Fibromialgia

Sinonimi: Sindrome fibromialgica, Dolore muscolare cronico, Mialgia, Sindrome del dolore miofasciale, Polimialgia
di Attilio Speciani - Allergologo e Immunologo Clinico

Si tratta di una condizione complessa in cui l’infiammazione coinvolge tutto l’organismo a partire da muscoli, articolazioni e sistema nervoso, creando allo stesso tempo interferenze sull’attività metabolica, ormonale e psichica dell’organismo.

È una situazione patologica che ha ancora contorni sfumati e talora confusi, che tocca le competenze di diversi specialisti: reumatologi, immunologi, ortopedici, tossicologi, neurologi, dietologi, nutrizionisti, algologi, psicologi e psichiatri.

La diagnosi non è facile perché finora non esiste una indagine specifica che ne valuti o documenti la presenza o la scomparsa, e spesso si arriva a parlare di fibromialgia dopo aver escluso tutta una serie di altre condizioni patologiche.

Gli unici indici ematici che risultano quasi costantemente alterati nel paziente fibromialgico sono quelli legati all’infiammazione. Spesso si riscontrano alterati valori di esami come il dosaggio del complemento (C3 e C4), che testimonia un’attivazione immunitaria, e di citochine infiammatorie, come BAFF, PAF e Metilgliossale, che indicano un coinvolgimento della infiammazione da zuccheri e da alimenti.

Purtroppo, la maggior parte delle persone che ne soffre, arriva alla diagnosi dopo essere stata considerata “matta” o nevrotica da più di un medico. Ma le stesse persone che ne soffrono si trincerano spesso dietro ad una tematica psichica quando molta parte del loro disturbo ha anche una importante componente fisica. La componente metabolica e quella infiammatoria sono invece  dominanti e solo affrontando questi aspetti in modo documentato e scientifico si può aiutare la guarigione. 

 Sintomi

I sintomi, benché possano essere invalidanti, sono spesso poco specifici e attribuibili a molte altre forme patologiche che devono essere escluse prima di porre diagnosi di fibromialgia.

Il dolore, la stanchezza cronica, la rigidità, i disturbi del sonno e le alterazioni dell’umore sono gli elementi di base della malattia.

Possono essere presenti anche altri sintomi come crampi, fascicolazioni, aspetto migrante dei dolori, che tipicamente rispondono poco ai classici antinfiammatori, vestibolite (infiammazione recidiva del vestibolo vaginale) e sindrome del colon irritabile.

Il dolore è spesso localizzato e accentuato in punti focali detti “tender points” (punti del corpo da cui è possibile evocare con la pressione delle dita un dolore ben localizzato). Per porre diagnosi, devono essere presenti almeno una decina di questi punti.

Gran parte dei sintomi è spesso condivisa da altre due importanti forme patologiche quali la Sindrome da Fatica Cronica (CFS) e la Sindrome da Sensibilità Chimica Multipla (MCS).

La tendenza moderna è quella di rendere misurabile una valutazione soggettiva in modo da poter seguire nel tempo l’andamento della sintomatologia con lo scopo di guidare il paziente e il medico.

Ad esempio, per misurare la stanchezza e l’affaticamento è possibile utilizzare una scala analogica visiva per la fatica che consiste in un segmento di retta di 10 cm ai cui estremi sono poste le indicazioni “nessuna stanchezza” ed “estrema stanchezza”. Al paziente viene chiesto, di volta in volta, di indicazione con il dito il livello di stanchezza sulla retta. Per essere efficace questa indagine deve essere ripetuta nel tempo senza che al paziente venga mostrata l’indicazione data precedentemente.

La stessa modalità di valutazione può essere proposta per ogni differente aspetto della fibromialgia.

Sono stati proposti molti meccanismi patogenetici alla base di questo corteo sintomatologico. Molto spesso la persona affetta da fibromialgia ha una forma di infiammazione diffusa e i sintomi sono l’espressione di questo stato infiammatorio, sia sull’aspetto muscolare sia su quello metabolico e psichico.

