Quando un’infezione è causa dell’asma.

24 Giugno 2026
Quando un'infezione è causa dell'asma.

Un improvviso mal di gola, un graffio sulla pelle che si infetta, un infezione su un dito. Fenomeni infettivi apparentemente banali che si possono affiancare alla improvvisa comparsa di asma o di altre allergie o al loro inaspettat peggioramento.

Per anni si è creduto che la causa della accentuazione allergica fosse l’azione diretta dei batteri. Invece oggi si è capito che la reazione dipende dal fatto che l’infezione è un “segnale di allarme” per l’organismo e in caso di “allarme” (di qualsiasi tipo) l’intero organismo reagisce lanciando degli evidenti segnali.

Quindi se è vero che questo aspetto vale per le infezioni cutanee, come spiegato in due lavori pubblicati nell’aprile 2025, Il primo su Science Immunology sulla infezione come induttore di allergia e il secondo, sempre su Science Immunology sulla attivazione allergica a distanza dalla sede di infezione, lo stesso meccanismo vale molto probabilmente per qualsiasi tipo di infezione o per altre condizioni di pericolo, come descritto oltre nell’articolo.

Si tratta di ricerche effettuate su modelli murini che aprono però una riflessione e un pensiero su quale sia la vera realtà delle allergie anche nell’essere umano. Si è sempre detto “sei allergico a….” mentre adesso si scopre che l’allergia è in realtà anche un “segnale d’allarme”, come se l’organismo percepisse un pericolo e lanciasse segnali verso l’esterno perché qualcuno se ne occupi…

Questo ad esempio è stato ben descritto su Medscape nel giugno 2025 in un articolo che ha evidenziato il netto incremento di fenomeni allergici (o almeno apparentemente allergici) nella popolazione che si è ammalata di COVID rispetto a quella che invece non si è ammalata.

“Le allergie appaiono sempre più come un segnale di allarme dell'organismo e non più come reazioni a qualcosa di specifico. "

Anche qui gioca un ruolo rilevante (con alta significatività statistica) l’infezione precedente, che ha messo l’organismo in grado di reagire a sostanze esterne (alimenti, pollini, ambiente) non per una loro intrinseca pericolosità ma perché queste diventavano “gocce che facevano traboccare il vaso” di un organismo che aveva percepito situazioni di allarme durante l’infezione e le aveva interiorizzate.

Questo aspetto è descritto bene anche nell’articolo di Eurosalus “Vaso pieno e allergia” del 2023.

Quando, nel 2002, l’immunologa statunitense Polly Matzinger pubblicò su Science una valutazione sulle azioni del sistema immunitario che lei definì come “Teoria del Pericolo” (The Danger Theory), discusse il fatto che le reazioni allergiche (dalla rinite all’asma alla dermatite) non dipendono solo dalla reazione ad un singolo polline o alimento, da considerare come qualcosa di esterno a se stessi, ma anche da una serie di condizioni esterne e interne (tra cui oggi possiamo indicare infiammazione, glicazione, inquinamento, stato emotivo) che alterano la fisiologia cellulare e determinano una percezione di “pericolo” nell’organismo.

Si tratta di una ipotesi che in quegli anni era considerata rivoluzionaria (Eurosalus pubblicò allora l’articolo “La nuova visione”) ma che nel tempo ha acquisito sempre più valore e autorevolezza scientifica.

Sul piano dell’allergia, numerose ricerche stanno oggi confermando la teoria formulata dalla Matzinger (The Danger Theory), spiegando appunto che le cellule del sistema immunitario non sono deputate solo a riconoscere sostanze estranee e diverse da se stessi. La loro funzione principale è quella di mantenere una condizione di equilibrio verso le sostanze (pollini, particelle, alimenti) che ci possono fare bene, e di reagire invece nei confronti di quelle che ci possono fare male.

Il sistema immunitario, quindi, attraverso la sua reazione ci consente di distinguere in un certo senso tra il bene e il male, mantenendo in memoria anche certi tipi di esperienze vissute, in cui un antigene (alimento o polline) si è affiancato ad una condizione di allarme.

Questo spiega quanto decritto sul JACI fin dal 2017 per il 62% delle reazioni allergiche, quelle in cui non si capisce in modo univoco la presenza di una sostanza che scatena la reazione e in cui la glicazione (provocata dall’eccesso individuale di assunzione di zucchero, fruttosio, alcol, carboidrati) diventa responsabile della reazione. Come se il “pericolo” indotto dall’eccesso di sostanze glicanti alterasse la possibilità di risposta che altrimenti (senza zuccheri) sarebbe normale. 

