Gli antibiotici per l'Helicobacter meno efficaci del placebo: perché continuare?


di Attilio Speciani
05 Aprile 2001

Ormai troppo spesso si tenta di diffondere l'uso di un farmaco efficace, spingendo moltitudini di persone ad utilizzarlo, quando dovrebbe essere usato solo in pochi casi.

Un esempio drammatico è quello relativo all'uso combinato di due tipi di antibiotici e di un antiulcera per quella che viene chiamata terapia eradicante dell'helicobacter.

È stato dimostrato che la eliminazione di questo batterio in caso di ulcera duodenale dà spesso risultati positivi: ma quando una persona ha solo una gastrite o una duodenite, cioè digerisce male e ha un po' di bruciori di stomaco, e non ha l'ulcera, anche se trova il famoso animaletto, il pesante trattamento che viene proposto è più dannoso che utile.

Un interessante articolo pubblicato il 6 marzo (Ann Intern Med 2001 Mar 6;134:364-9) ha fatto il punto della situazione.

Considerando i diversi lavori scientifici relativi a questa terapia, effettuati negli ultimi anni, la cura della gastrite dove sia stato ritrovato il famigerato "animaletto", ma in cui non ci sia alcuna ulcera, dà risultati sconfortanti.

La terapia antibiotica (pesante e ricca di effetti collaterali gravosi) consente di ottenere risultati positivi solo nel 25% dei casi; è meno del normale effetto placebo, che di solito riesce a raggiungere in quasi tutte le sperimentazioni almeno il 30-32% di miglioramento.

Alcuni lavori di questo genere sono stati già pubblicati su riviste di prestigio come JAMA e il BMJ, ma purtroppo la stragrande maggioranza delle persone che hanno la gastrite e fanno una gastroscopia, vengono indagati per la presenza dell'Helicobacter, e qualora questo venga trovato, vengono spinte e convinte a trattarsi per un mese con pesanti antibiotici e con gli antiulcera di ultima generazione.

Anche se è noto che il risultato sarà peggiore di quello ottenuto con una pastiglina di zucchero.

Riteniamo che chi guida le decisioni sulla spesa sanitaria debba fare alcune considerazioni sul perché di queste scelte terapeutiche che appaiono quasi obbligate