Eppure c'è ancora chi parla di intolleranze alimentari


di Attilio Speciani
15 Febbraio 2018

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L'articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 14 febbraio ha segnalato un tema che ci sta molto a cuore. Il titolo stesso, "Intolleranze alimentari: troppi test falsi. Le regole per non abboccare", descrive in modo chiaro una situazione che sta senza dubbio degenerando e che vede la eliminazione di ipotetici "cibi colpevoli" al centro di un processo di cura indicato nei modi più fantasiosi e spesso pericolosi.

L'articolo è firmato da Margherita De Bac e ci sentiamo di condividere con lei molte delle considerazioni espresse nell'articolo, anche se alcune imprecisioni ci paiono davvero da segnalare e alcune sono importanti e gravi.

La descrizione dei test da "proscrivere" risale ad un vecchissimo documento di una delle varie società allergologiche italiane che forse varrebbe la pena di aggiornare scientificamente, ma la sorpresa maggiore ci è arrivata dalla segnalazione (ritrovabile alla pagina 7 della edizione online) che la farmacia non sarebbe un luogo “specificamente sanitario”, equiparandola ad una palestra o a un istituto di bellezza.

Considerata l'importanza del lavoro che oggi viene fatto in farmacia, attraverso i servizi per i cittadini orientati dallo stesso Ministero della Salute, ci sembra una caduta di stile grave nei confronti di una delle istituzioni più importanti nella relazione tra cittadini e servizio sanitario. 

Ma al di là della totale inesattezza di questa affermazione, sicuramente offensiva per molti farmacisti impegnati nel fornire servizi scientifici e di qualità ai propri clienti, il senso finale dell'articolo ha un notevole valore perché il cibo è l'energia del sole che entra nell'organismo e la ricerca della tolleranza alimentare è una delle funzioni primarie per mantenere il benessere e la stessa esistenza.

Qualsiasi test che "condanni" alla eliminazione di un alimento senza una documentazione certa si pone al di fuori della considerazione scientifica che dovrebbe essere propria di ogni diagnosi.

Esiste un rapporto tra cibo e salute che non è solo quello delle allergie, e la ricerca di ogni persona verso una soluzione nutrizionale dei propri problemi è giustificata in moltissimi casi. Ma dal punto di vista scientifico esistono solo due intolleranze: l'intolleranza al glutine di tipo celiaco e l'intolleranza al lattosio di tipo biochimico. Le altre non hanno alcun senso e non hanno alcun fondamento scientifico.

Eppure vediamo giornalmente persone che hanno ricevuto diagnosi di "intolleranza alimentare" seguire diete incongrue e spesso pericolose.

Negli anni passati noi stessi abbiamo usato questo termine, ma dal 2010, momento in cui è apparso chiaro che esistesse un fenomeno di tipo infiammatorio legato al cibo, la nostra ricerca è stata quella di misurare il livello di infiammazione valutando BAFF e PAF e un profilo alimentare individuale che indicasse gli eccessi alimentari.

Dal 2010 le nostre comunicazioni e la nostra pratica clinica si sono adeguate ad una scienza che evolve e il termine di "intolleranza alimentare" è stato cancellato da qualsiasi indicazione (esclusa appunto celiachia e intolleranza al lattosio). 

Ancora da prima, da molti anni quindi, le nostre indicazioni mirano specificamente a aiutare le persone a recuperare il fisiologico e naturale rapporto con il cibo, per mangiare in modo variato e sano e ci fa piacere leggere che continuiamo ad essere dalla parte giusta della “barricata”. I nostri test non figurano tra i test "farlocchi" segnalati dall'articolo del Corriere.

L'alimentazione scientifica moderna necessita sempre di più di personalizzazione e il test Recaller, come il test BioMarkers:

  • Valuta i livelli di infiammazione dosando specifiche citochine (BAFF e PAF) che sono anche legate al cibo.
  • Valuta questi dosaggi attraverso esami effettuati in un laboratorio specializzato che presenta dati di variabilità sempre aggiornati.
  • Propone un referto medico definito da un centro specialistico accreditato ASL e corredato della bibliografia scientifica necessaria.
  • Definisce un profilo alimentare personale (da eccesso alimentare) evitando qualsiasi riferimento a ipotetici "cibi nemici”.
  • Guida sempre alla varietà alimentare e al recupero della tolleranza, evitando qualsiasi suggerimento di esclusione alimentare.

Ci sembra utile ricordare che in nessuna parte dei referti dei test Recaller e BioMarkers, quelli che facciamo effettuare ai nostri pazienti, viene indicata la parola “intolleranza alimentare” o la frase “dieta di esclusione”, in linea con le più recenti conoscenze scientifiche che da anni il nostro gruppo segue con attenzione. 

Non condivido comunque l'indicazione proposta dalla De Bac sui soli specialisti che possono seguire un problema di reazione alimentare.

Il fenomeno è così diffuso che qualsiasi medico (che ha studiato molti anni e ha passato esami di riconoscimento dello Stato per potere praticare) deve essere in grado di potere riconoscere e misurare i fenomeni infiammatori legati al cibo. Attraverso test effettuati da lui o presso le farmacie che fungono solo da "punto di raccolta" e che possono gettare una luce nuova e con solide base scientifiche sulla relazione tra cibo e salute.

È vero, i test bufala esistono e bisogna conoscerli, ma il bisogno che ogni persona ha di capire i propri livelli di infiammazione, va rispettato. Misurandoli con strumenti scientifici che finalmente esistono e che vanno al di là del mito e della moda.