La scienza conferma: aumentare le proteine e diminuire i carboidrati non fa male


di Attilio Speciani
27 Novembre 2006

Ormai è abbastanza evidente a tutti che nelle comunicazioni mediche affiorino spesso interessi più concreti ed economici che scientifici.

In particolare nel corso dell'ultimo anno ha suscitato una certa curiosità il fatto che il dottor Hu (origine cinese, ma solidamente insediato all'Università di Harvard) abbia firmato un numero notevole di lavori scientifici orientati tutti a negare l'efficacia di cambi di comportamenti alimentari per la prevenzione o la terapia di numerose patologie.

Lasciamo ai posteri una valutazione sul suo operato, che personalmente non condividiamo considerata l'evidenza così potente dei cambi alimentari nella prevenzione delle malattie, e complimentiamoci con lui per i suoi articoli che escono sulle riviste mediche più famose in tempi molto ristretti (cosa praticamente impossibile a qualsiasi medico o ricercatore che non fosse sostenuto da strutture o istituzioni con uno specifico obiettivo).

Vogliamo però segnalare ai nostri lettori che nonostante un atteggiamento critico verso tutto ciò che sia "nuovo" e soprattutto ciò che possa sviluppare una risposta autonoma e non farmacologica nelle persone, neanche la ipercritica analisi del dottor Hu riesce a scalfire i principi che stanno alla base di abitudini alimentari corrette e della connessione tra salute e eccesso di insulina.

Infatti, l'analisi dello studio Nurse's Health Study, effettuato su oltre 80.000 donne nel corso di molti anni, conferma che la assunzione di cibi ad alto indice glicemico in modo consistente (ottenendo quindi un carico glicemico importante) è sicuramente correlato con l'aumento delle patologie cardiovascolari.

Per fortuna non ci sono solo persone che si ammalano. Nel lavoro dei ricercatori statunitensi (Halton Tl, Hu FB et al, N Engl J Med 2006 Nov 9;355(19):1999-2002) ci sono anche persone che restano sane e anche più sane dei loro coetanei, riducendo la quantità dei carboidrati alimentari (pasta, pane, dolci...) e aumentando invece quella delle proteine (carne, pesce, uova, formaggi...).

Restare sani e senza nuove malattie mangiando una maggiore quota di proteine per un tempo prolungato è sembrato stupefacente ai ricercatori di Boston, che infatti hanno descritto increduli il mancato aumento delle malattie coronariche; incrementando anzi la quota di proteine vegetali la incidenza di malattie cardiache cala rispetto a chi mangia la classica dieta proposta da tutti, ricca di carboidrati.

Chi ci segue, sa che negli ultimi anni Eurosalus ha particolarmente seguito il rapporto tra aumento dell'insulina, alimentazione e patologie infiammatorie e tumorali.

Un lavoro di conferma come questo, proveniente da studiosi solitamente ipercritici, lascia evidentemente ampie possibilità di sviluppo per il futuro.