Esofagite eosinofila, reflusso e dieta dei 6 alimenti


di Attilio Speciani
25 Ottobre 2021

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Eurosalus parla già da anni di questa patologia e il primo articolo divulgativo in cui ne abbiamo parlato risale ancora al lontano 2007. Nei lavori proposti già allora, emergeva la presenza frequentissima di questa patologia in soggetti giovani con sintomi da reflusso cui veniva data solo l’indicazione di assumere Inibitori di Pompa Protonica (IPP, i cosiddetti protettori gastrici) senza averne beneficio, fatto che ha portato i medici a dovere definire un'altra possibile causa di questo disturbo.

Seema Aceves, lo stesso gastroenterologo statunitense che da 20 anni ha indicato la inutilità dei protettori gastrici in moltissimi casi di sintomatologia da reflusso, in una importante review pubblicata sul JACI, nel 2020 ha riproposto la corretta definizione di questa malattia, dando una impostazione sistematica alla diagnosi e al trattamento del disturbo.  

L'esofagite eosinofila (spesso abbreviata con EoE, iniziali inglesi di Eosinphilic Esophagitis) è una malattia strana. Si tratta di una malattia cronica dell'esofago che dipende da una reazione immunologica e infiammatoria, indotta anche da allergeni alimentari, che si presenta con tutti i sintomi tipici del reflusso gastroesofageo ma che ha invece origini e cause completamente diversi.

I sintomi sono quelli della disfunzione esofagea (reflusso, difficoltà di deglutizione, dolore retrosternale eccetera), e sono causati da un'infiammazione in cui sono coinvolti in modo dominante gli eosinofili, un particolare tipo di globuli bianchi che si innalzano spesso se esistono delle interferenze intestinali, come una parassitosi o una infiammazione dovuta al cibo. 

Nel corso del tempo i medici si sono “affannati” a usare qualche trattamento topico (cortisone locale, soprattutto budesonide, come se fosse una forma asmatica) e si è comunque lavorato a ripetizione con protettori gastrici spesso inutili, come spiegato alla pagina della Esofagite eosinofila.  

La possibile soluzione è arrivata da una valutazione sistemica che considerasse cioè tutto intero l'organismo. La ricerca di una infiammazione dovuta al cibo, pur in assenza di allergie al cibo mediate dalle IgE, ha consentito di avvicinarsi alla soluzione. 

In moltissimi casi il “reflusso” dipende invece da una infiammazione scatenata dagli alimenti e la soluzione preferibile è quella di una dieta personalizzata che controlli infiammazione da zuccheri e alimenti.

La scelta iniziale è caduta sulla cosiddetta dieta di eliminazione dei 4 alimenti, una scelta assolutamente empirica estrapolata dal fatto che queste sostanze sono tra quelle più rappresentative di allergia agli alimenti. Scelta strana se si pensa che la EoE NON è una malattia allergica da IgE...

Fin dal 2014, un gruppo di gastroenterologi spagnoli ha pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology (JACY) una ricerca sulla efficacia della dieta di esclusione dei 6 alimenti o dei 4 alimenti. Il protocollo di allora prevedeva l'eliminazione iniziale di 4 alimenti (latte, grano, uova e legumi includendo la soia) che passava a 6 gruppi nel caso di inefficacia della prima dieta (con l'aggiunta della eliminazione di pesce e semi oleosi come le noci o i pinoli (Molina-Infante J et al, J Allergy Clin Immunol. 2014 Nov;134(5):1093-9.e1. doi: 10.1016/j.jaci.2014.07.023. Epub 2014 Aug 28).

Un terzo delle persone che non rispondevano alla dieta empirica di eliminazione dei 4 gruppi alimentari, andando ad eliminarne 6, aveva dei giovamenti evidenti, portando la risposta positiva al trattamento dietetico al 72% dei casi trattati. Dopo la regressione i cibi venivano reintrodotti e la reazione compariva solo per 1 o 2 gruppi alimentari che venivano poi mantenuti in esclusione. 

