Vita più lunga o vita più sana? Gli omega-3 aiutano a centrare entrambi gli obiettivi


di Attilio Speciani
25 Febbraio 2019

Tatjana Baibakova  / 123RF Archivio Fotografico

Nella storia della medicina, da quando si sono scoperti gli effetti degli omega-3, sono state chiarite molte delle azioni dirette che possono avere sulla salute.

Si è evidenziato che l'uso di questi particolari grassi può interferire con la malattia coronarica, aiutando la regolarizzazione dei trigliceridi e per un lungo tempo, infatti, molti cardiopatici hanno introdotto la prescrizione di omega-3 a fianco dei farmaci cardiologici in uso.

Oggi questo aspetto è sottoposto a critica da alcuni autori, ma la moltitudine di lavori clinici precedenti è ancora oltremodo valida. 

Poi si è scoperta l'azione sull'allungamento dei telomeri, una forte azione di contrasto dell'ansia e della depressione e una importantissima azione sui fenomeni dolorosi artritici, grazie alla importante azione antinfiammatoria che possono svolgere. In particolare alcuni dei lavori correlati con l'azione antiartritica hanno rilevato una potente interazione con l'acido alfalinolenico di provenienza vegetale.

Gli omega 3 aiutano a vivere meglio e ad ammalarsi meno. L'uso integrato di omega 3 derivati dal pesce e derivati dalle piante determina una interazione positiva.

Infatti, una review pubblicata su Food Science e Nutrition nel settembre 2014, indica che la conversione verso EPA e DHA, gli omega-3 effettivamente attivi e presenti direttamente negli oli di pesce, ma non nei vegetali, può variare dall'1% al 24% della quantità utilizzata e che è proprio l'affiancamento tra grassi vegetali e grassi animali a garantire un forte assorbimento delle sostanze utili, come suggerito dagli autori australiani e come di fatto vediamo nella pratica.

Uno dei motivi per cui un omega-3 vegetale come l'olio di Perilla sia così efficace anche nel dolore artritico si spiega proprio con una azione di questo genere.  

Di fatto, quindi, i risvolti pratici sulle azioni degli omega-3 sono stati ricondotti gradualmente da quelli di un farmaco o integratore "magico" a quelli di una sostanza oleosa con una definita e specifica capacità antinfiammatoria. Una azione in grado di interferire anche sulla depressione, grazie al controllo di alcune citochine infiammatorie.

Oggi sono in tanti a parlare di infiammazione, ma una cosa è ipotizzarla (come nei tempi antichi) e altra cosa è misurarla, nel modo più corretto e comunicabile, per studiare poi le strategie di controllo. Sia di tipo alimentare sia di tipo integrativo. 

A questa serie di lavori importanti mancava comunque una indicazione corretta di quale fosse l'azione protettiva degli omega 3 derivati dal pesce, in eventuale associazione all'acido alfalinolenico derivato dalle piante (Perilla e Lino), nel corso del tempo. 

Il British Medical Journal ha così pubblicato, nell'ottobre del 2018, due diversi articoli su questo tema. Il primo articolo ha evidenziato su oltre 2.600 anziani (età media 74,4 anni), seguiti per 13 anni (dal 1992 al 2005), che la maggiore presenza di omega-3 a livello ematico era correlata con un maggiore stato di benessere. Le persone seguite, all'inizio del periodo di osservazione, non avevano patologie croniche rilevanti (come malattie cardiovascolari, cancro, malattie polmonari, malattie renali severe o disfunzioni cognitive). Alla fine dei 13 anni di osservazione, malattie di questo tipo si sono presentate nell'89% della popolazione, ma quelli che avevano un livello di omega-3 più elevato hanno avuto un rischio di ammalarsi nettamente ridotto, in misura del 20% (Lai HT et al, BMJ. 2018 Oct 17;363:k4067. doi: 10.1136/bmj.k4067). 

Il secondo lavoro, pubblicato sullo stesso numero del BMJ, ha discusso in modo critico il primo lavoro, specificando che la correlazione epidemiologica non è per forza la descrizione di tipo "causa-effetto", ma ricordando che in questi anni, mentre la vita si prolunga, spesso questo avviene in condizioni di malattia, e una ricerca che inizi a considerare in modo basato sull'evidenza le possibilità di prolungare "da sani" la propria esistenza merita tutta l'attenzione possibile e l'approfondimento scientifico successivo (Zhu Y et al, BMJ. 2018 Oct 17;363:k4263. doi: 10.1136/bmj.k4263). 

Nella pratica quindi, in attesa che ulteriori studi confermino queste ipotesi (già di per sé altamente probabili), arriva la conferma che l'azione antinfiammatoria degli omega-3 derivati dal pesce sia importante, che il bilanciamento con omega-3 derivati dalle piante (Perilla e Lino) sia parte integrante del corretto assorbimento di quelli del pesce e che l'obiettivo, attraverso una dieta sana, sia quello di aggiungere vita agli anni in modo sano.

Come spiegato in questo articolo può bastare 1 grammo al giorno di omega-3 derivati dal pesce, cui affiancare 500 mg di olio di Perilla, per godere positivamente degli effetti benefici d entrambe le sostanze che interagicono reciprocamente nel migliore dei modi.