Merendine come droghe e obesità come destino


di Attilio Speciani
24 Marzo 2011

Esiste, nelle nostre società opulente, un vero e proprio “ambiente tossico” che predispone fin dai primi anni di vita a un'alimentazione squilibrata, predestinando i bambini all'obesità.

“Tossicodipendenti da merendine?” È questo il grido d'allarme lanciato da un esperto di salute infantile, Robert Lustig, dell'Università di California a San Francisco, in un articolo apparso sulla rivista Nature Clinical Practice Endocrinology & Metabolism.(Lustig R, Nat Clin Pract Endocrinol Metab 2006 Aug;2(8):447-58).

Le statistiche parlano chiaro: non soltanto negli Stati Uniti, ma anche in Inghilterra (nonostante la opposizione critica di alcuni gruppi di mamme) la percentuale di bambini obesi è ormai vicina alla soglia del 25% (uno su quattro). E gli altri paesi europei seguono a ruota.

La causa di questo inquietante fenomeno va addebitata agli alimenti di produzione industriale, ricchi di zuccheri e poveri di fibre. Il loro consumo regolare provoca squilibri ormonali che sono responsabili dell'obesità e, per di più, predispone al diabete attraverso l'aumento della resistenza cellulare all'insulina e il conseguente innalzamento dell'insulina, necessaria per fare funzionare la cellula. L'insulina è una cosa utile e necessaria in piccola quantità, ma quando se ne produce troppa gli effetti, gravi, possono essere devastanti.

Secondo una modalità d'azione già ben conosciuta, l'insulina aumenta per di più l'appetito, inibendo la trasmissione al cervello dei segnali di sazietà inviati dall'organismo. Questo si traduce in un effetto a catena del tutto simile a quello innescato dalle droghe: più si mangia, più si sente desiderio di mangiare. Sempre, naturalmente, le stesse schifezze rigurgitanti di “piacevoli” zuccheri (saccarosio in primo luogo).

La colpa non è dunque dei bambini golosi: la loro golosità, risultato di un'alchimia infallibile, è praticamente obbligatoria. La sola soluzione possibile è quella di educarli contro i rischi di un'alimentazione preconfezionata e squilibrata, proprio come si fa (con discreto successo statistico) contro i rischi del fumo e delle droghe.