Malattie respiratorie: efficacia e limiti del cortisone


di Redazione Eurosalus
29 Dicembre 2006

Recenti ricerche sull’uso delle terapie cortisoniche in caso di malattie respiratorie ostruttive croniche (come ad esempio l'asma o la bronchite cronica) hanno dimostrato come il cortisone sia utilissimo per fermare i sintomi acuti, ma non riesca assolutamente a bloccare il declino della funzione polmonare. E' necessario quindi utilizzare risorse differenti: l'alimentazione ad esempio risulta avere un ruolo di primo piano per cercare di controllare l’infiammazione presente in gran parte delle patologie croniche.

Il numero di giovedì 28 dicembre 2000 del New England Journal of Medicine (una delle più autorevoli riviste mediche del mondo) ha presentato una ricerca statunitense sull’uso delle terapie cortisoniche in caso di malattie respiratorie ostruttive croniche, come ad esempio l'asma o la bronchite cronica.

Come già detto, il cortisone è utilissimo per fermare i sintomi acuti, ma non riesce assolutamente a fermare il declino della funzione polmonare. Serve qualcosa in più: con il cortisone abbiamo a disposizione un’ottima arma, ma dobbiamo cercare di ridurre l’infiammazione dell’organismo in modo più radicale.

Notizie come queste fanno riflettere sulla necessità che si utilizzino risorse differenti per intervenire sulle malattie infiammatorie croniche. Farmaci come il cortisone devono mantenere la loro utilità innegabile di fronte a casi acuti, ma si deve cercare una strada alternativa per ridurne l’utilizzo continuato.

Sono ormai numerosi gli studi scientifici proposti da molti autori a livello internazionale e anche italiano che danno all’alimentazione un ruolo di primo piano per cercare di controllare l’infiammazione presente in gran parte delle patologie croniche. L’alimentazione è sicuramente una delle armi più affilate che si hanno a disposizione.

Lo studio delle intolleranze alimentari può consentire di fermare davvero l’infiammazione che origina dall’eccessiva sollecitazione del sistema immunitario. Anche nei casi in cui il cambio dei comportamenti alimentari non è risolutivo, può determinare comunque un calo del livello infiammatorio e consentire ad esempio di ridurre i dosaggi cortisonici utilizzati.

Questo vale sia in condizioni di malattie respiratorie, articolari (con i dolori che ne derivano) e della pelle (dall'orticaria al prurito), ma anche in numerosi altri casi.