Il test per misurare BAFF, PAF e profilo alimentare


di Attilio Speciani
11 Marzo 2015

Guardando un termometro si può subito capire se ci sia o meno la febbre. E se la febbre è elevata si prendono certi tipi di provvedimenti, mentre se la febbre è bassa se ne prendono altri.

Oggi esistono strumenti evoluti che vanno al di là del termometro e possono segnalare il livello di infiammazione di un organismo e consentire di fare le scelte più giuste dal punto di vista terapeutico.

Poter misurare BAFF e PAF (o in futuro altre citochine) attraverso Recaller e BioMarkers rappresenta un passo avanti importante nello sviluppo della medicina.

Come quando si usa un termometro, i valori di queste citochine possono dare le indicazioni giuste nel momento giusto e orientare le scelte corrette per impostare il programma alimentare più adeguato ad ogni singolo caso.

In accordo con le teorie evoluzionistiche più recenti, l'infiammazione è una delle modalità più antiche (ed efficaci) con cui l'organismo risponde ai diversi stimoli esterni e manda segnali di allarme.

Le infezioni virali, l'inquinamento, lo stress, un'arrabbiatura, la mancanza di sonno, l'alimentazione sbagliata o il contatto con un allergene a cui si è sensibili determina sempre un aumento dei livelli di infiammazione.

Alcuni di questo fattori possono essere facilmente modificati nella vita di tutti i giorni, su altri invece è più difficile intervenire: se si abita a Milano, ad esempio, poco si potrà fare contro l'inquinamento, mentre è sempre possibile modificare il modo in cui si mangia per mettere l'organismo nelle condizioni migliori per funzionare.

Una maggior infiammazione non determina automaticamente la comparsa di un sintomo, che appare solo al superamento di un livello di soglia, comportandosi come un segnale dall'allarme.

Capire il livello dell'infiammazione da cibo è un aiuto sempre più importante nella terapia di molte patologie flogistiche, consentendo di impostare correttamente le terapie adeguate.

L'effettuazione di uno dei test attualmente utilizzati per misurare l'infiammazione da cibo, cioè Recaller e BioMarkers, permette di identificare, oltre ai livelli delle citochine più importanti, i grandi gruppi alimentari di cui si sta facendo un uso eccessivo.

Questo avviene attraverso il dosaggio delle Immunoglobuline G specifiche per gli alimenti, che grazie agli studi più recenti vengono valutate secondo un criterio innovativo che rimuove il vecchio e superato concetto di "anticorpo contro" e caratterizza invece semplicemente la loro funzione di riconoscimento degli antigeni alimentari e di indicatori della quantità utilizzata.

L'impostazione di una dieta di rotazione settimanale, definita in relazione al profilo alimentare individuale, ha l'obiettivo da un lato di ridurre l'infiammazione e dall'altro di aumentare il livello di soglia, che non è altro che l'espressione della capacità dell'organismo di adattarsi al mondo esterno.

La ricerca dei grandi gruppi alimentari, anziché di un singolo cibo, si basa scientificamente anche su un lavoro del nostro gruppo presentato in occasione del FAAM 2013 a Nizza, che ha dimostrato l'esistenza di 5 grandi gruppi alimentari. Il sistema immunitario risponde in maniera simile ad alimenti appartenenti allo stesso grande gruppo.

Questi grandi gruppi alimentari sono specifici per popolazione e, ad esempio, mentre gli italiani sono maggiormente reattivi al frumento, al latte e ai lieviti i cinesi sono più sensibili ai grandi gruppi alimentari del riso, della soia e del mais.

Siamo quindi di fronte ad una innovazione tra le più importanti nel campo delle reazioni alimentari. C'è finalmente la possibilità di misurare efficacemente quella che per anni è stata definita low grade inflammation (infiammazione a basso grado) e per cui valori come la VES e la PCR sono assolutamente inadeguati.

Il dosaggio di citochine infiammatorie come il BAFF e il PAF è un dato aggiuntivo di grande importanza che permette di studiare lo stato infiammatorio di ogni individuo valutandone l'andamento nel tempo e indirizzando la clinica.

Queste due citochine infiammatorie sono state identificate da Finkelman e Lied come l'anello di congiunzione che mette in relazione le IgG verso i cibi e la sintomatologia clinica nel caso di reazioni alimentari non IgE mediate.

In particolare il lavoro pubblicato da Finkelman su JACI nel giugno 2016 ha descritto in modo rilevante la relazione che esiste tra i vari anticorpi specifici per il cibo (IgG o IgE che siano) e gli antigeni alimentari. La loro interazione, a seconda della quantità di antigene, di anticorpi e di immuno complessi, può portare sia a reazioni allergiche, sia ad azioni di protezione sia alla semplice "conoscenza immunologica" dell'alimento. Una specie di "continuum" che inizia a spiegare a fondo la relazione tra sistema immunitario e alimenti (Finkelman FD et al, J Allergy Clin Immunol. 2016 Jun;137(6):1674-80. doi: 10.1016/j.jaci.2016.02.015. Epub 2016 Apr 26).

La guarigione si sviluppa poi attraverso una dieta di rotazione che consente di stimolare il recupero della tolleranza immunologica, e con il supporto di alcuni integratori che possono essere di notevole utilità nel percorso verso una dieta di nuovo varia, piacevole e completa.

Spesso utile e efficacemente utilizzata l'integrazione con sostanze antinfiammatorie naturali, come l'Olio di Perilla e l'Olio di Ribes nero (Ribilla Zerotox), la Curcuma, l'Inositolo, molti probiotici e sostanze enzimatiche adatte a migliorare la digestione degli antigeni alimentari.

Nel nostro centro da anni seguiamo percorsi terapeutici specifici tesi al recupero della tolleranza integrando tutti gli strumenti adeguati per la guarigione.