Vitamina D per proteggersi da raffreddore, tosse e laringite


di Michela Carola Speciani
01 Marzo 2017

baibakova / 123RF Archivio Fotografico

Negli scorsi giorni il British Medical Journal ha pubblicato un articolo interessante che vede coinvolta la Vitamina D.

L'analisi è stata definita di alta qualità e ha identificato la supplementazione di vitamina D utile per la protezione dalle infezioni acute del tratto respiratorio, includendo quindi nella categoria tutto lo spettro di infezioni che vanno dal semplice raffreddore alla polmonite, passando per tosse e laringite.

La protezione, come ipotizzabile, è risultata maggiore nelle persone che partivano da un livello di vitamina D sierica più basso (e, in particolare, minore di 25 nmol/L).

I risultati migliori, inoltre, sono stati raggiunti con la somministrazione di vitamina D settimanale o giornaliera piuttosto che con dosi più alte e meno frequenti, il che probabilmente è dovuto a un maggiore assorbimento della vitamina D somministrata (Vitamin D supplementation to prevent acute respiratory tract infections: systematic review and meta-analysis of individual participant data. BMJ 2017;356:i6583).

La vitamina D, in effetti, sembra svolgere un ruolo di modulazione importante a livello del sistema immunitario, tanto che la deficienza di vitamina D è stata correlata con disturbi tra cui il Crohn, l'artrite reumatoide e l'asma, come con tante altre condizioni caratterizzate dalla cosiddetta “low grade inflammation” (infiammazione generalizzata di basso grado).  

La vitamina D sembra implicata in modo profondo con la salute generale e in Italia, una quota rilevante della popolazione potrebbe non raggiungere i livelli adeguati necessari.

La cosa interessante è che non c'è un vero consenso su quale sia il livello adeguato di Vitamina D nel sangue. Se i livelli di normalità riportati sulla maggior parte degli esami ematici vede i 30 nmol/L come limite di sufficienza, diversi esperti tendono a considerare i 50 nmol/L (e quindi valori un po' più alti) il livello soglia ottimale (Zittermann A., Vitamin D and cardiovascular disease. Anticancer Res 2014;34:4641–8).

È interessante notare che diversi studi in Italia hanno mostrato livelli di vitamina D circolante minori inferiori ai valori indicati in una percentuale considerevole della popolazione; in particolare gli studi identificati hanno interessato le neo-mamme e gli adolescenti (Vierucci F, Prevalence of hypovitaminosis D and predictors of vitamin D status in Italian healthy adolescents. Ital J Pediatr. 2014 Jun 5;40:54. Cadario F, High Prevalence of Vitamin D Deficiency in Native versus Migrant Mothers and Newborns in the North of Italy: A Call to Act with a Stronger Prevention Program. PLoS One. 2015 Jun 11;10(6):e0129586).

Si tratta di un elemento in più da considerare quando ci si trovi in presenza di pazienti che si ammalano con facilità e con cui può essere utile parlare con il proprio medico, tenendo in considerazione che anche livelli eccessivi di Vitamina D possono essere un problema.

Il fabbisogno indicativo secondo le linee guida americane è di 600 UI (corrispondenti a 15 mcg) al giorno di vitamina D tra i 19 e i 70 anni; quantità che nelle persone carenti aumenta considerevolmente a seconda dei casi.

L'alimento che contiene più vitamina D è il pesce in cui le quantità di vitamina D per 100 grammi variano considerevolmente.

Sgombro, pesce spada, salmone e carpa vincono mediamente con valori di vitamina D sono all'incirca tra i 10 e i 20 mcg per 100 grammi. 

Uovo, burro, carne grassa e latte seguono con valori nettamente ridotti (1-2 mcg per 100 grammi).