C’è anche un significato simbolico importante sulle reazioni allergiche o apparentemente allergiche, come spiegato, sempre intorno al 2002/2004 dalla biologa americana Margie Profet.

La produzione e poi l’attivazione di anticorpi specifici come le IgE (responsabili delle allergie) oppure i fenomeni apparentemente allergici e in tutto simili alle allergie, porterebbero infatti a tossire, lacrimare, starnutire, evacuare; si tratta di fenomeni come la tosse, l’orticaria, l’asma, la diarrea allergica, la rinocongiuntivite, che potrebbero rappresentare il tentativo dell’organismo di eliminare “verso l’esterno” possibili intrusi o sostanze tossiche presenti nell’organismo oppure qualcosa che viene “percepito” con le stesse caratteristiche.

In pratica il linfocita, cellula che guida il sistema immunitario e che è costantemente in contatto anche col sistema nervoso centrale, percepisce uno stato di pericolo che può andare da una malattia intercorrente alla glicazione, dall’infiammazione allo stato emotivo (come spiegato dalla Montalcini) e si attiva per capire quali sono le sostanze presenti nell’ambiente che potrebbero giustificare questo pericolo, facendo talvolta dei link non necessariamente corrispondenti ad un reale pericolo. 

Questo spiega perché lo stesso polline che manda una persona al Pronto Soccorso non provoca alcun tipo di danno ad un’altra. Dipende quindi sempre da un equilibrio interno, e sappiamo ormai che un’allergia apparentemente limitata al naso (come la classica rinite stagionale) coinvolge invece l’intero sistema immunitario di un individuo.

Una delle condizioni che induce un segnale di allarme e che quindi può attivare una reazione allergica o simil-allergica è la ripetizione alimentare. Come già spiegato su Eurosalus nell’articolo “Europei e Cinesi: stessa malattia causata da gruppi alimentari diversi” né il glutine né il riso sono causa della malattia di Crohn ma la ripetizione sistematica della loro assunzione è una sicura concausa del problema.

La teoria del pericolo della Matzinger ci spiega quindi perché il sistema immunitario non identifica le “sostanze diverse” ma quelle che “che fanno male” in virtù della alterazione della fisiologia interna.

Mi piace citare un altro articolo (ovviamente in inglese) pubblicato proprio dalla Matzinger dal titolo “Il modello del “pericolo”: un senso del sé cambiato e rivisto”, in cui spiega che per oltre 50 anni gli immunologi hanno basato le loro idee sul fatto che il sistema immunitario agisse differenziando il “se stesso” dal “diverso”. Un paradigma che spesso è stato utile ma non riesce a spiegare gran parte delle allergie. 

Ma ancora più importante è l’articolo pubblicato nel novembre 2022 su Frontiers in Immunology relativamente alle patologie autoimmuni, oggi in profonda e costante crescita. Nel titolo “Autoimmunità: ci stiamo ponendo le domande giuste?”, la Matzinger dice che la domanda che per decenni ha accompagnato gli immunologi è stata “cosa ha provocato la rottura della tolleranza?”, e il fatto che nessuno stia trovando la soluzione dipende forse dalla scorrettezza della domanda, come lei suggerisce, e non certo dalla incapacità di trovare il colpevole. 

Il tema del pericolo e della attivazione dell’autoimmunità (e non solo delle allergie) è strettamente legato alle caratteristiche di corretto funzionamento della cellula. Per tornare agli esempi fatti prima e già evidenziati a livello internazionale, la glicazione eccessiva condiziona la comparsa di allergie inaspettate e lo sviluppo di autoimmunità, perché crea una alterazione profonda della vita cellulare e determina un difetto nella fisiologia delle cellule.

Per questo motivo, nel centro SMA in cui lavoro studiamo in modo personalizzato l’alimentazione (come sempre facciamo nei percorsi terapeutici per l’allergia) anche in tutte le condizioni di autoimmunità. La possibilità che una condizione di glicazione elevata o di infiammazione alimentare misconosciuta (identificabili con i diversi test Recaller Program di GEKLab) siano alla base del suo scatenamento è ormai evidente, documentata e applicabile in ambito clinico.

La conoscenza di queste condizioni ambientali di alterazione della fisiologia contribuisce al trattamento corretto di qualsiasi malattia autoimmune e di qualsiasi manifestazione allergica (o apparentemente tale).