolare e del cuore.

Negli USA i morti dovuti all'uso del Vioxx sarebbero stati oltre 160.000, e intorno a questi prodotti venduti a lungo senza un intervento della FDA fino a che il “bubbone” non è scoppiato, c'è stata una vera e propria battaglia di poteri economici.

Da un anno circa i prodotti analoghi a questi sono rientrati in commercio, riportando tra i possibili effetti collaterali il rischio cardiologico.

Eppure nella pratica oggi la prescrizione di queste sostanze (notevolmente costose) viene (come prima del ritiro) spesso effettuata senza avvisare la gente dei possibili effetti collaterali ("tranquilla signora, se dovessimo dare retta a tutte le informazioni scritte sul bugiardino...”), o almeno questa è la percezione che se ne ha sentendo le persone che ricevono tali prescrizioni.

Noi vogliamo sperare che i colleghi informino i pazienti di questa eventualità e di questo rischio, ma di fatto quello che sta avvenenedo è alla fine che gli anti COX-2 stanno riprendendo fiato e vengono di nuovo utilizzati sul mercato a man bassa.

Tanto per avere una idea della diversità dei costi, dove una bustina di Aulin costa 0,16 Euro una compressa di Celebrex da 200 mg costa 1,16 Euro, cioè la bellezza di 1,00 Euro in più per una singola dose, non per una scatola.

La nostra sensazione è che queste notizie sull'Aulin possano rappresentare solo la punta d'iceberg di una lotta tra lobbies farmaceutiche per ricreare una situazione di marketing favorevole a certi tipi di prodotto, cercando di fare dimenticare alla gente i vecchi problemi e favorire il reimpiego dei prodotti anti COX-2.

Il nostro invito è alla cautela, ovviamente, e al mantenimento delle antenne ritte, ma anche alla consapevolezza della realtà dei problemi. Serve un atteggiamento equilibrato capendo che a volte le streghe vengono bruciate per motivi ben diversi da quelli per cui si fanno i processi.