Diabete ed attività fisica: come, quando e perché

6 Giugno 2024
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L’attività fisica nel paziente diabetico comporta numerosi benefici: a carico dell’apparato cardiovascolare si riscontra un miglior controllo della pressione arteriosa e delle aritmie; a livello metabolico è possibile osservare un miglior controllo del peso corporeo, calo ponderale, miglior controllo glicemico e del profilo lipidico.

Le attività fisiche aerobiche e di forza sono importanti sia per la prevenzione che per il trattamento della malattia diabetica. Il paziente diabetico dovrebbe includere entrambe le tipologie di attività nel proprio stile di vita.

L’OMS raccomanda la pratica di almeno 150-300 minuti settimanali di attività aerobica di intensità moderata o almeno 75-150 minuti settimanali di attività aerobica di intensità vigorosa. L’attività fisica dovrebbe essere svolta frequentemente puntando a evitare due giorni consecutivi di inattività. Gli individui adulti diabetici dovrebbero inoltre effettuare almeno 2-3 sessioni di esercizio per il miglioramento del tono muscolare. 

Uno studio pubblicato di recente ha voluto esaminare gli effetti delle variabili aerobiche, di resistenza e di allenamento fisico combinato sul controllo glicemico dei soggetti diabetici di tipo 2. 

La terapia migliore in termini di allenamento è quella che un individuo può mantenere e che manterrà nel corso del tempo per ottenerne un reale beneficio, sia fisico che mentale.

Modificazioni positive nelle misure antropometriche, nella composizione corporea e nella forma fisica sono state descritte con risultati simili dopo i diversi programmi di intervento, la maggior parte dei quali senza differenze clinicamente significative. Tuttavia, gli interventi aerobici continui ad alta intensità hanno mostrato miglioramenti superiori nella capacità aerobica rispetto ai protocolli di intensità moderata. 

In linea generale tutti i tipi di allenamento portano a una riduzione dei valori di emoglobina glicata, indipendentemente dalla modalità, durata e frequenza dell’esercizio, tuttavia, è stata riportata un’efficacia superiore dell’HIIT (High Intensity Interval Training) per il controllo glicemico rispetto all’allenamento di intensità moderata o allenamento combinato. 

Inoltre, la frequenza settimanale è un fattore fondamentale per migliorare il controllo glicemico; la raccomandazione secondo cui l’esercizio dovrebbe essere eseguito con non più di due giorni consecutivi tra un periodo di attività e l’altro è dovuta alla sensibilità transitoria all’insulina indotta dall’esercizio fisico negli individui con diabete di tipo due fino a 48 ore. 

Questo avviene perché l’esercizio fisico aumenta lo smaltimento del glucosio e migliora l’azione dell’insulina, favorendo la regolazione della glicemia.

Infatti, la contrazione muscolare (allenamento) permette la traslocazione di alcuni trasportatori del glucosio consentendo quindi un trasporto facilitato del glucosio nel muscolo e una riduzione dei livelli di glicemia nel sangue.

L’allenamento fisico, inoltre, aumenta l’azione dell’insulina che risulta quindi più sensibile anche nelle ore successive all’allenamento. Per questo motivo anche piccole sessioni quotidiane possono fare la differenza in termini di miglioramento del profilo glicemico e miglior risposta insulinica. 

Anche conoscere l’orario più favorevole in cui iniziare l’esercizio può aiutare ad aumentare ulteriormente i benefici metabolici derivanti dallo stesso. Una review dello scorso anno ha eseguito un’analisi su più studi e ha confermato che l’esercizio dopo un pasto ha un effetto ipoglicemizzante significativamente maggiore rispetto all’esercizio prima del pasto.

Indipendentemente dal fatto che l’esercizio postprandiale venga iniziato entro la prima ora dopo un pasto o successivamente rimane ugualmente efficace nel suscitare una riduzione transitoria dei livelli di glicemia durante il periodo postprandiale.

In conclusione, l’esercizio fisico è molto promettente come intervento preventivo e terapeutico per le persone con diabete. Tuttavia, il diabete presenta significative barriere all’attività fisica; fisiologiche, psicologiche e socioeconomiche. 

La supervisione di un professionista dell’esercizio fisico può migliorare l’aderenza e la sicurezza dell’esercizio; tuttavia, un fattore essenziale che influenza la compliance del paziente è l’affinità con la modalità scelta e l’applicabilità alla routine personale. 

Risulta quindi necessario personalizzare l’allenamento sul paziente per trovarne un reale beneficio, in modo che soddisfi la quantità minima di esercizio raccomandata dalle linee guida, ma che tenga conto delle esigenze cliniche del paziente.

Nel centro SMA in cui lavoro sappiamo che consigliare un tipo di attività che non è nelle corde di un paziente sarà controproducente, mentre suggerire al paziente di iniziare a muoversi facendo ciò che si preferisce sarà più efficace.

Pertanto, seppur avendo compreso che l’esercizio fisico in generale sia terapeutico sulla prevenzione e sul trattamento del diabete, la terapia migliore in termini di allenamento è quella che un individuo può mantenere e che manterrà nel corso del tempo per ottenerne un reale beneficio, sia fisico che mentale.