Indice glicemico, glicazione e aumento del rischio cardiaco


di Attilio Speciani
01 Marzo 2021

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Metabolismo e zuccheri sono strettamente connessi tra loro. Per tanti anni ci si è accontentati della generica relazione tra uso di zuccheri e aumento di peso mentre una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine il 24 Febbraio 2021 e sviluppata da un gruppo internazionale di ricercatori a guida Canadese ha potuto definire il rischio di mortalità per malattia cardiovascolare e per qualsiasi causa, dovuto a una dieta a elevato indice glicemico.  (Jenkins DJA et al, N Engl J Med. 2021 Feb 24. doi: 10.1056/NEJMoa2007123. Online ahead of print).

L'articolo, pubblicato sulla rivista di medicina forse più importante al mondo, analizza, finalmente, non solo il rapporto tra dieta a elevato indice glicemico nel mondo occidentalizzato e malattie come obesità, sovrappeso, diabete, cancro e malattie cardiovascolari, ma prende in considerazione anche le valutazioni alimentari di molte regioni del mondo, da quelle più ricche a quelle considerate più povere, giungendo a risultati di forte impatto, che aiutano chiunque a fare scelte sensate per la propria vita.

Dolcetti e cioccolato possono determinare gli stessi effetti metabolici e cardiovascolari del riso bianco, causa della presenza di un numero devastante di diabetici in India come in Cina, e la valutazione del carico glicemico e dell'indice glicemico nelle diete studiate dal gruppo di ricerca ha potuto spaziare dal Bangladesh alla Svezia, dal Canada all'Argentina, dall'Iran alla Malaysia, dalla Turchia alla Cina. 

Misurando i propri livelli di glicazione è possibile capire se si sta esagerando con gli zuccheri e si può iniziare una vera prevenzione personalizzata.

I risultati sono fortemente significativi e a fronte di una analisi sul consumo di diverse categorie di carboidrati, che ha considerato per oltre 9 anni 137.000 persone di età compresa tra i 35 e i 70 anni, nonostante tutti i possibili usuali aggiustamenti statistici, si è visto che una dieta ad alto indice glicemico, basata su cereali raffinati o a veloce assorbimento (come quelli di pane bianco, riso bianco, patate) era associata con un aumentato rischio di malattie cardiovascolari o di morte per qualsiasi causa sia per chi aveva preesistenti malattie cardiovascolari sia per chi non le aveva.

Parliamo di numeri già decisamente importanti anche se si riferiscono solo alle categorie di carboidrati utilizzati. Ben il 51% in più per chi aveva già una malattia cardiovascolare e il 20% in più per chi era apparentemente sano. Se si pensa che questa differenza dietetica non è legata a complete rivoluzioni alimentari, ma al semplice uso di cereali raffinati invece che integrali c'è davvero da riflettere.

Purtroppo, i danni da glicazione, legati a tutti i tipi di zuccheri e di alimenti che hanno lo stesso tipo di metabolismo (come glucosio, fruttosio, alcol e polioli), sono in enorme crescita in tutto il mondo e sono correlati sia ai carboidrati a veloce assorbimento, sia alla dolcificazione, sia alla scorretto bilanciamento di carboidrati e proteine e fibre nello stesso pasto. 

Il fatto che la glicazione possa interferire sul metabolismo e possa determinare infiammazione e ossidazione è un fatto acquisito scientificamente solo di recente. Una sostanze come il Metilgliossale (derivante proprio dalla glicazione) è ad esempio riconosciuta oggi come possibile concausa nell'ischemia cardiaca e nell'infarto.

È come se finalmente ci fosse un meccanismo razionale che lega alimentazione, eccesso individuale di zuccheri, infiammazione e malattie. Il fatto che si comprenda questa relazione aiuta a capire che alcune malattie non sono più malattie legate solo alla “sfortuna” o alla “cattiva genetica”, ma possono essere contrastate anche con semplici scelte individuali nella propria alimentazione.

Nel centro SMA in cui lavoro, aiutiamo i nostri pazienti a perfezionare la propria alimentazione anche per ottenere la massima prevenzione possibile dalle malattie cardiovascolari attraverso lo studio personalizzato dell'alimentazione (test di GEKLab) e in particolare la misura dell'infiammazione dovuta agli zuccheri avviene attraverso il GlycoTest che consente di identificare i danni da zuccheri esistenti nell'organismo ben prima che si sviluppi una condizione diabetica