Esercizio o genetica: chi ci salverà?


di Mattia Cappelletti
19 Aprile 2018

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Uno stile di vita attivo è scientificamente provato essere protettivo nei confronti di molte malattie, ed un modo facile e sicuro di aumentare la propria salute ed il proprio benessere a lungo termine. 

Tra le malattie prevenute dall'attività fisica sicuramente in testa troviamo i disordini metabolici e cardiovascolari.

Su questi ultimi infatti è noto praticamente a tutti che un buon livello di “fitness” e la pratica regolare di sport si associano ad una riduzione del rischio cardiovascolare, e che risultano addirittura capaci di invertire il processo di rimodellamento cardiaco alla base dello scompenso.

D'altro canto è però altrettanto famoso il ruolo della “genetica” nel prevedere il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare: esistono soggetti che hanno un maggior rischio di andare incontro, ad esempio, ad eventi coronarici o fibrillazione atriale a prescindere dal loro stile di vita.

Un maggior grado di attività fisica si associa con una riduzione del rischio di malattia cardiovascolare indipendentemente dalla propria genetica.

La domanda che ora sorge spontanea è: considerando da un lato la genetica e dall'altro l'attività fisica, chi vince?

La risposta ci viene fornita da uno studio pubblicato sul numero di Aprile 2018 di Circulation. In questo studio si sono analizzati i dati di oltre mezzo milione di soggetti adulti inglesi (per la precisione 502.635) seguiti per una media di circa 6 anni.

I dati di questa enorme coorte di soggetti sono stati analizzati per capire quali e quanti eventi cardiovascolari si sono realizzati, ma soprattutto i ricercatori hanno analizzato l'associazione di questi con il livello di “fitness” e di attività fisica, e anche i marcatori genetici per capire il “rischio genetico” di incorrere in tali problematiche.

Le conclusioni sono chiare e semplici: un maggior grado di attività fisica si associa con una riduzione del rischio di malattia cardiovascolare in tutti i gruppi, sia ad elevato che a basso rischio genetico.

Inoltre, nel gruppo con la genetica più “sfavorevole”, si è visto come lo svolgimento di attività fisica si associ con una riduzione di rischio del 49% per quanto concerne gli eventi coronarici (tra cui ricordiamo l'infarto) e del 60% per la fibrillazione atriale.

Non vi sono dubbi: l'attività fisica vince anche sulla propria genetica, e questo non può che essere uno stimolo in più a muoversi.

Ovviamente associare all'attività fisica anche una nutrizione adeguata, meglio ancora se in grado di ridurre l'infiammazione, non può che essere un modo per potenziale ulteriormente i benefici. Una guida semplice, chiara ed efficace per combinare questi due aspetti è “Incredibilmente in forma - sport e nutrizione per stare bene”.

E ora, tutti a fare esercizio!

Bibliografia essenziale