Alzheimer e demenza senile si possono prevenire: la scienza “scopre” il mangiar sano


di Redazione Eurosalus
16 Febbraio 2002

Il numero del New England Journal of Medicine pubblicato il giorno di San Valentino ha riportato i risultati di una importantissima ricerca sull’omocisteina.

Oggi possiamo affermare con certezza scientifica che mangiando meno carne e più frutta e verdura, e usando una giusta integrazione di vitamine e minerali possiamo ridurre i livelli di omocisteina e quindi il rischio di demenza senile, Alzheimer, e malattie cardiovascolari.

Finalmente la medicina accademica “certifica” le indicazioni date dalla medicina naturale già da moltissimo tempo. Ma, purtroppo, non sa come usare la terapia vitaminica, dopo anni in cui continua a irriderla e a sostenerne la inutilità.

L’omocisteina è un aminoacido indispensabile al corretto funzionamento dell’organismo. Il suo livello però si innalza (oltre che per una rarissima malattia metabolica) con una alimentazione ricca di carne e povera di frutta, verdura, e vitamine del gruppo B (in particolare acido folico).

Già da qualche anno si sapeva che livelli elevati di omocisteina nel sangue erano correlati ad una aumentata incidenza di malattie cardiovascolari e di demenza senile, ma non ne era ancora stata evidenziato il legame di causa ed effetto. Oggi invece si sa con certezza che il livello di omocisteina del sangue può essere una indicazione molto forte del rischio futuro di ammalarsi di queste malattie.

Il controllo di questo innalzamento può avvenire con un cambio di comportamenti alimentari (gli stessi utili anche a prevenire le forme tumorali, l’osteoporosi e l’invecchiamento precoce) e con l’utilizzo di alcune vitamine (acido folico, vitamine del gruppo B, inositolo) e di alcuni minerali che migliorano l'assorbimento di queste stesse sostanze.

Eurosalus ha già affrontato il tema dei cambi comportamentali legati all'Alzheimer. Purtroppo però la maggior parte della ricerca scientifica è impegnata nel tentativo di sviluppare inteferenze geniche, cioè a sviluppare forme di trattamento attraverso l'ingegneria genetica, piuttosto che interferire con il consumo delle carni o di utilizzare le “inutili e poco costose” vitamine.

Questo è un paradosso scientifico e sociologico enorme!

In questo momento esistono dei farmaci costosissimi utilizzabili per cercare di rallentare o trattare l’Alzheimer già in atto, ma se un medico statunitense volesse prescrivere 3 mg di acido folico al giorno ad una persona (come oggi finalmente si fa per le donne gravide) per prevenire l'Alzheimer rischierebbe una denuncia da parte delle associazioni mediche e una azione di rivalsa da parte dei propri pazienti.

La FDA non ammette questo uso. Alcuni minerali (Zinco e Rame in particolare) hanno invece già documentato in modo scientificamente certo (J Nutr 2000 Dec; 130(12):3090-3096 ) la loro azione di riduzione della omocisteina non perché agiscano come “farmaci” ma perché migliorano le funzioni di riequilibrio metabolico dell’intero organismo.

Per lo stesso motivo però, anche i minerali sono considerati “cenerentole” rispetto ai farmaci classici.