Il geranio che cura il terribile Helicobacter


di Valentina Chiozzi
05 Dicembre 2007

Un recente studio apparso sulla rivista Phytomedicine suggerisce un'interessante alternativa naturale all'uso smodato di antiacidi per la cura dell'Helicobacter pylori. 

I dati diffusi recentemente sugli effetti negativi dei farmaci protettori dello stomaco e degli antiacidi (Lansoprazolo) usati nella cura dell'ulcera e nella terapia di eradicazione dell'Helicobacter pylori, ci fanno probabilmente domandare se convivere con questo batterio sia forse il male minore. 

Chi usa antiacidi e inibitori della pompa protonica corre un grave e documentato rischio di sviluppare allergie alimentari. Nonostante ciò questi farmaci continuano ad essere prescritti con leggerezza ignorando i danni da essi provocati.

Ancora una volta la natura ci viene in soccorso offrendoci un'alternativa. Un articolo comparso sulla rivista scientifica Phytomedicine (Wittschier N. et al, Phytomedicine 2007 Apr;14(4):285-8. Epub 2007 Mar 9) descrive come la radice di una particolare specie di geranio possa impedire al batterio Helicobacter pylori di infettare le cellule dello stomaco. 

La pianta, che i Botanici chiamano Pelargonium sidoides (EPs 7630), ha origini sudafricane: l'estratto delle radici anticamente era utilizzato contro la tubercolosi e oggi è impiegato nel trattamento di affezioni dell'apparato respiratorio, come raffreddore e bronchite.

Le proprietà terapeutiche della pianta pare siano state scoperte alla fine del secolo scorso grazie alle vicende di un militare inglese che, contratta la tubercolosi in Sud Africa, venne curato con un decotto di Pelargonium sidoides. Rientrato in Europa nel 1897, il militare ne diffuse l'uso per curare la tubercolosi. 

L'interesse del mondo scientifico nei confronti di questa pianta medicinale è stato risvegliato dai riscontri sulle sue proprietà antibatteriche ad ampio spettro (Kaiser O. et al, 1997 Planta Med 63: 508-510): gli estratti della radice di questa specie di geranio sono infatti risultati attivi su molti ceppi batterici come Mycobacterium, Streptococcus pyogenes e su alcuni ceppi resistenti di Staphylococcus aureus.

Inoltre sono stati osservati effetti di immunomodulazione. L'estratto di Pelargonium sidoides induce sia un'aumento delle cellule Natural Killer che aggrediscono ed eliminano i patogeni che entrano nell'organismo, sia un incremento di sostanze notoriamente implicate nei meccanismi fisiologici di stimolazione del sistema immunitario come il Tumor Necrosis Factor-alfa e l'interferone-gamma (Kaiser O. et al., 2001 Phytother. Res. 15: 122-126). 

Le ricerche condotte sull'Helicobacter pylori hanno confermato i dati precedenti ed hanno evidenziato il possibile target su cui riesce ad agire la pianta. Pare infatti che essa impedisca l'adesione tra cellula batterica e cellula epiteliale gastrica interferendo con le proteine di membrana responsabili del legame. 

Se pensassimo in termini evolutivi questi risultati non dovrebbero stupire: il mondo vegetale ha messo a punto nei millenni dei sistemi raffinati per poter “sfuggire” agli attacchi di insetti e batteri.

Qualche volta uno sguardo più umile e attento ai meccanismi attuati in natura potrebbe offrirci delle ulteriori opportunità per curarci in modo meno aggressivo, senza per questo togliere nulla ai progressi fino ad ora ottenuti dalla medicina moderna.