La soia salva seno


di Attilio Speciani
22 Aprile 2008

La rivista è prestigiosa, e il centro di riferimento sicuramente attendibile: i risultati confermano ancora una volta che i fitoestrogeni della soia sono sostanze splendide per la terapia. Il lavoro pubblicato da pochi giorni sul Journal of Clinical Oncology ribadisce attraverso uno studio caso-controllo che quanto più è alto il livello plasmatico di alcuni isoflavoni della soia (la genisteina), tanto meno la donna si ammalerà di cancro del seno (Iwasaki M et al, J Clin Oncol.  2008 Apr 1;26(10):1677-83. Epub 2008 Mar 3).

Si può quindi affermare che "più soia meno cancro del seno", o almeno possiamo dirlo con certezza in rifermento alle donne giapponesi. A volte la medicina è straordinaria: considera spesso accettabile per l'intera umanità quello che avviene a un gruppo di topolini, ma quando un lavoro scientifico tocca un tema di conflitto commerciale (come quello della soia contro il latte vaccino) riesce a limitare le sue affermazioni alle donne su cui è stato effettuata la valutazione, e in questo caso appunto Giapponesi.

I benefici della soia però non si fermano qui: in parallelo è stato pubblicato su Circulation il risultato di un importante lavoro relativo al fatto che un alto livello di fitoestrogeni nel sangue, provenienti appunto dalla soia, svolge una potente azione protettiva nei confronti di ictus e di infarti. O almeno lo fa nelle donne Giapponesi, come si diceva prima (Kokubo Y et al, Circulation. 2007 Nov 27;116(22):2553-62. Epub 2007 Nov 19).

L'alimentazione può incidere in misura determinante sulla induzione tumorale e sulla sua guarigione. Eurosalus ha comunicato nei mesi scorsi i risultati fondamentali della conferenza di Londra (tenutasi a novembre 2007) della World Cancer Research Fund - WCRF, in cui si è arrivati a sostenere, suffragati dai fatti, che dal 35% al 50% della mortalità tumorale mondiale può essere fermata modificando attivamente l'alimentazione.

Nel caso particolare del cancro del seno, grazie al contenuto ormonale residuo del latte vaccino e ad una sua possibile azione sull'insulina, il rapporto tra assunzione di latte vaccino o latticini e tumori ormono dipendenti (mammella e prostata), è purtroppo già stato definito e chiarito. Chi mangia latte e latticini in abbondanza si espone a un rischio maggiore di queste forme tumorali. Purtroppo una conoscenza come questa, che potrebbe aiutare enormemente una grande fetta della popolazione mondiale ad attuare una prevenzione corretta, viene scarsamente divulgata, e anche lavori scientifici come quelli segnalati entrano nella polemica commerciale che mette i prodotti lattiero caseari in conflitto con i latti di derivazione vegetale, e porta quindi a una gestione molto cauta di qualsiasi comunicazione al riguardo. 

L'invito invece alla varietà alimentare e a non fare diventare dominante nessun alimento specifico nella propria alimentazione è la regola base, legata al buon senso,  che i medici e i nutrizionisti di Eurosalus segnalano da decenni, e che i risultati scientifici che appaiono anno dopo anno non fanno che confermare.