Nutrirsi correttamente rende i bimbi più intelligenti


di Michela Carola Speciani
04 Luglio 2012

Il modo in cui i bambini vengono nutriti al terzo anno di età influisce sul loro quoziente intellettivo, misurato all’età di otto anni e mezzo. Lo dimostra con sufficiente precisione uno studio che viene dal Dipartimento di Medicina Sociale dell’Università di Bristol, Gran Bretagna.

Lo studio è di coorte: ciò significa che sono state selezionate un numero molto ampio di famiglie ad inizio percorso, che progressivamente hanno compilato, man mano che i figli crescevano, questionari sul modo degli stessi di essere nutriti o di nutrirsi. Agli otto anni e mezzo i bambini sono stati valutati usando la scala Wechsler per il calcolo del quoziente intellettivo. Avendo aggiustato i dati ottenuti inserendo nel computo anche la presenza di Omega-3 nell’alimentazione della madre durante la gravidanza e la durata del periodo di allattamento, variabili notoriamente implicate nello sviluppo del quoziente intellettivo del bimbo, il risultato è stato eloquente: il punteggio del test cresceva insieme al consumo di frutta, verdura e (si legge nell’abstract) pasta e riso, mentre si abbassava proporzionalmente col consumo di fast food e cibo spazzatura.

Nella prima infanzia, il sistema nervoso del bambino si sviluppa in maniera ingente acquisendo dall’esterno quasi tutte le informazioni che gli serviranno negli anni a venire, incamerando moltissime informazioni dall’ambiente nuovo in cui si trova immerso. Più il sistema nervoso centrale è in grado di accrescersi e svilupparsi, migliore sarà probabilmente il risultato.

Una dieta ricca in prodotti di origine vegetale (ricordando comunque l’importanza dell’assunzione di almeno una piccola parte di prodotti di origine animale, come pesce o uova) fornisce vitamine e sali importanti per la crescita descritta, predisponendo inoltre all’assunzione di grassi polinsaturi (presenti ad esempio in grandi quantità nei semi oleosi), importanti per lo sviluppo del sistema nervoso. La predilezione per pasta e riso come carboidrati complessi, piuttosto che l’uso di zuccheri semplici e a rapidissimo assorbimento come quelli tipici del junk food, permette invece una migliore gestione dei carichi glicemici e delle sostanze nutritive apportate.

Alimentarsi in maniera corretta, equilibrata e consapevole è essenziale al mantenimento di un buono stato di salute e diventa ancora più importante nel caso di un bambino in crescita, e soprattutto nelle primissime fasi dello sviluppo. I risultati del test sembrano non cambiare, anche nel momento in cui, dopo i tre anni, l’alimentazione del bimbo diventi più sana. Resta comunque un margine di miglioramento. Così è bene che i genitori, qualsiasi sia l’età dei propri bambini, si prodighino all’instaurazione della buona abitudine. Ecco qualche suggerimento, ad esempio, nel caso in cui il bambino si trovi a rifiutare la verdura.