Il buono della dieta Paleo e della dieta Mediterranea: abbassare l'infiammazione


di Attilio Speciani
11 Luglio 2016

Quando si vuole verificare se uno stile alimentare o una particolare dieta determinano vantaggi per la salute umana o sono in grado di prevenire certe malattie si vanno a studiare gli eventi morbosi (quante malattie sono apparse) che si sono manifestati in chi seguiva un particolare regime alimentare. 

Da qualche anno però si è finalmente compreso che le malattie importanti per lo stato di salute (cancro, diabete, obesità, malattie cardiovascolari, autoimmuni e degenerative) sono intimamente correlate al livello di infiammazione e alla induzione di resistenza insulinica che deriva dalla presenza di infiammazione.

Quindi il lavoro pubblicato nel giugno 2016 sul Journal of Nutrition (che è l'organo ufficiale della American Society for Nutrition) ha stimolato delle riflessioni importanti sul confronto tra effetti della dieta Mediterranea e della diete Paleo, due diete che hanno in comune molti aspetti (Whalen KA et al, J Nutr. 2016 Jun;146(6):1217-26. doi: 10.3945/jn.115.224048. Epub 2016 Apr 20).

I ricercatori statunitensi, di tre diversi dipartimenti di epidemiologia, hanno identificato gruppi omogenei di persone che avevano seguito, in precedenti studi, la dieta Paleo o la dieta Mediterranea e hanno evidenziato che in entrambi i casi, chi aveva seguito con maggiore aderenza i principi base sia di una sia dell'altra dieta godeva di una netta riduzione dello stress ossidativo (quindi meno radicali liberi e meno necessità di antiossidanti) e di una precisa riduzione della PCR (Proteina C Reattiva, uno dei più diffusi biomarkers dell'infiammazione).

La dieta Paleo fa riferimento alla dieta che probabilmente seguivano nel paleolitico i nostri antenati, molto ricca di verdura e di frutta e di semi oleosi con apporto di carni magre, e praticamente priva di cereali, di prodotti lattiero caseari e di zucchero.

La dieta Mediterranea è considerata uno dei regimi alimentari più sani per la prevenzione e il controllo di molte malattie croniche. Nella valorizzazione dell'apporto di verdura, frutta, semi oleosi e carni magre è del tutto simile alla dieta Paleo, prevedendo però l'apporto di olio di oliva, un apporto ridotto di cereali integrali, di limitate quantità di prodotti lattiero caseari e di zucchero e di moderate quantità di alcol (5-15 g al giorno per le donne e 10-25 g al giorno per gli uomini).

Quando si parla di dieta Mediterranea si fa riferimento a questo aspetto. Chi pensa che l'apporto di spaghetti, pasta e pane faccia parte della dieta Mediterranea subisce il condizionamento pubblicitario e si pone contro all'evidenza che ha dimostrato per una dieta così concepita i vantaggi conosciuti a livello mondiale. 

Il confronto tra chi seguiva in modo più attento i due tipi di dieta e chi lo faceva invece in modo inadatto (ad esempio con elevate quantità di carboidrati) ha portato a evidenziare per tutte e due le diete una significativa riduzione dello stress ossidativo (più intensa per la dieta Mediterranea) e della presenza di citochine infiammatorie come la PCR (più intensa per la dieta Paleo).

Questo riporta ad una importante considerazione su come le diete sane debbano mantenere un buon apporto di sostanze vegetali, mentre alcune delle diete più in voga (dalla Dukan alla Lemme fino a quella dei Gruppi Sanguigni e purtroppo annoverando tra queste anche molte delle diete ipocaloriche classiche che limitano fortemente la frutta e i semi oleosi) contrastano o limitano in modo più o meno intenso l'uso di frutta e verdura.

Non è casuale che la Harvard Medical School suggerisca almeno dal 2011 uno schema di composizione di ogni singolo piatto che prevede sempre l'impiego di quantità consistenti di frutta o di verdura.

I percorsi terapeutici per il riequilibrio del metabolismo che mettiamo in atto nel nostro centro mantengono sempre un apporto adeguato e imprescindibile di frutta e di verdura, con la specifica finalità di mantenere elevato il potere antiossidante e antinfiammatorio della dieta.

In più, grazie alla valutazione di altre citochine infiammatorie, come BAFF e PAF, che hanno una diretta azione di induzione di resistenza insulinica, e alla loro azione di controllo, sappiamo di muoverci in un ambito condiviso scientificamente da chi propone salute e benessere e prevenzione vera e durevole di molte malattie croniche. 

La riduzione dell'infiammazione da cibo diventa così un paradigma innovativo per la riconquista e per il mantenimento del benessere e della forma.