Bruciare più grassi e dimagrire mangiando cibi a basso indice glicemico


di Attilio Speciani
13 Agosto 2008

Non c'è quasi nulla da fare. Un numero enorme di persone è convinto che alcuni cibi ad alto contenuto zuccherino siano cibi ingrassanti e magari rifiutano di mangiare un grappolo d'uva o un piatto di fichi per l'errata convinzione che questi alimenti alterino l'equilibrio con il proprio peso.

I nostri lettori sanno benissimo che una delle ragazze che abbiamo seguito insieme a Donna Moderna (Giulia, la ballerina della trasmissione “Amici”) ha fatto uno dei passaggi più importanti del suo dimagrimento quando ha capito che avrebbe dovuto (e potuto) mangiare pasta integrale tutti i giorni a pranzo. Per lei, siciliana, un pasto sicuramente apprezzato.

Molte delle nostre indicazioni alimentari prendono in considerazione l'indice glicemico e il carico glicemico degli alimenti. In particolare, nei confronti della frutta e della verdura le nostre indicazioni suggeriscono di poterla usare liberamente, senza limiti di quantità, purché cruda e non condita. In questo modo si genera un meccanismo autolimitante spontaneo che porta in breve al controllo della quantità e alla regolazione degli eventuali eccessi di fame.

Per molti tipi di frutta, come ad esempio l'uva, la presenza di resveratrolo al suo interno determina una importante azione di regolazione della glicemia. Ma è indispensabile ricordare che quasi tutta la frutta ha un basso indice glicemico, e i fichi, ad esempio, hanno un indice davvero bassissimo (35 contro un valore di 100 per lo zucchero e il pane bianco). Nonostante questo in considerazione del loro contenuto zuccherino vengono rifiutati con paura dalle persone che non vogliono ingrassare.

La realtà è esattamente opposta.

Un lavoro americano ha potuto definire con chiarezza che mettendo a confronto due gruppi di donne che mangiavano senza restrizioni quantitative una dieta costituita per il 60% da alimenti a basso indice glicemico (cereali integrali, frutta, verdura, pane integrale ecc.) o una dieta costituita all'opposto da alimenti ad alto indice glicemico (pane bianco, zucchero, dolci) si evidenziava una azione di aumento del metabolismo e di consumo dei grassi nelle donne che mangiavano la dieta più sana, con alimenti a basso indice (Clapp JF et al, Metab Syndr Relat Disord. 2007 Sep;5(3):231-242).

Mangiare cibi a basso indice glicemico, dando generalmente la preferenza a questo tipo di alimenti, consente di ottenere un aumento dell'11% del bisogno energetico, un aumento del 20% del consumo di grassi misurato al mattino a digiuno, una riduzione del 40% dei valori di glicemia ed insulina e un miglioramento del 20% della sensibilità insulinica.

Se questi dati fossero semplicemente applicati a persone con la voglia di muoversi e fare attività fisica, i risultati sul piano del peso sarebbero di assoluto valore.

A conclusione, in questo periodo estivo è sicuramente possibile usare la frutta di stagione all'interno di una dieta equilibrata e bilanciata, senza precludersi gioie che hanno, anziché i temuti effetti negativi, degli importanti effetti di controllo del peso.