Attilio Speciani
Allergologo e Immunologo Clinico
L'esistenza dell'infiammazione da cibo ha rivoluzionato i vecchi modi di interpretare alcune patologie o condizioni non chiare che potrebbero essere sostenute da un'ipersensibilità. Prima di sottoporsi a un esame diagnostico vale la pena di chiarirsi un po' le idee in merito.
Il problema delle reazioni avverse a cibo può essere dovuto ad allergie mediate da Immunoglobuline E (le classiche allergie alimentari immediate come finora conosciute) o a intolleranze alimentari (cioè ad allergie ritardate, dipendenti dallo stimolo ripetuto degli alimenti sulle cellule intestinali) oppure essere legati all'accumulo di reazioni infiammatorie che determinano la presenza costante di una infiammazione a bassa intensità (low-grade inflammation). Questa diventa poi causa di una cascata di fenomeni patologici ormai ben conosciuti e che possono riguardare tutti gli organi ed apparati dell'organismo. Il BAFF e il PAF possono essere degli indici precisi di questo livello di infiammazione complessiva dell'organismo e infatti la nuova interpretazione di un test che analizzi la relazione tra infiammazione e cibo prevede la valutazione di alcune citochine infiammatorie, come appunto il BAFF e il PAF appena indicati e di altre citochine o elementi correlabili alla profonda azione infiammatoria che il cibo può avere sugli organsmi viventi quando manchi la tolleranza immunologica.
I test per le allergie alimentari finora in uso sono indispensabili per chiarire e confermare le eventuali allergie gravi IgE mediate (le uniche in cui può essere assolutamente necessaria una dieta di eliminazione), ma non sono in grado di evidenziare le reazioni cellulari non dipendenti da IgE, come le intolleranze alimentari. Sono però talvolta utili per integrare la conoscenza dei problemi di reattività alimentare. Tante volte, nella nostra esperienza, è capitato di vedere dei RAST positivi al frumento fin dalla tenera età in soggetti sofferenti poi di "Gluten Sensitivity" negli anni successivi.
Tra i test allergologici classici segnaliamo:
Una malattia che non guarisce nonostante le cure e la presenza di infiammazione minima persistente o di un quadro patologico complesso, suggerisce sempre di perfezionare una diagnosi di ipersensibilità agli alimenti e di impostare una cura che miri al recupero della tolleranza immunologica perduta, sia attraverso una dieta di riavvicinamento alla normalità, sia attraverso l'uso di preparazioni a bassa dose che inducano tolleranza immunologica (terapia iposensibilizzante a bassa dose).
La certezza di un'intolleranza (e l'individuazione del cibo che fa male) si può avere dunque solo eseguendo un test specifico. Ma trattandosi ancora di test non convenzionali, i loro risultati vanno sempre interpretati da un terapeuta esperto che, in base al quadro clinico generale possa stabilire anche il progetto terapeutico per il recupero della tolleranza.
Gli unici test classici utilizzabili per l'identificazione delle ipersensibilità alimentari sono le “prove di scatenamento” ormai ritenute prive di significato clinico e di fattibilità pratica in una popolazione che sta raggiungendo valori molto elevati di prevalenza allergica. Tutti gli altri sono test non convenzionali, quindi attualmente non offerti dal Servizio Sanitario Nazionale.
Parlare di test non convenzionali significa fare riferimento a tecniche di diagnosi che nell'ambito scientifico non sono ancora accettate da tutti in modo univoco.
Si badi bene però, “non convenzionale” non equivale a “non scientifico”: tra questi test infatti il test di Kondo e il test DRIA dispongono di notevoli lavori scientifici a sostegno, ma non sono ancora completamente accettati dalla comunità medica. Il dosaggio delel IgG (coem quello effettuato da RecallerProgram) si basa invece su presupposti scientifici estremamente solidi, come il lavoro sull'Emicrania pubblicato nel 2010 e le indicazioni di Finkelman sulla "via alternativa" dell'allergia. Questo rende il test di valutazione delle IgG, affiancato ad una valutazione del quadro infiammatorio, uno dei test più affidabili e scientifici nella diagnosi della infiammazione da cibo e nella sua terapia.
Tutti, comunque, presentano il vantaggio di assistere in modo efficace medici e pazienti in un'area della pratica allergologica in un periodo di transizione come quello attuale.
Indipendentemente dall'attendibilità dei risultati di ciascun test, noi crediamo che il punto determinante non sia tanto il test eseguito quanto la capacità del terapeuta di interpretarne poi correttamente i risultati e di applicarli alla realtà clinica del paziente, per guidarlo verso la guarigione attraverso la via naturale dello "svezzamento". In questo contesto, vale la pena di segnalare che la dieta per il recupero della tolleranza adottata nella effettuazione del test Recaller Program e nei centri DRIA è applicabile alle intolleranze verso gli alimenti segnalati, qualunque sia il test con il quale sono state diagnosticate.
Vanno inclusi tra i test non convenzionali più popolari per la diagnosi delle intolleranze alimentari test DRIA e RecallerProgram, tuttora effettuati in numerosi centri italiani e per quanto riguarda il RecallerProgram, in mod crescente e progressivo:
Ci preme precisare che, indipendentemente dal test utilizzato, gli obiettivi di una terapia dietetica corretta sono:
In pratica, con gli strumenti allergologici classici, di fronte ad una ipersensibilità alimentare non IgE mediata, oggi definita allergia ritardata, (anche se i sintomi sono identici a quelli di una allergia), può spesso capitare di sentirsi dire che i test allergologici sono “tutti negativi”.
Questo non significa che una persona non sia allergica, ma solo che non si sono evidenziate IgE specifiche. in un caso simile va quindi approfondito immediatamente lo studio di possibili altre cause di ipersensibilità alimentare, ricordando che essere “negativi” al RAST non esclude l'ipersensibilità agli stessi alimenti testati, perché è sempre possibile che esistano anticorpi di altro tipo, o cellule sensibilizzate, in grado di determinare una reazione all'alimento o che la reazione sia dovuta alla attivazione delle cellule Th.
Per una nota operativa sull'uso integrato dei diversi test diagnostici, clicca qui.
Allergologo e Immunologo Clinico

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