Controllare l'infiammazione con la dieta prima che brucino gola, tonsille e bronchi


di Attilio Speciani
07 Ottobre 2019

Phonlawat Chaicheevinlikit / 123RF Archivio Fotografico

L'infiammazione che si può generare in tutto l'organismo per l'assunzione ripetuta o eccessiva di alcuni alimenti coinvolge l'intero sistema immunitario e può facilitare la comparsa di forme infettive sia di tipo virale sia batterico.

Mal di gola, laringiti, sinusiti, otiti e tracheiti, così frequenti nella stagione invernale, dipendono indubbiamente dalla presenza di virus o batteri che attaccano le mucose delle vie respiratorie, ma la capacità di difesa di ogni organismo dipende anche dalla presenza di infiammazione, in cui l'alimentazione gioca un ruolo fondamentale.

Quando si sviluppa infiammazione alimentare, dovuta all'uso frequente degli stessi alimenti, si alzano i livelli di alcune specifiche sostanze infiammatorie, come BAFF e PAF, che provocano cambi importanti nella regolazione del sistema immunitario. 

BAFF è una sostanza che attiva la risposta anticorpale e modula la regolazione immunitaria. Un giusto livello di BAFF, si potrebbe dire, è assolutamente necessario per la sopravvivenza e per la regolare produzione di anticorpi. I problemi nascono quando il BAFF raggiunge livelli elevati per l'azione degli alimenti e determina allo stesso tempo l'eccessiva stimolazione di alcune cellule immunologiche (che facilitano ad esempio le malattie autoimmuni) mantenendo infiammato e irritato l'intestino.

Capire con il Food Inflammation Test quali alimenti siano mangiati in eccesso consente di ridurre l'infiammazione del proprio organismo e rendere più attivo ed efficiente il sistema immunitario per difendersi da virus e batteri invernali.

Da un lato quindi il sistema immunitario può essere sregolato nella sua funzione, ma soprattutto l'infiammazione presente a livello intestinale richiama un notevole numero di cellule immunitarie, che, di fatto, “sguarniscono” gli altri fronti su cui dovrebbero agire (mucose respiratorie e pelle).

La professoressa Businco, come il professor Burgio (due antesignani della immunologia moderna) spiegavano già in passato che il bambino (e anche l'adulto) con sintomi intestinali dovuti al latte o al glutine (o al Nichel, ai lieviti o agli oli cotti) richiama a livello intestinale un numero di cellule immunitarie elevatissimo, privando orecchie, gola e bronchi delle difese necessarie alla loro regolare funzione difensiva. Come se l'infiammazione da cibo, oggi misurabile, “sguarnisse” il fronte difensivo anti-inverno riducendo le “truppe di difesa” attive sul posto. 

Il sistema immunitario infatti non è infinito e una eccessiva stimolazione o impegno in una specifica area porta a una possibile carenza in altri apparati o strutture dell'organismo. L'impegno infiammatorio alimentare porta quindi, in modo indiretto, a sguarnire i fronti esterni, lasciando a virus e batteri una maggiore libertà d'azione. 

Anche il PAF è una sostanza infiammatoria che può aumentare per l'infiammazione da cibo e la sua azione è forse più immediatamente comprensibile, perché i sintomi che determina sono molto simili a quelli allergici, per cui raffreddore, irritazione degli occhi, sinusite, tosse e difficoltà di respiro possono sicuramente essere correlate alla attivazione infiammatoria alimentare

Fortunatamente oggi è possibile prevenire queso tipo di infiammazione misurando BAFF, PAF e profilo alimentare personale, cioè capendo il livello di infiammazione da cibo presente nell'organismo e individuando i gruppi alimentari mangiati in eccesso o in modo troppo ripetitivo. 

Quando effettuare il Food Inflammation Test (attualmente distribuito in Italia con i nomi BioMarkers e Recaller)?

  • Quando si verificano episodi ripetuti di infezione o infiammazione respiratoria.
  • Quando le difese immunitarie sono in calo e serve uno stimolo generale all'organismo.
  • Quando coesistono alcuni sintomi tipici della infiammazione da cibo, come colite, meteorismo.
  • Quando l'inverno ha sempre rappresentato un problema per la recidiva frequente di infezioni.

Lo stimolo infiammatorio può essere dovuto anche all'effetto degli eccessi zuccherini. La possibilità di valutare individualmente gli effetti di fruttosio, alcol, saccarosio e altri zuccheri sull'organismo sta diventando concretamente percorribile. Già in via sperimentale si è visto che la misurazione di due derivati della glicazione consente di impostare una dieta di controllo sugli zuccheri che abbassi fortemente il livello dell'infiammazione. La possibilità di valutare questo tipo di interferenza alimentare sarà concretamente percorribile in alcuni centri già nelle prossime settimane e per tutte le farmacie e i centri che lo vogliano attivare dall'inizio del 2020.

In pratica, quindi, per completare la prevenzione delle malattie invernali per questa stagione 2019 e 2020 è bene fare riferimento alle indicazioni date nell'articolo già pubblicato per il giusto supporto nutraceutico, bilanciare l'alimentazione in modo da rispettare i suggerimenti antinfiammatori dati dalla Harvard Medical School e studiare il proprio profilo alimentare per una vera personalizzazione dell'alimentazione che aiuti a prevenire efficacemente influenza e malattie di stagione.