Steatosi, nutrizione e stile di vita: quando la cura inizia a tavola


di Mattia Cappelletti
26 Settembre 2017

dolgachov / 123RF Archivio Fotografico

La steatosi, nota anche come “fegato grasso”, è una patologia sempre più diffusa nel mondo occidentale che si caratterizza per l'accumulo di “grasso” all'interno del fegato.

I dati epiemiologici dicono che ne soffre circa un adulto su tre, numeri che salgono ancora se si considerano gli obesi (dove è 1 su 2) o i diabetici (dove è 8 su 10).

Esistono diverse cause di accumulo di grasso nel fegato, e le principali sono il consumo di alcolici oppure le scorrette abitudini alimentari e di stile di vita.

Parlando di questi ultimi il quadro clinico si identifica nella NAFLD (“malattia da fegato grasso non alcolica”), che però comprende sia steatosi “semplice” senza alterazione degli esami ematici che la NASH (“steatoepatite non alcolica”) in cui questo accumulo di grasso provoca infiammazione e quindi danno progressivo a livello epatico.

La prima linea terapeutica raccomandata da tutte le linee guida internazionali è la modifica delle abitudini alimentari e di stile di vita.

Esistono diversi modi per identificare queste condizioni, ma il più comune è quello di un riscontro ecografico di fegato “brillante” in una persona con un leggero sovrappeso, accompagnato nella NASH da un incremento, solitamente lieve, delle transaminasi e della gamma-GT.

La condizione di steatosi è stata in passato considerata “benigna” per la sua ubiquitarietà, ma si è visto che se ignorata può portare all'evoluzione del danno epatico fino alla cirrosi e all'epatocarcinoma (un tumore primitivo del fegato).

Cosa fare

Posto che la diagnosi di steatosi-NAFLD-NASH deve essere formulata da un medico e che può richiedere l'esecuzione di qualche esame, ad oggi non esiste una terapia farmacologica o “naturale” specifica che si sia dimostrata scientificamente come efficace. 

Un approccio che vada a modificare le abitudini alimentari e di stile di vita è la prima linea di “terapia” raccomandata da tutte le linee guida internazionali.

Avere un'alimentazione che preferisca carboidrati integrali, non dimentichi la quota proteica ad ogni pasto e sia ricca in frutta e verdura fresca mentre riduce drasticamente il consumo di zuccheri semplici, è spesso efficace nel controllo di questa patologia.

Altri suggerimenti

Abbinare ad una corretta alimentazione anche un allenamento efficace alla costruzione di massa magra ed alla riduzione di massa grassa amplifica grandemente l'effetto delle modifiche nutrizionali.

In quest'ottica anche l'esecuzione di un test che valuti il proprio livello di infiammazione ed identifichi il profilo alimentare individuale può essere di supporto nella risoluzione del quadro.

Questo tipo di approccio è utilizzato con successo presso il centro medico SMA di Milano.