Il latte (insieme a tutti gli alimenti lattiero caseari) si è mostrato in grado di indurre EoE nel 50% dei pazienti. Il frumento nel 30-60% dei pazienti (a seconda delle ricerche pubblicate) e le uova nel 36% dei casi. In quasi il 30% dei pazienti il latte e i prodotti correlati si sono dimostrati gli unici agenti causali. Ma la quasi totalità di questi lavori arriva da regioni del mondo con una tipica alimentazione occidentalizzata in cui latte e frumento sono altamente rappresentati. 

La ripetizione di alcuni alimenti o la loro eccessiva introduzione porta a generare infiammazione da cibo. Per questo motivo persone che mangiano molti lieviti troveranno una correlazione nelle loro patologie con le sostanze fermentate, nello stesso modo in cui chi mangia frequentemente gli stessi alimenti troverà che la causa dell'infiammazione da cibo dipende proprio da quei gruppi alimentari assunti in eccesso, come confermato da Ligaarden e da Ferrazzi su BMC Gastroenterology (Speciani AF et al (2014). Comment to Ligaarden SC et al, BMC Gastroenterology 2012, 12:166. BMC Gastroenterol. doi: 10.1186/1471-230X-12-166).

Questo può essere trasferito ovviamente anche su base epidemiologica, per cui le malattie infiammatorie intestinali (IBD) come il Crohn e la Retto Colite Ulcerosa, che in Europa sono spesso dovute all'infiammazione provocata da glutine, latte e lieviti, in Cina, come pubblicato nel novembre 2014 su PLoS One, sono invece correlabili a soia, riso e mais (Cai C et al, PLoS One. 2014 Nov 13;9(11):e112154. doi: 10.1371/journal.pone.0112154. eCollection 2014).

La scelta degli alimenti da mettere a dieta (di rotazione e non mai di esclusione) dipende quindi da caratteristiche individuali e la dieta può essere solo personalizzata, come noi facciamo da anni nel centro SMA in cui esercito, lavorando sulla EoE attraverso la diagnosi della infiammazione da alimenti e da glicazione per mezzo del test PerMè; questo ci ha consentito di accompagnare nel tempo la evoluzione scientifica della sua comprensione offrendo ai nostri pazienti un approccio che sempre più si sta rivelando in linea con le ricerche più recenti.

Il tema da affrontare nella EoE è di tipo sistemico, al punto che la dottoressa Cianferoni, immunologa e pediatra del Children's Hospital of Philadelphia propone la risposta della EoE come una sorta di “allergia non mediata dalle IgE”, perché pur in assenza di specifiche immunoglobuline E per gli alimenti, la loro somministrazione genera una risposta infiammatoria e immunologica evidente.

Nella nostra pratica interveniamo con un criterio molto preciso legato alla personalizzazione dietetica e ragionando su cosa manchi all'organismo. Un lungo periodo di infiammazione intestinale comporta fenomeni di malassorbimento evidente di minerali e vitamine che devono essere misurate e reintegrate.

Nell'ordine quindi, come spiegato alla pagina della Esofagite eosinofila, serve prima una diagnosi, poi una dieta personalizzata che non sia mai di esclusione per i rischi che comporta. Questo è ancora più confermato dal fatto che nella EoE non ci siano IgE specifiche per gli alimenti se non in un ridottissimo numero di casi. 

Siamo di fronte a una patologia di cui si modifica progressivamente la conoscenza. Forse si parla di una infiammazione di tipo 2 (con IL 13 e IL 5 tra le citochine responsabili) ma non di allergia, anche se questa definizione di “allergie non IgE mediate” che anche la dottoressa Cianferoni riutilizza è ciò che di più assomiglia alla concezione di infiammazione da cibo che stiamo studiando da anni e che può essere applicata clinicamente in tutte le persone che ne soffrono.