Mangiare di notte aumenta il rischio cardiovascolare, lo dice la scienza!

31 Luglio 2026
mangiare di notte fa male

Il nostro organismo segue un ritmo circadiano di circa 24 ore che regola praticamente ogni
funzione biologica: pressione arteriosa, frequenza cardiaca, metabolismo e perfino l’attività del sistema immunitario. Quando una persona lavora di notte, questi ritmi entrano in conflitto con gli orari imposti dal lavoro. Anche se si riesce a recuperare parte del sonno durante il giorno, il corpo continua a essere programmato per svolgere determinate funzioni nelle ore di luce.


Da anni la letteratura scientifica ha evidenziato che chi svolge turni notturni presenta un rischio più elevato di infarto, ictus e altre patologie cardiovascolari e individuare strategie efficaci per ridurre questo rischio è spesso difficile.


Uno studio della Harvard Medical School ha confermato recentemente tutto ciò coinvolgendo 20 giovani adulti sani in un esperimento; per due settimane i partecipanti hanno simulato il lavoro notturno e sono state controllate diverse variabili: sonno, esposizione alla luce, attività fisica e alimentazione.


Il gruppo di controllo mangiava sia di giorno sia durante la notte, come avviene normalmente nei lavoratori notturni, mentre i restanti partecipanti pur restando svegli durante la notte, consumavano tutti i pasti solo durante il giorno, così che l’unica differenza tra i due gruppi fosse il momento in cui venivano assunti gli alimenti.

Nel gruppo che consumava pasti anche durante la notte sono comparsi diversi segnali associati a un aumento del rischio cardiovascolare mentre nel gruppo che mangiava soltanto di giorno, invece, questi cambiamenti non sono comparsi, bensì si è evidenziata una riduzione della pressione arteriosa.


Questo studio conferma ciò che negli anni la letteratura ha cercato di evidenziare e cioè che l’orario dei pasti risulta essere fondamentale per l’organismo, a maggior ragione per evitare un aumento del rischio cardiaco.
Gli organi, infatti, non sono “abituati” a lavorare di notte, fase in cui dovrebbero essere relativamente inattivi.
Questo può favorire infiammazione, alterazioni metaboliche e modificazioni della funzione cardiovascolare. L’aumento del rischio cardiovascolare potrebbe essere infatti dettato da:

  1. Un peggior controllo della glicemia; la sensibilità all’insulina sembrerebbe diminuire durante la notte, pertanto, lo stesso pasto potrebbe provocare picchi glicemici più elevati rispetto a quando viene consumato al mattino. Nel tempo questa condizione favorisce insulino-resistenza e diabete, due importanti fattori di rischio cardiovascolare.
  1. Maggiore infiammazione: diversi studi hanno osservato che mangiare nelle ore notturne aumenta determinati marcatori infiammatori. L’esecuzione di test quali Permè Recaller Program potrebbe essere una strategia ottimale per tenere a bada l’infiammazione di basso grado.
  2. Alterazione del metabolismo dei grassi: durante la notte aumenta la permanenza dei trigliceridi nel sangue dopo i pasti con conseguente rischio cardiovascolare maggiore.
  3. Perdita del “riposo” cardiovascolare: normalmente durante la notte il cuore rallenta e abbassa la pressione. Mangiare potrebbe mantenere più attivo il sistema nervoso simpatico, impedendo al sistema cardiovascolare di recuperare completamente.

Ovviamente non conta solo l’orario, ma la qualità dell’alimentazione rimane fondamentale.
Una dieta che rispetti i dettami del piatto del mangiar sano continua a rappresentare la strategia più efficace per prevenire le malattie cardiovascolari. Tuttavia, un numero crescente di studi suggerisce che la stessa dieta può avere effetti diversi a seconda del momento della giornata in cui viene consumata.

Come dico sempre, nel centro SMA in cui lavoro, concentrare quindi l’apporto alimentare nelle ore diurne, fare una colazione adeguata, un pranzo equilibrato e una cena non troppo tardiva sembra essere la strategia vincente.

Gli organi, non sono “abituati” a lavorare di notte, fase in cui dovrebbero essere relativamente inattivi.


Per contro, saltare completamente il pasto notturno può essere difficile o persino controproducente in alcune condizioni lavorative. Tuttavia, le evidenze più recenti suggeriscono che limitare l’introduzione di cibo durante la notte, privilegiando eventualmente piccoli spuntini completi e consumando i pasti principali nelle ore diurne, potrebbe appresentare un approccio più vincente.

In fondo, il cuore non risponde soltanto a ciò che mettiamo nel piatto: sembra ascoltare anche il nostro orologio biologico.