Gli effetti dell'uso di Marijuana sulla capacità cognitiva


di Michela Carola Speciani
14 Settembre 2012

Cannabis, Marijuana, Maria, ciò che è certo è che l'uso della sostanza diventa sempre più frequente soprattutto tra i giovani e che è comune il pensare che gli effetti sulle funzioni neuro cognitive al di fuori della nota alterazione momentanea, siano assolutamente irrisori.

Se è vero che gli effetti sono quantità mediati e che nella flessibilità e al di fuori della rigida regola può talvolta trovarsi un significato più o meno terapeutico, è anche importante specificare che gli effetti sulla funzione neuro cognitiva di tale sostanza sono esistenti e ben documentati.

Uno studio pubblicato di recente su Brain, ad esempio, identifica con precisione, in presenza d'uso della sostanza, alterazioni a livello dell'ippocampo e del corpo calloso umani, strutture del sistema nervoso centrale implicate nella memoria, soprattutto a lungo termine, e nelal associazione interemisferica.

È interessante notare come, quando ci sia esposizione prenatale alla sostanza, non siano tanto il quoziente intellettivo o le abilità visuopercettive di base ad essere variate, ma piuttosto l'applicazione di tale abilità intellettiva o pratica in situazioni che richiedano la soluzione di un problema e l'integrazione nozionistica con mantenimento dell'attenzione per periodi più o meno prolungati.

Alla luce di tali osservazioni, è possibile che la valutazione dell'intelligenza di chi abbia fatto uso abbondante della sostanza stupefacente tramite test Q.I. classico non sia sufficiente a comprendere la dimensione del disagio neuro cognitivo in realtà presente. Gli studi in proposito sono infatti spesso discordanti.

Le carenze date da tal tipo di abuso potrebbero essere invece da ricercarsi in una sfera diversa, fatta di associazione e pensiero laterale, presumibilmente abbinati  alla memoria e alla affettività, e non a mero nozionismo anche pratico, almeno a sufficiente distanza dall'ultima assunzione.

Il cervello umano ha importanti abilità di elasticità e compenso, impensati fino a pochi anni fa, e non per questo infinite. È possibile che un qualche tipo di recupero funzionale in chi abbia fatto uso di dosi anche ampie di sostanza ci sia. Resta importante la forza di dire stop e ricominciare, il prima possibile, ad avere il maggior possesso della propria testa.

Forse, è il momento per ciascuno, di svegliarsi dal proprio torpore, di fare il possibile per avere un cervello che funzioni al massimo della sua potenza, di dare il meglio di sé sempre. Il futuro del paese, delle famiglie, degli individui, dipende dalla voglia di ciascuno, e dalla forza, presente in ogni persona, di prendere la direzione migliore, per gli altri, e per se stessi.