Se il movimento è limitato, l'invecchiamento è assicurato


di Redazione Eurosalus
06 Febbraio 2008

 

Un anziano attivo può essere fino a 10 anni biologicamente più giovane di un coetaneo sedentario

 

Viene prima la pigrizia o la senilità? In altre parole: si diventa sedentari perché s'invecchia o, al contrario, s'invecchia perché ci si muove troppo poco? Ecco uno di quei casi in cui, pur di fronte a una correlazione molto forte e addirittura palese tra due fenomeni o tra due processi, si può restare esitanti nel separare le cause dagli effetti.

Due differenti esempi tratti dalla recente letteratura scientifica potranno essere utili a delucidare meglio questo intreccio. Il primo studio, condotto da un gruppo di ricercatori della John's Hopkins University di Baltimora, Maryland, e pubblicato sull'American Journal of Epidemiology, ha messo in luce una forte correlazione diretta, in una popolazione di 600 donne di età superiore ai 65 anni, tra riduzione del raggio di mobilità (minor movimento) e comparsa dei sintomi classici del deperimento fisico senile: indebolimento delle masse muscolari, rallentamento della deambulazione, perdita di peso ecc. (QL Xue et al., Am J Epidemiol 2008 Jan 15, 167(2):240-248).

La misura della mobilità dei soggetti era data in questo caso dall'estensione del loro "spazio vitale": l'abitazione (per chi non usciva mai o quasi mai di casa), il vicinato (per chi si avventurava soltanto nei dintorni, qualche volta la settimana, ad esempio per fare la spesa) o un'area più vasta (quella dell'intera città, per chi usciva spesso e senza porsi particolari limiti di percorrenza). I risultati sono stati giudicati assai significativi dagli studiosi: raffrontate al gruppo di donne più dinamiche, anche quelle che mostravano i segni più lievi di autolimitazione nei movimenti (tipo uscire quattro volte la settimana senza allontanarsi dal quartiere di residenza) avevano una probabilità quasi doppia di sviluppare entro pochi mesi i sintomi inconfondibili della debolezza fisica. In questo caso - è evidente - la sedentarietà viene interpretata come effetto dell'invecchiamento e come indicatore o presagio di imminente cedimento generale dell'organismo.

Sembrerebbe invece lecito rovesciare la prospettiva di fronte al secondo studio, realizzato da un gruppo di medici in parte affiliati al King's College di Londra e in parte all'Università del New Jersey a Newark, e pubblicato sull'ultimo numero del periodico Archives of Internal Medicine (LF Cherkas et al, Arch Intern Med 2008 Jan 28, 168(2):154-158).

La ricerca ha coinvolto una popolazione di oltre 2400 gemelli (un tipo di campione ideale quando si voglia distinguere tra predisposizioni innate, di origine genetica, e predisposizioni acquisite a causa del comportamento, dell'ambiente o dello stile di vita) e si è basata su due misurazioni: da una parte il livello di attività fisica dei partecipanti, dall'altra la lunghezza dei telomeri dei leucociti, previa raccolta di un campione del DNA di ciascuno dei soggetti.

I telomeri, di cui Eurosalus ha già parlato riguardo agli effetti benefici del sole sulle rughe, sono le regioni terminali dei cromosomi, caratterizzate da un'alta quantità di informazione genetica.

È da tempo noto che i telomeri dei leucociti (cioè dei globuli bianchi) si accorciano via via col passare degli anni, così da poter essere assunti come un importante indicatore dell'età biologica di un individuo. Ebbene, i ricercatori hanno potuto dimostrare che, tra i partecipanti alla ricerca, i soggetti più attivi dal punto di vista fisico (oltre 3 ore di esercizio fisico alla settimana) avevano telomeri della stessa lunghezza di soggetti di dieci anni più giovani, ma classificati al livello più basso di attività fisica (un quarto d'ora o poco più di esercizio alla settimana). In questo caso sembra effettivamente di poter affermare che la sedentarietà è quanto meno una concausa dell'accelerazione dell'invecchiamento, mentre di converso un livello elevato di attività fisica contribuisce a rallentarlo. Insomma, da qualunque lato si voglia osservare il problema, la conclusione coincide almeno in questo: la pigrizia è certamente un efficace alleato del tempo che passa. Meglio sforzarsi di vincerla che lasciarsene vincere.