Rischio ipertensione in chi usa aspirinetta o altri antinfiammatori


di Attilio Speciani
15 Marzo 2007

Il dato proposto di recente dall'interessante lavoro della Harvard Medical School (Forman JP et al, Arch Intern Med 2007 Feb 26;167(4):394-9) è molto semplice, ma pone una srie di interrogativi importanti.

Se è vero che l'uso frequente di analgesici e antinfiammatori (compreso quello della aspirinetta con funzione antiaggregante) comporta un aumento di pressione sanguigna, dobbiamo chiederci quale ne sia il motivo.

Non sembra trattarsi (come era stato per il Vioxx) di un effetto diretto negativo sul cuore, ma probabilmente di quello che molti medici chiamano "soppressione” di un sintomo.

Ogni organismo infatti usa degli strumenti per lanciare segnali verso l'esterno. Da sempre il dolore o l'infiammazione danno informazioni dirette su uno stato di disagio.

Nel momento in cui viene usata una sostanza “anti” qualcosa, questo segnale viene soppresso, e se noi immaginiamo l'organismo come una pentola a pressione che sta “scaricando” verso l'esterno attraverso la sua valvola di sicurezza, l'antinfiammatorio in uso continuativo provoca la chiusura della valvola, e a quel punto l'aumento compensatorio del livello di surriscaldamento o di pressione interno alla pentola.

Ogni sintomo del corpo (che rappresenta una “benettia”) va interpretato sempre in una ottica generale. I sintomi di allarme non devono essere soppressi dai farmaci ma modificati con comportamenti (alimentazione soprattutto) che possono riportare verso la norma abbassando “la fiamma” anzichè chiudendo la valvola di sfogo.