E se la nevrosi del bambino fosse potenzialità inespressa?


di Michela Carola Speciani
17 Novembre 2011

Da una parte c’è “mini Jobs”, Thomas Suarez, bambino “prodigio” che a 12 anni parla davanti alla platea della TEDx , conferenza tenutasi a Manhattan Beach questo ottobre. Il ragazzino, che tiene e fa ridere il pubblico adulto in maniera arguta e intelligente, ha già disegnato due App per iPhone, iPad e iPodtouch, fondato una società, e conosce il valore della condivisione: grato del supporto dei genitori degli amici e degli insegnanti, insegna quello che sa ai ragazzini della sua scuola elementare. 

Dall’altra parte c'è l'evidenza di un 19% della popolazione infantile maschile (e il 12% delle femmine) che manifesta tic da nevrosi, secondo uno studio randomizzato nella Spagna del Nord: poco più di una bambina e poco meno di due bambini su 10.

Da una parte, quindi, il segno che i bambini siano sempre più ingegnosi e abbiano una capacità sempre diversa nel crescere delle generazioni rispetto a quelle degli adulti che le hanno precedute; fino ad arrivare al paradosso del ragazzino che spiega al genitore o a chi per esso il funzionamento di un computer o altro. Dall’altra una così alta percentuale di tic nervosi nella popolazione infantile. E' da specificare che l'eziologia di tale disturbo ancora non è chiara e tuttavia esso è stato in passato correlato a elementi di repressione.

Allora il tic potrebbe comparire nel momento in cui sia latente la manifestazione di una potenzialità individuale non meglio specificata. Se è vero che la percentuale di tale disturbo scende col progredire dell’età e quindi con la stabilizzazione di un modello emotivamente proprio del bambino o del genitore (appreso), è possibile ipotizzare una correlazione tra il modello “esemplare” o “obbligato” nel quale il bambino sente di doversi adeguare e la mancata espressione del proprio, già dall’età infantile. Quanto allora può aver senso lasciar prendere al proprio figlio scelte individuali e appassionanti rispetto alla ricerca di una perfezione o di un modello ideale che può non aderire alle capacità di base e potenzialmente vincenti o di successo del pur “mini-adulto”?

Si pensi al fatto che Albert Einstein venisse espulso dalla scuola di Zurigo perchè a detta degli insegnanti studiava solo ciò che gli interessava. Il caso è emblematico nel rappresentare l'idea di quanto poco un modello già strutturato si inserisca nelle potenzialità positive dell'individuo, a maggior ragione se si tratta della categoria di persone nelle cui manine (ancora piccole) risiede il futuro della società che verrà.