Perché le giuggiole sono un frutto da non dimenticare?


di Ambra Carli - Nutrizionista
19 Novembre 2018

Noppharat Manakul / 123RF Archivio Fotografico

DOMANDA

Sono una ragazza di 19 anni e passando qualche giorno di vacanza nel Veneto ho scoperto un nuovo frutto: la giuggiola. Mi hanno spiegato che è un frutto molto salutare, ma raro. Non avendone mai sentito parlare fino a ora, mi incuriosisce molto sapere dove poterla reperire, quali sono le sue caratteristiche nutrizionali e come è meglio consumarla.

RISPOSTA

Cara Lettrice,

molti cibi che un tempo venivano comunemente usati sulle tavole dei contadini sono stati a poco a poco sostituiti da prodotti più facili da coltivare e più pratici da consumare; le giuggiole fanno parte di questa famiglia di dimenticati.

Il giuggiolo, il cui nome scientifico è Ziziphus jujuba, è una pianta appartenente alla famiglia delle Rhamnaceae ed è originaria della Siria. Venne poi introdotto in Cina e in India, dove la sua coltivazione perdura da 4.000 anni, e solo successivamente venne importato in Italia dai Romani, che garantirono la sua diffusione in tutto il bacino del Mediterraneo.

A oggi non è facile procurarsi le giuggiole perché vengono coltivate in ambito familiare e in zone d'Italia molto ristrette.

Le proprietà delle giuggiole sono molteplici e riconosciute da tempo nei paesi asiatici, dove per la prima volta sono state utilizzate a scopo terapeutico.

Alcuni dei posti in cui questi magnifici alberi sono ancora presenti in abbondanza sono il paese di Arquà Petrarca, borgo medievale sito in provincia di Padova, nei Colli Euganei, in alcune zone nel vicentino e nel Basso Garda, anche se piccole produzioni a livello familiare si possono trovare anche nelle periferie del milanese.

La giuggiola dei Colli Euganei è addirittura inserita nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

La ragione è semplice: pur essendo in grado di adattarsi a terreni di varia natura, il giuggiolo predilige climi piuttosto temperati, con inverni abbastanza miti ed estati lunghe e calde. La sua coltivazione richiede, in particolare, le condizioni atmosferiche che si creano in prossimità di laghi o colline con buona esposizione al sole.

Il frutto del giuggiolo, la giuggiola, è una piccola drupa simile a un'oliva, con una buccia sottile e lucida, che a maturazione passa dal colore verde al colore marrone, assumendo un aspetto molto simile a quello dei datteri; per questo spesso è conosciuto come “dattero cinese”.

La giuggiola si può cogliere ancora verde, quando il suo sapore ricorda quello di una mela, oppure a maturazione tra settembre ed ottobre, con la buccia raggrinzita e la polpa bianca, dolce e farinosa, come quella di un dattero.

Una volta colta, la si può conservare a temperatura ambiente e consumare entro una settimana circa.

Le proprietà delle giuggiole sono molteplici e riconosciute da tempo nei Paesi Asiatici, dove per la prima volta sono state utilizzate a scopo terapeutico.

Nella medicina tradizionale cinese venivano utilizzate a scopo digestivo, mentre il loro impiego più moderno è rivolto a casi di ansia, insonnia, stipsi e pressione alta, grazie al loro elevato contenuto in fosforo, potassio, manganese, rame e zinco.

Il contenuto di vitamina C per 100 g di alimento è talmente elevato da rendere le giuggiole simili agli agrumi nel sostegno del sistema immunitario contro i radicali liberi e nella prevenzione delle patologie invernali.

Acido lineoleico, acido stearico, tannini, flavonoidi e polifenoli rendono le giuggiole un frutto unico, con proprietà lenitive, antinfiammatorie e, secondo studi recenti, anche antiproliferative e antitumorali.

In Cina i frutti vengono fatti bollire insieme a riso e miele per preparare sciroppi espettoranti e tossifughi oppure fatti essiccare per la preparazione successiva di decotti per ridurre l'infiammazione delle vie respiratorie.

La loro azione emolliente è riconosciuta anche nella cosmesi per la preparazione di lozioni da applicare in casi di ragadi mammarie, a seguito dell'allattamento al seno.

In cucina le giuggiole possono essere consumate al naturale, sia fresche di raccolta che seccate, e possono essere impiegate per la preparazione di marmellate in abbinamento a mele ed uvetta passa. L'elevato contenuto di zuccheri del frutto non richiederà l'aggiunta di dolcificanti alla composta, che potrà così essere sana e gustosa allo stesso tempo.

Le giuggiole possono arricchire anche dolci casalinghi e biscotti delle loro proprietà nutrizionali, fino ad essere protagoniste del famoso “brodo di giuggiole”, un liquore tanto dolce da dare vita al modo di dire “essere in un brodo di giuggiole”, per il suo gusto appagante.

Un viaggio nella nostra Italia può, dunque, arricchire molto, non solo di storia, ma anche di tradizioni culinarie, aiutandoci a non perdere di vista la grande varietà alimentare di cui la Natura ci ha forniti.