Corriere della Sera ed Eurosalus, due modi fortunatamente diversi di pensare la salute


di Attilio Speciani
09 Ottobre 2006

Nella mia pratica clinica non ho mai contrastato l'uso attento ed oculato dell'antibiotico. Si tratta di un'arma che ha consentito e consente di ottenere risultati importanti in molte situazioni.

Nella mia esperienza pratica ho però potuto evidenziare che bambini ed adulti ben nutriti e talvolta aiutati con terapie di supporto non farmacologiche potevano spesso guarire spontaneamente, e rispondere molto meglio all'antibiotico nei rari casi in cui fosse necessario il suo uso.

Negli ultimi anni sono comparsi studi scientifici molto interessanti che hanno caratterizzato la crescente consapevolezza dei danni da eccessivo uso di antibiotici, e lavori che hanno sugegrito spesso di attendere per la loro somministrazione, lasciando che l'organismo, come quasi sempre avviene, attivasse le proprie difese e ottenesse una guarigione o un miglioramento spontaneo.

Abbiamo letto con notevole sorpresa un articolo recentissimo pubblicato dal Corriere della Sera Salute, secondo il quale i bambini che hanno avuto delle otiti ripetute nell'anno passato «dovrebbero assumere, come prevenzione, antibioticoterapia quotidiana per 6-7 mesi, e cortisone per via nasale in contemporanea per almeno 6 mesi».

Rispettiamo le opinioni del collega che avrà indubbiamente i suoi motivi per dare questi suggerimenti, ma ci sentiamo di affermare che le indicazioni di Eurosalus per il trattamento dell'otite, che sono evidentemente discordanti, si basano comunque su considerazioni scientifiche recenti e tengono in fortissima considerazione i dati che mettono in correlazione l'uso ripetuto degli antibiotici con patologie anche gravi (come l'aumento della incidenza di tumori in età adulta) e con l'incremento delle forme allergiche, senza tenere in considerazione i costi sociali che deriverebbero dall'impiego diffuso di questo tipo di strategia preventiva.

Destiniamo l'impiego dell'antibiotico (quando serve) ai casi di necessità e cerchiamo di mantenere una visione rispettosa dell'equilibrio dell'uomo, in cui sia valorizzata la capacità autonoma di guarigione anziché l'impiego di agenti esterni, spesso potenzialmente dannosi.