venerdì, 18 maggio 2012 8:30

Mense scolastiche: l'equilibrio tra gusto e salute

Da un anno a questa parte, nelle mense scolastiche milanesi è cambiato qualcosa. L’alimentazione proposta si è spostata, con felice sorpresa, verso parametri più salutari, diversi dalla ripetitività delle patatine fritte e delle salse industriali supersalate, che sembravano star rovinando il fine palato dei bimbi.

Oggi nelle mense scolastiche, grazie anche al lodevole apporto del dottor Franco Berrino, i ragazzi milanesi in età scolare che usufruiscono della mensa (il 30% del totale) possono contare su una nutrizione davvero sana, che dia spazio alle leguminose, alla verdura e ai cereali integrali, alla carne bianca e al pesce.

Il passo è stato a dir poco essenziale e importante. Le norme del dottor Berrino in campo nutrizionale sono riconosciute a livello mondiale per la loro validità e utilità nel campo della prevenzione e della salute, ed è indubbio che, ancor più in una città tendenzialmente inquinata come Milano, una azione preventiva che parta dalla nutrizione e dalle scuole sia essenziale.

Il problema oggi nato sembra essere un altro: secondo quanto riporta Ilfattoquotidiano.it, il 40% del cibo servito ai ragazzi verrebbe avanzato e buttato. Il che non rappresenta solo un problema di risorse ma anche una questione nutrizionale, nel momento in cui la popolazione di fascia scolare milanese non sta più mangiando a sufficienza in un momento che risulta importante sia per la salute che per il rendimento scolastico degli stessi.

Come può accadere una cosa del genere? Sono pochi i bambini abituati a mangiare con costanza frutta e verdura o leguminose, a casa. Pesce, pollo e cereali quali il farro e l’orzo hanno smesso per molte famiglie di essere parte di costruttiva variabilità quotidiana, sulla tavola. Così i bambini e i ragazzi che non riconoscono l’alimento, tendono a rifiutarlo anche in mensa. Mai e poi mai, poi, verrà loro in mente di proporre alla mamma di comprare i broccoli anche per il fine settimana.

Il lavoro intrapreso puntava all’educazione alla sana alimentazione delle famiglie, partendo dalle scuole e dai ragazzi. Qualcosa però non ha funzionato come avrebbe dovuto. Probabilmente quello che è mancato è stato il percorso, che partisse da basi e fondamenti noti e, gradualmente, con gusto, andasse a modificare in meglio. La chiave è probabilmente abbinare il gusto al benessere per conquistare i piccoli delle famiglie e inserirsi così anche nelle loro case. Allora magari diventa utile lavorare sulle ricette tradizionale, rendendo il più salutari possibili alimenti e piatti tipici (prendiamo ad esempio questa pasta alla norma) o la pizza stessa, mantenendo il loro gusto e la loro attrattiva. Evidentemente, solo così il benessere potrebbe rischiare di entrare davvero nelle bocche dei piccoli milanesi e dei piccoli italiani, senza finire nella spazzatura.

Redazione Eurosalus

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