Il colesterolo si produce dentro di noi (e non per colpa dell’olio)
Per anni ci è stato detto che il colesterolo aumenta perché mangiamo troppi grassi. Uova, formaggi, carne: additati come i principali colpevoli di un nemico silenzioso da combattere a colpi di diete punitive o farmaci. La realtà, però, è molto diversa — e molto più interessante. Nella maggior parte dei casi, il colesterolo alto non nasce nel piatto, ma nel metabolismo.
L’aumento del colesterolo nel sangue è dovuto soprattutto a una produzione endogena eccessiva, cioè a un fegato che ne produce troppo. Per produzione endogena significa quella naturalmente prodotta dal nostro organismo. Si stima che solo il 10-20% del colesterolo totale sia determinato dall’alimentazione, quindi su un colesterolo totale di 200 solo 20-40 punti sono determinati dall’alimentazione.
Qual è allora il motivo principale del colesterolo alto?
Sappiamo bene come in tutte le patologie croniche l’infiammazione persistente e latente sia il principale fattore, che può essere contrastato attraverso un intervento sullo stile di vita e anche attraverso un’alimentazione personalizzata mirata a ridurre eccessi e abusi.
L’insulino-resistenza, spesso legata a sovrappeso, sedentarietà, eccesso calorico cronico, infiammazione di basso grado, può essere la principale responsabile. In questo contesto, non sono i carboidrati o gli zuccheri in sé a far salire il colesterolo ma l’uso scorretto che ne facciamo, in un organismo che si muove poco e gestisce male l’energia.
In queste situazioni, con un intervento mirato attraverso la misurazione di parametri specifici come nel PerMè 360 Medical Program è possibile intervenire in modo personalizzato sullo stile di vita, e dovrebbe rappresentare la prima strategia utile in chi soffre di alti livelli di colesterolo, di familiarità e rischio cardiovascolare.
Anche il colesterolo HDL, quello definito “buono”, può essere una spia dello stile di vita. Questo valore racconta più di mille domande su dieta e movimento. Valori molto bassi (20–30 mg/dL) sono quasi sempre il segnale di:
- scarsa attività fisica
- alimentazione disordinata
- metabolismo rallentato
Un buon valore di HDL (55–60 mg/dL) si ottiene solo combinando corretta alimentazione e movimento. Senza attività fisica, l’HDL semplicemente non sale.
Per ridurre davvero il colesterolo è necessario agire sul metabolismo, non solo sui numeri.
Regolarizzare i pasti, a partire dalla colazione, migliora la risposta insulinica, stabilizza la glicemia e favorisce l’aumento del colesterolo HDL.
Ridurre zuccheri e carboidrati raffinati: il problema non sono i carboidrati, ma gli eccessi di zuccheri e farine raffinate non compensati dal movimento. Meglio pochi, integrali e ben distribuiti nella giornata.
Scegliere i grassi giusti: via libera a olio extravergine d’oliva, frutta secca e pesce ricco di omega-3; attenzione ai grassi saturi in eccesso e alle diete carnivore, che aumentano infiammazione e rischio metabolico.
Aumentare fibre e alimenti antinfiammatori (verdure, legumi, spezie, frutta a basso carico glicemico) per migliorare il microbiota, ridurre l’assorbimento dei grassi e spegnere l’infiammazione cronica.
Il movimento è la vera “statina naturale”: aumenta l’HDL, migliora la sensibilità insulinica, riduce il rischio di diabete e protegge il cuore. Conta la costanza, non l’intensità.
Le statine sono utili, ma non sostituiscono lo stile di vita: possono addirittura aumentare il rischio di diabete, soprattutto in soggetti sedentari e sovrappeso, rischio che si riduce con attività fisica e controllo del peso.
Il colesterolo non va solo abbassato: va capito. E il modo migliore per farlo è rimettere in equilibrio il metabolismo