Vitamina D: dove, quando, quanto e soprattutto perché?


di Gabriele Piuri - Medico Chirurgo
17 Ottobre 2018

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DOMANDA

Vi scrivo da Milano. In questo periodo sembrano tutti impazziti per la Vitamina D. Sembra che ormai nessun possa farne senza mentre fino a qualche anno fa questa vitamina era sconosciuta. Il mio medico di famiglia mi ha richiesto il dosaggio ed è risultato un valore di 32 ng/ml appena sopra il valore definitivo “sufficiente”. Ma devo davvero integrare questa vitamina?

RISPOSTA

Gentilissimo Lettore,

l'intessere che la comunità scientifica e i medici stanno dedicando alla Vitamina D è assolutamente giustificato dal numero crescente di lavori scientifici che testimoniamo il ruolo biologico di questa vitamina liposolubile nella regolazione di un gran numero di processi fisiologici.

A tal proposito, sempre più studi correlano una carenza di Vitamina D a patologie di tutti i tipi: dall'osteoporosi al rachitismo, dalle allergie alla sindrome metabolica, dalle malattie autoimmuni fino anche alla patologia tumorale. Nella letteratura scientifica sono rintracciabili più di 70.000 articoli dedicati proprio a questa vitamina, più di 4.000 solo nel 2016.

Eurosalus in questi anni si è occupato molto di Vitamina D descrivendone gli effetti benefici per la salute. Riassumiamo qui tutte le indicazioni pratiche sul dove, quando e quanto, ma soprattutto perché utilizzare questa vitamina.

Dove

Il dosaggio ematico della Vitamina D3, chiamata anche 25-(OH)-colecalciferolo, è suggerito come screening in tutti i soggetti che vivono oltre 40° parallelo. Se pensiamo all'Italia, questo vuol dire che da Firenze in su, il dosaggio di questa vitamina dovrebbe essere inserito tra gli esami di routine da ripetere con cadenza regolare.

Questa particolarità dipende dal fatto che questa vitamina liposolubile, oltre ad essere presente in alcuni alimenti come il pesce grasso, le uova, il latte e i suoi derivati, viene sintetizzata a livello della pelle grazie all'aiuto dei raggi solari la cui intensità dipende, evidentemente, dalla latitudine. Così la produzione di Vitamina D risulta insufficiente nei mesi invernali oltre il 40° parallelo.

La produzione di Vitamina D risulta insufficiente nei mesi invernali oltre il 40° parallelo.

Il sole non è l'unico modo per avere buoni livelli di vitamina D: ad esempio popolazioni che non si espongono mai al sole come gli Eschimesi non risultano avere livelli nel sangue di Vitamina D più bassi rispetto ad altre popolazioni grazie al loro grande consumo di pesce grasso.

Quando

La Vitamina D è una vitamina atipica e i suoi livelli ematici subiscono fisiologicamente una variazione durante il corso dell'anno, proprio perché viene prodotta anche a livello della pelle grazie all'energia del sole.

Avere bassi livelli di questa vitamina alla fine dell'inverno è per certi versi meno problematico che avere gli stessi bassi livelli alla fine dell'estate.

Con l'esposizione al sole, soprattutto dopo una vacanza al mare, i livelli di vitamina D risultano essere significativamente più alti. Alcuni studi hanno ipotizzato che il benessere di una prolungata esposizione solare derivi, almeno in parte, da una maggior sintesi di questa vitamina.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è l'uso di creme protettive che, da un lato, sono importantissime per proteggere la pelle dalle scottature ma, dall'altro, può ridurre la produzione di vitamina D.

In ogni caso, la vitamina D andrebbe integrata quando i valori ematici scendono sotto 30 ng/ml o quando alla porte dell'inverno un soggetto sia troppo vicino a questo limite.

Immaginando che tu non segua una dieta da Eschimese e considerando che abiti a Milano probabilmente questo inverno è utile integrare un po' Vitamina D per evitare di trovarsi a maggio dell'anno prossimo con livelli decisamente insufficienti.

Quanto

Si sta ancora discutendo su quanta vitamina D sia necessario integrare. Un dosaggio generalmente accettato è di 1000 UI al giorno. Questo dosaggio deve essere commisurato in base ai livelli ematici di questa vitamina e alla presenza di fattori di rischio, primo fra tutti l'osteoporosi.

In ambito clinico sono presenti due diverse modalità di assunzione di questa vitamina. Una che prevede una singola assunzione settimanale e una seconda, a mio giudizio più rispettosa delle fisiologiche modalità di assorbimento di questa vitamina, che prevede un'assunzione quotidiana. Entrambe le modalità di assunzione hanno vantaggi e svantaggi. Una singola assunzione settimane favorisce in molti casi l'aderenza alla terapia, ma allo stesso tempo se in concomitanza con l'assunzione capita una qualche problematica intestinale si rischia di vanificarne l'effetto.

Altro aspetto da tenere in considerazione è quando assumere questa vitamina che è liposolubile e quindi si scioglie nei grassi. La forma migliore di somministrazione di vitamina D è quella liquida. Molti integratori di vitamina D si presentano come soluzioni oleose che devono essere assunte durante un pasto in cui siamo presenti altri grassi in modo da favorirne l'assorbimento.

Perché

Il controllo dei livelli di Vitamina D è fondamentale se sono presenti alterazioni del trofismo osseo, ma sempre di più la letteratura scientifica suggerisce di indagare se ci sono carenze di questa vitamina in ogni situazione che appare poco chiara e in cui sia presente una componente infiammatoria.

Tra le pagine di Eurosalus è facile trovare perché garantire normali livello di vitamina D. Considerando che ci stiamo avvicinando all'autunno voglio concentrare la mia attenzione sull'azione immunomodulante di questa vitamina.

La supplementazione di vitamina D si è dimostra efficace per potenziare le difese immunitarie e ridurre l'incidenza di infezioni del tratto respiratorio, dal raffreddore alla sinusite, dalla laringite al mal di gola.

Questo fa della Vitamina D un utile complemento aggiuntivo allo schema di prevenzione invernale. In questi casi può essere d'aiuto utilizzare 10 gocce di un prodotto come Liquid Vita D3, che corrispondono a 1000 UI, tutte le mattina dalla fine di settembre fino agli inizi di aprile.