Alcuni studi ipotizzano che alla base di questa patologia vi sia una carenza a livello del sistema nervo centrale di dopamina (una sostanza presente nel cervello che regola la percezione del piacere), altri attribuiscono una grande importanza a fattori irritativi come lo stress, alcuni ricercatori hanno ipotizzato una possibile componente da intossicazione da metalli pesanti (eventualmente identificabile con un mineralogramma), altre ipotesi legano questa malattia agli effetti di un’alterata relazione con l’ambiente, con un aumento dell’infiammazione dovuta agli zuccheri e agli alimenti

A questo proposito si suggerisce la lettura di uno degli articoli più ricercati del sito intitolato “Come sono guarita dalla fibromialgia: la mia storia”. Nonostante si tratti di un articolo scritto originariamente più di vent’anni fa, tratteggia perfettamente la complessità della sintomatologia e la necessaria sfaccettatura dell’intervento terapeutico. Nel centro SMA in cui lavoro, affiancato da un efficientissimo staff di medici e nutrizioniste, ci occupiamo molto frequentemente di persone che soffrono di fibromialgia, e l’approccio usuale per affrontare questa condizione, una volta escluse diagnosi diverse, parte dalla valutazione della condizione infiammatoria e metabolica. 

 Dieta

Il primo approccio terapeutico al paziente affetto da fibromialgia è il controllo dei parametri infiammatori e in particolare di quelli modulabili con l’alimentazione, attraverso la effettuazione del test PerMè, che valuta le citochine infiammatorie correlate a zuccheri e alimenti, il profilo alimentare personale e la individuale suscettibilità genetica. 

Lo studio degli alimenti che possono indurre una risposta infiammatoria in quella persona insieme ad alcuni biomarker infiammatori, come BAFF , PAF e Metilgliossale, permette di valutare e modulare sul piano dietetico l’infiammazione da cibo

Gli alimenti più frequentemente coinvolti nella induzione della infiammazione sono gli zuccheri (glucosio e fruttosio ma anche polioli e alcol che seguono la stessa via metabolica del fruttosio),e gli alimenti lievitati e fermentati. In base ai risultati del test si imposterà uno schema settimanale di rotazione alimentare con dei giorni di dieta in cui evitare di assumere gli alimenti segnalati e giorni in cui invece reintrodurli per stimolare il recupero di un rapporto di amicizia con il cibo, con una logica che rispecchia in tutto lo svezzamento infantile.

Oltre al controllo dell’infiammazione da zuccheri e da alimenti, spesso i pazienti fibromialgici presentano una netta riduzione della muscolatura che si traduce in una grande affaticabilità: il minimo sforzo determina una stanchezza duratura e persistente con dolori e fastidi muscolari e articolari a volte molto importanti. Proprio per questo è importante ragionare sul piano nutrizionale per mantenere e incrementare il più possibile il tono muscolare.

Un altro aspetto da tenere fortemente in considerazione nei pazienti affetti da fibromialgia è la presenza di alterazioni del metabolismo degli zuccheri con una spiccata tendenza all’insulino resistenza. Questa condizione metabolica da un lato è responsabile della riduzione della massa muscolare e dall’altro sostiene e amplifica i livelli generali di infiammazione.

Semplici interventi come l’abbinamento a tutti i pasti di carboidrati e proteine e una distribuzione dei pasti nella giornata a favore di una prima colazione davvero abbondante, che preveda anch’essa carboidrati e proteine e, per quanto possibile, l’attività fisica, rappresentano segnali metabolici importanti per stimolare l’aumento della massa muscolare e ridurre la resistenza insulinica.

Allo stesso modo l’uso dello zucchero e della dolcificazione deve pure essere il più possibile limitato e in accordo con i risultati del test sulla glicazione (PerMè e GlycoTest).

