Lo sport che regola l'appetito e mobilita l'energia


di Michela Carola Speciani
03 Aprile 2013

A quanto pare, da una ricerca pubblicata su Medicine and Science in Sports and Exercise in ottobre e ripresa nei giorni scorsi dal Corriere della Sera, fare esercizio fisico (la mattina nella ricerca) ridurrebbe la motivazione neurologica al cibo e aumenterebbe la quota di movimento fatta nelle ventiquattro ore, risultando in una modulazione delle percepite necessità verso motivazioni più significative.

Nell'esperimento, due gruppi di donne, metà delle quali normopeso e l'altra metà sovrappeso, sono state fatte allenare la mattina con esercizio fisico da moderato a vigoroso e poi indagate rispetto alla propria risposta a immagini di alimenti o fiori (controllo) tramite elettroencefalogramma e seguite nelle assunzioni di cibo giornaliere e della propria attività fisica anche nel resto della giornata. La stessa cosa è stata fatta senza far allenare le donne.

L'interesse per il cibo nei giorni di movimento era diminuito rispetto a quelli in cui l'attività fisica non era eseguita; inoltre le persone che avevano fatto attività fisica erano molto più inclini a muoversi maggiormente durante il resto della giornata.

Secondo lo studio invece, mancherebbe una correlazione tra l'attività fisica e l'indice di massa corporea. Effettivamente è già ben nota l'azione dell'adiponectina, ormone secreto dal grasso in riposta all'attività fisica, stimolando il dimagrimento.

Essa però funziona solo e soltanto se è sufficiente la leptina a sua volta secreta dalle cellule adipose. La leptina viene rilasciata però unicamente se l'organismo può essere sicuro di trovarsi in un momento di ricchezza e serenità: quando ci sia un sufficiente introito (in particolare a prima colazione), e un buona quantità di sonno, tra le altre cose.

In questo modo, la sola attività fisica di prima mattina, non associata ad altre osservazioni non migliora la massa corporea, invece regola la ricerca compulsiva del cibo. L'idea è quella di una percezione più aderente al reale di quelli che sono i bisogni di ciascuno: una persona che possa fare attività fisica è, in termini paleolitici, una persona che può muoversi, sana e che può procurarsi cibo. La percepita urgenza di dover assumere zuccheri o alimenti molto grassi e ricchi di sostanza è quindi soppiantata dalla reale e più obiettiva necessità.

È inoltre interessante riprendere il dato secondo il quale, chi fa attività fisica la mattina è molto più incline a muoversi maggiormente durante il resto della giornata: l'attività fisica è tra i segnali che mobilitano l'energia e la rendono disponibile all'utilizzazione (tendenzialmente, e in generale se gli introiti sono abbastanza abbondanti, sciogliendo i grassi). Così essa funzionerebbe in maniera esponenziale permettendo ulteriore movimento e stimolo.

L'attività fisica funziona quindi come un modulatore, rispetto alla mobilitazione delle energie disponibili che sono lasciate libere per l'utilizzo, e nei confronti della ricerca di cibo focalizzando l'attenzione sulla reale necessità.

Un'utile alleato per chi volesse prepararsi alla prova costume, e un amico da portare con sé tutti i giorni (e con maggiore facilità se si fa di prima mattina) se si desidera vivere meglio, o di più.