La bassa dose di polline che controlla le allergie: per le graminacee si riparte ora


di Attilio Speciani
01 Febbraio 2016

La tecnica di avvicinarsi al nemico a piccoli passi, fino a farlo diventare amico, è una delle strategie di lavoro più positive che si possano mettere in atto nel trattamento delle malattie allergiche.

Per anni la Medicina si è accanita nel cercare di allontanare la sostanza "responsabile" di allergia dall'ambiente. Attraverso l'eliminazione di cibi per le allergie alimentari e tentativi di bonifica ambientale per le reazioni agli acari o alle muffe, limitandosi invece al trattamento antistaminico o cortisonico per le allergie stagionali.

Il trattamento vaccinale ad alta dose è una delle opzioni utilizzate che comporta però alcune difficoltà, con procedure complesse e prolungate nel tempo.

Grazie alla evoluzione della immunologia moderna e a recenti scoperte, oggi le soluzioni per fortuna ci sono.

Da qualche anno si è compreso che le reazioni allergiche sono solo la punta di un "iceberg" legato alla infiammazione in genere e spesso alla infiammazione da cibo e che nel caso in cui un singolo allergene (acari, pollini, muffe) abbia davvero una responsabilità diretta, la via migliore per guarire è quella di indurre tolleranza immunologica per tornare "amico" della sostanza allergizzante. Polline o alimento che sia.

Un lavoro pubblicato sul British Journal of Ophtalmology nel 2013 da un gruppo giapponese ha confermato che la congiuntivite allergica può essere controllata dalla tolleranza orale indotta attraverso l'alimentazione della sostanza responsabile dell'allergia (Ishida W. et al, Br J Ophthalmol. 2013 Apr;97(4):492-7. doi: 10.1136/bjophthalmol-2012-302639. Epub 2013 Jan 23).

Gli stessi autori nel 2015 hanno addirittura indotto la tolleranza verso uno specifico polline inserendo parti di polline nel riso con cui venivano nutriti i topini usati per l'esperimento.

La “vaccinazione” iposensibilizzante (quella cioè “antiallergica” che non c'entra nulla con le vaccinazioni antiepatite, antinfluenzali o simili) può agire dall'esterno sul sistema immunitario per indurre tolleranza.

Quella a bassa dose può essere utilizzata sia nel caso di reazioni alimentari sia, con estrema efficacia, nel trattamento delle allergie respiratorie: si tratta di uno dei sistemi di terapia più interessanti e innovativi degli ultimi anni.

In SMA seguiamo da anni le persone con patologie allergiche respiratorie, stagionali o perenni, con tecniche di questo tipo, innovative, ma sempre presentate a congressi internazionali.

In particolare al congresso EAAACI del 2010, a Londra, il nostro gruppo ha presentato un lavoro in cui ha documentato anche la riduzione complessiva dei costi sociali e individuali per il trattamento delle forme allergiche rispetto ai trattamenti convenzionali. 

Oggi utilizziamo una particolare concentrazione a bassa dose di allergene respiratorio (attualmente preparate da Anallergo  -  Italia per gli allergeni respiratori) utilizzando una somministrazione quotidiana del rimedio per consentire il recupero della tolleranza.

Sugli Annals of Allergy, Asthma and Immunology fin dal 2006 sono stati proposti degli schemi di trattamento diverso, ma parimenti efficaci nel lungo termine (Bordignon V. et al, Ann Allergy Asthma Immunol. 2006 Aug;97(2):158-63).

In genere la terapia (una goccia al giorno sublinguale, diluita in un dito d'acqua, in genere al mattino per i pollini e alla sera per acari e muffe) va iniziata in momenti diversi della stagione in relazione al tipo di polline coinvolto, e proseguita poi fino alla fine della stagione di riferimento.

Ad esempio:

  • Cipresso e Nocciolo da iniziare a dicembre.
  • Betulla da iniziare a gennaio.
  • Graminacee e Betulla da iniziare a febbraio.
  • Graminacee e Olivo da iniziare a fine febbraio.
  • Ambrosia da iniziare verso la metà di luglio.
  • Parietaria da iniziare ai primi di marzo.
  • Acari e muffe in qualsiasi momento dell'anno.

A questo schema possono essere applicate variazioni legate ovviamente alla individualità e all'andamento stagionale. 

Di certo in questo momento chi ha già effettuato negli anni scorsi un trattamento per Graminacee, per Betulle o per Olivo, merita di iniziare in questi giorni la somministrazione del proprio iposensibilizzante orale (il termine "vaccino" è improprio e un po' fuorviante, anche se poi tutti lo usano). Utile sentire il proprio medico per la adeguata riprescrizione.

Un dato sempre più certo è che i trattamenti a bassa dose, come quelli che utilizziamo nei nostri centri, agiscono sulle cellule Treg, le cosiddette cellule T regolatorie, che regolano appunto tutte le reazioni allergiche dell'organismo. Un po' come arrivare al centro di controllo anziché fermarsi alla periferia.

Una efficacia che spesso va oltre il controllo della reazione al singolo allergene e stimola una azione generale antiallergica e antinfiammatoria per tutto l'organismo.