Perché le statine abbassano il colesterolo ma favoriscono il diabete

11 Gennaio 2026
Perché le statine abbassano il colesterolo ma favoriscono il diabete

La relazione tra uso di statine e comparsa di diabete è stata già documentata nel 2008 da un articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine e poi riconfermata nel 2010 con la pubblicazione su Lancet di una revisione degli studi fino ad allora effettuati.

In sostanza i lavori, pubblicati su due delle più importanti riviste mediche al mondo, hanno documentato che in chi usa statine per abbassare il colesterolo si ottengono elevati vantaggi di sopravvivenza rispetto alle malattie cardiovascolari a scapito però di un documentato aumento del rischio di sviluppare diabete di tipo 2, cioè il diabete alimentare.

Finora il tema non è stato portato troppo in evidenza pubblica anche perché le statine godono di un “tam-tam” mediatico imponente e i possibili vantaggi della riduzione del colesterolo sono considerati dalla maggior parte dei medici molto supuperiori ai possibili danni dovuti alla comparsa di diabete. 

Esercizio fisico e dieta antinfiammatoria contribuiscono a innalzare il colesterolo HDL fino al giusto valore e a contrastare l'effetto diabetogeno delle statine.

Ci sono però alcuni aspetti che meritano una riflessione, anche alla luce del nuovo articolo pubblicato nel novembre 2025 su Mayo Clinic Proceedings in cui i ricercatori hanno seguito per oltre 10 anni più di 300.000 persone che hanno assunto statine e che non avevano nessuna evidenza diabetica o prediabetica precedente all’uso del farmaco.

I ricercatori hanno inoltre considerato la relazione tra la preparazione atletica delle persone coinvolte e il loro indice di massa coporea (BMI) che è correlato al peso della persona. 

Fondamentalmente è emerso che la possibilità di sviluppare il diabete è correlata al dosaggio della statina (quanto più elevato tanto maggiore è il rischio) e che il rischio cresce nelle persone sovrappeso o obese e si riduce invece nelle persone con una adeguata preparazione atletica. 

La mancanza di attività fisica aumenta invece il rischio diabetico anche in chi prende statine a basso dosaggio. 

Questi aspetti obbligano qualsiasi medico che prescriva statine e coniderare anche il supporto alla normalizzazione del peso corporeo, allo stimolo a praticare attività fisica e al controllo degli aspetti infiammatori. La prescrizione di statine deve cioè essere affiancata obbligatoriamente da corrette modifiche dello stile di vita. 

Inoltre va sempre tenuto presente il “paradosso del ghiottone” per il quale spesso, chi prende statine, dopo un paio di anni di attenzione dietetica, vedendo i valori di colesterolo corretti, inizia a ri-mangiare in modo squilibrato e anche con valori di colesterolo nella norma torna ad avere rischi elevati di malattia cardiovascolare proprio per gli effetti della dieta e il colesterolo non può più essere un segnale di allarme  perché è controllato dal farmaco. 

In un altro articolo pubblicato nel 2025 su Eurosalus si è discusso del fatto che mantenere un buon valore di HDL (il “colesterolo buono”) aiuta a prevenire numerose malattie cardiovascolari e a controllare l’eventuale evoluzione diabetica. 

Questo è in accordo con gli articoli già citati perché per aumentare i valori di HDL è necessario proprio aumentare la attività fisica che contribuisce a cambiare gli equilibri metabolici dell’organismo.

Quando in studio vediamo pazienti con valori di HDL di soli 25 mg/dL la domanda è: “perché non fa attività fisica?” E la risposta meravigliata è: “come fa a saperlo?”. Proprio perché il colesterolo HDL aumenta con una alimentazione corretta, facendo attività fisica e, ad esempio, facendo una prima colazione, ma senza attività fisica resta proprio basso.

Un buon valore medio di colesterolo HDL si aggira intorno ai 55-60 mg/dL e una ricerca cinese pubblicata nel 2024 su Scientific Reports ha documentato che perfino soggetti con prediabete (quindi con fluttuazioni della glicemia o alterazioni indotte dalla glicazione) sono riusciti a riportare l’organismo ai livelli di normalità glicemica (cioè a guarire) in modo proporzionale al valore di colesterolo HDL.

Significa che in accordo con le linee guida internazionali, gli eccessi di colesterolo vanno trattati, ma prima di ricorrere immediatamente alle statine, le scelte nutrizionali personalizzate, a partire dal fare la prima colazione o dal controllo dell’infiammazione rappresentano azioni attuabili da chiunque che consentono di risolvere il problema in modo non farmacologico o di dare comunque una mano ai farmaci eventualmente utilizzati. 

È anche utile ricordare che l’innalzamento dei livelli di colesterolo nella maggior parte dei casi non dipende dalla assunzione di grassi o di cibi ricchi di colesterolo perché, a parte il caso della ipercolesterolemia familiare, l’innalzamento dei livelli è molto più correlato agli zuccheri o all’eccesso di carboidrati alimentari, come spiegato nell’articolo “Colesterolo, zuccheri e statine: riflessioni per l’uso”. 

Quindi, anche l’eventuale uso del farmaco deve essere accompagnato dalla modifica personalizzata degli stili di vita e della alimentazione perché il risultato farmacologico sia efficace, concreto e non venga disperso. 

Per questo, nel centro SMA in cui lavoro, quando affrontiamo il sovrappeso, la ipercolesterolemia, il prediabete e la sindrome metabolica attraverso specifici percorsi terapeutici, dedichiamo sempre una attenzione personalizzata al quadro infiammatorio dovuto agli alimenti e alla misura del BAFF, del Metilgliossale e della Albumina glicata (attraverso i test di GEK Lab) perché la risposta clinica sia anche quella della perdita di massa grassa inutile, se necessaria, ma soprattutto quella del controllo dell’infiammazione, della riattivazione del metabolismo anche con la adeguata attività fisica e della riconquista del benessere personale.