 Trattamento

Minerali

Il Magnesio è il trattamento principe delle forme di mialgia e di contrattura muscolare grazie alla sua potente azione decontratturante e di sostegno all’umore.

Per essere davvero efficace il Magnesio deve essere utilizzato in forma di sale organico: pidolato, glicerofosfato, gluconato e malato di Magnesio vengono assorbiti più facilmente rispetto ai sali inorganici, migliorando l’efficace terapeutica e minimizzando i fastidi intestinali.

In caso di fibromialgia meglio distribuire l’assunzione del Magnesio durante tutta la giornata utilizzando, ad esempio, 1 compressa di un prodotto come Zerotox MG3 ai 3 pasti.

Se oltre ai dolori muscolari e alla stanchezza sono presenti anche disturbi del sonno è possibile utilizzare un prodotto come Oximix 4+ Relax, di cui assumere 1 capsula prima di coricarsi. Oltre al Magnesio questo prodotto contiene anche Manganese ed estratti fitoterapici come il Biancospino e l’Arancio dolce che, lavorando in sinergia al Magnesio, svolgono un’ottima azione rilassante e di filtro emotivo.

Fitoterapia antinfiammatoria

Per la riduzione dell’infiammazione generalizzata è molto utile intervenire con oli alimentari che permettano una corretta integrazione di acidi grassi polinsaturi dalla potente azione antinfiammatoria e antiflogistica, come ad esempio l’olio di Ribes nero e l’olio di Perilla. Si utilizzerà ad esempio un prodotto come Zerotox Ribilla, al dosaggio di 2 perle a prima colazione e 2 perle a cena anche per lunghi periodi.

Spesso è utile intervenire anche con la Curcuma. Questa radice svolge una potente azione di modulazione dell’infiammazione dell’organismo e di conseguenza è molto utile per ridurre i dolori. Si utilizzerà ad esempio un prodotto come Curcumina Redox al dosaggio di 1 perla a prima colazione. In alternativa è possibile utilizzare un prodotto come CurcuDyn al dosaggio di 1 perla a prima colazione e 1 a cena.

Parte emotiva

Spesso la necessità di intervenire sulle contratture muscolari porta a verificare anche lo stato emozionale di un soggetto. Infatti, in molti casi, i pazienti fibromialgici arrivano alla nostra osservazione sotto trattamento farmacologico con farmaci antidepressivi, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, o altri miorilassanti farmacologici che vengono utilizzati con l’obiettivo di aumentare la soglia del dolore.

Non di rado nei pazienti con fibromialgia è presente una reazione costante di “flight or fight” che deve essere compresa e filtrata. In situazioni come questa un approccio integrato, che comprenda la correzione delle abitudini alimentari, l’intervento con rimedi ad azione antinfiammatoria fino all’utilizzo di farmaci con un’azione psicotropa, permette di ottenere i migliori risultati terapeutici.

Altro

In alcuni casi particolari ci è stato utile l’impiego di un prodotto chimico farmacologico classico impiegato a basso dosaggio come l’amitriptilina. Il prodotto, classificato come uno dei più vecchi antidepressivi triciclici, non va utilizzato per questa azione (servirebbero dosaggi molto più elevati) ma per la sua azione di riduzione delle contratture muscolari abbinato alla sua azione di tipo antistaminico ed antiallergico (infatti si tratta di un prodotto spesso utilizzato nella terapia preventiva delle emicranie anche nei bambini).

L’uso di dosaggi “garbati” di Laroxyl (solo su prescrizione medica) nei termini di 4 fino a 10 gocce serali, in relazione alla sensibilità individuale, per un periodo limitato, ha spesso consentito la ripresa di un’alimentazione variata ed un controllo efficace dei sintomi mentre la persona sofferente iniziava un cammino di guarigione attraverso le indicazioni appena descritte.

 Sintomi

 Dieta

 Trattamento