Cibi pronti da mangiare e sopravvivenza


di Michela Carola Speciani
19 Febbraio 2019

Luca Bertolli / 123RF Archivio Fotografico

Cucinare è il modo più semplice e diretto per controllare qualità e quantità del cibo che ci consuma, riducendo al contempo la presenza di alimenti ultra processati all'interno della propria quotidianità.

Tuttavia, per mancanza di tempo o di voglia, di attitudine o di capacità, non sempre è possibile farlo e questo è probabilmente uno dei motivi per cui il consumo di alimenti lavorati e ultra lavorati è incrementato nel corso degli anni.

Scegliere alimenti già pronti è una scelta comoda, ma senz'altro alla lunga non la più sana, come ci ricorda efficacemente uno studio francese.

Lo studio in questione, pubblicato su JAMA Internal Medicine a febbraio 2019, ha seguito 44.551 adulti francesi di mezza età (soprattutto donne, rappresentanti il 73% del totale) per una mediana di poco più di 7 anni, riscontrando un incremento complessivo del rischio di morte del 14% a fronte di un incremento del 10% del consumo di cibo “pronto da mangiare” o “da scaldare”. 

Lo studio presenta comunque dei limiti, tra cui la durata relativamente ridotta del follow up e il fatto che l'adesione fosse volontaria, con la possibilità di aver selezionato ad esempio un gruppo di persone mediamente più attente alla nutrizione. 

Ulteriori dati a supporto sono senz'altro necessari e non è da escludere che possano esistere differenze sostanziali anche sulla base del tipo di alimento trasformato e del tipo di trasformazione industriale.

Nel frattempo, comunque, quello che questo studio ci ricorda efficacemente è che limitare gli alimenti pronti e processati a favore di alternative più fresche nella propria quotidianità è una buona idea da mettere in pratica tutte le volte che è possibile.