Reflusso gastroesofageo, nutrizione e stile di vita


di Mattia Cappelletti
16 Maggio 2017

chajamp / 123RF Archivio Fotografico

Bruciore dietro lo sterno, “pesantezza” allo stomaco o rigurgito in bocca, quando si presentano di frequente, possono indicare la presenza di una condizione definita “malattia da reflusso gastroesofageo” (MRGE, in italiano, o GERD, in inglese).

Si stima che attualmente ne soffra almeno il 15% della popolazione nei Paesi industrializzati.

I sintomi di questa malattia da reflusso possono essere molteplici, e a volte “mascherare” condizioni più gravi, per questo un contatto medico è necessario.

Le manifestazioni più comuni sono la pirosi retrosternale (il “senso di bruciore” al centro del petto) e la presenza di rigurgito (acido o non) a livello della bocca. Sintomi meno specifici, ma comuni, possono essere il dolore toracico e la difficoltà a deglutire cibi solidi e/o liquidi.

Esistono anche sintomi definiti “extraesofagei” (ovvero che non interessano direttamente l'esofago), quali la tosse cronica, l'erosione dentale, l'asma e la laringite.

L'infiammazione va a porsi tra le cause di insorgenza e di cronicizzazione del reflusso, e offre una importante (e spesso sottovalutata) chance terapeutica.

Le cause all'origine della comparsa del reflusso, nonostante la sua ampia diffusione, sono in gran parte ancora da definire. In una minoranza dei casi si riscontra endoscopicamente la presenza di esofagite (ovvero di infiammazione dell'esofago), ma nella maggior parte dei soggetti il quadro endoscopico è molto sfumato e spesso non vi è un aspetto di franca infiammazione.

Tuttavia il passaggio di materiale gastrico a livello dell'esofago è una sicura causa di danno a livello di quest'ultimo, sia per il pH acido del contenuto dello stomaco che per la presenza di bile, capace di penetrare nelle cellule e causarne gravi modifiche.

Se non adeguatamente trattato, il danno cronico può portare a degenerazione delle cellule dell'esofago, con gravi rischi per la salute.

È importante ricordare però che un minimo reflusso di materiale gastrico a livello dell'esofago avviene fisiologicamente in quanto il cardias (la struttura a valvola che separa esofago e stomaco) non è a “tenuta stagna”.

La presenza di ernia jatale non rientra di per sé tra gli elementi a causa della comparsa di reflusso, ma spesso le due condizioni sono associate.

L'elemento di infiammazione va a porsi tra le cause di insorgenza e di cronicizzazione del reflusso, e offre una importante (e spesso sottovalutata) chance terapeutica.

Cosa fare

Una volta identificata la presenza di MRGE, il primo approccio terapeutico dovrebbe essere quello di modifiche delle abitudini alimentari e di stile di vita.

Il sovrappeso e l'obesità sono fortemente associati alla presenza di reflusso, ma anche scorrette abitudini alimentari ne favoriscono la comparsa.

Ridurre i propri livelli infiammatori, anche attraverso l'esecuzione di un test per il dosaggio di citochine specifiche e la valutazione delle proprie reattività individuali, può aiutare nel processo di guarigione. La riduzione del consumo di carboidrati raffinati, la presenza di una giusta quota proteica ad ogni pasto, di fibre alimentari e la corretta distribuzione dei pasti durante la giornata sono strumenti utili alla risoluzione del quadro.

Una masticazione lenta svolge un'importante funzione nel miglioramento della digestione, riducendo la sintomatologia associata al reflusso. L'abbinamento di queste modifiche nutrizionali alla giusta attività fisica consente di massimizzare i risultati e di mantenerli a lungo.

Altri suggerimenti

Molto spesso il trattamento della MRGE si basa, erroneamente, sul solo utilizzo di farmaci inibitori di pompa protonica (IPP, in italiano o PPI, in inglese) o di antagonisti per il recettore dell'istamina (H2RA) al fine di contrastare la formazione di un ambiente acido a livello gastrico e quindi ridurre la sintomatologia.

Questi farmaci però non vanno ad agire sulle cause del reflusso, ed una loro assunzione a lungo termine può compromettere, tra le altre cose, la funzionalità digestiva e l'assorbimento di alcune sostanze, oltre a non avere effetto contro l'azione lesiva della bile a livello esofageo.

Per risolvere il quadro di questa patologia occorre un approccio integrato, come quello che viene applicato con successo presso il Centro Medico SMA di Milano.