Tollerare o non tollerare? Le piccole dosi e la frequenza di assunzione fanno la differenza


di Attilio Speciani
17 Maggio 2007

Le ricerche nel campo della tolleranza continuano a ritmo incessante, e ne emerge un quadro sempre meno ovvio e sempre più vicino a quanto Eurosalus sostiene da anni.

La tolleranza immunologica è un fenomeno molto ben modulabile, e acquisibile attraverso tecniche di lavoro (ad esempio i vaccini a bassa dose) semplici, efficaci e prive di rischi.

In particolare un lavoro dell'americano Bowman (Bowman CC. J Allergy Clin Immunol. January 2007 119(1);S117) presentato all'ultimo Congresso della American Academy of Allergy and Immunology, rileva il diverso comportamento tollerogeno di alcune sostanze allergizzanti (uova, spinaci, noccioline) in relazione alla quantità utilizzata e alla frequenza di assunzione.

Mentre per la assunzione di grandi quantità in rare occasioni la tendenza dell'organismo è quella di sviluppare allergia, la continuità di assunzione di piccole quantità favorisce la tolleranza.

In un particolare esperimento, Bowman vide che la risposta allergica all'uovo era molto più evidente di quella agli spinaci se l'alimento veniva somministrato due volte nella giornata, ma somministrando invece i cibi 4 volte in giornata la loro diversità nel generare allergie non era più rilevabile.

Bowman evidenzia quindi che la somministrazione per via orale è radicalmente diversa da quella parenterale, e che quindi la possibilità di modulare l'allergia con la tolleranza orale, lavorando semplicemente su piccole dosi si conferma essere una realtà di notevole importanza clinica.