Mal di fegato, epatite? Si può guarire controllando il sovrappeso


di Attilio Speciani
08 Marzo 2006

Chi è passato attraverso il dramma della scoperta della Epatite C e ha subito tutta la trafila di paure che portano alla effettuazione di costosissimi trattamenti a base di interferone comprenderà subito il valore di questa notizia.

Scoprire che l'eccesso di dolci o l'utilizzazione di grandi quantità di carboidrati può causare la steatosi o la cirrosi ci deve fare riflettere sull'enorme potere della alimentazione.

Eurosalus sostiene da tempo che l'uso dell'interferone deve essere limitato a un numero ridottissimo di casi, dato che numerosi lavori scientifici hanno dimostrato l'azione terapeutica nelle epatiti della alimentazione e dell'impiego di alcune sostanze antiossidanti.

A confermare questa ipotesi alcuni ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora hanno chiarito perché mangiando elevate quantità di zuccheri, di carboidrati e di grassi il fegato può sviluppare steatosi (fegato grasso) o cirrosi anche in assenza di qualsiasi virus (Diehl AM et al, Hepatol Res 2005 Sep 27; [Epub ahead of print]).

Una alimentazione che determini eccessive fluttuazioni del livello di insulina, oltre che provocare l'ingrassamento e facilitare il diabete, provoca infiammazione e determina la attivazione delle cellule del sistema immunitario che portano poi alla sofferenza del fegato, al suo indurimento e allo sviluppo della insufficienza epatica (Li Z. et al, Hepatology 2005 Oct;42(4):880-5).

Questi dati sono stati verificati anche in modelli animali di malattia del fegato.

Ecco allora che il sovrappeso e la pancetta diventano possibile causa di sofferenza del fegato, molto di più del virus stesso o del bicchiere di vino bevuto in compagnia.

Soluzioni pratiche

Il mondo del farmaco spinge per soluzioni farmacologiche costosissime e spesso inefficaci e dannose, come l'uso dell'interferone, anziché cercare modifiche dietologiche semplici e efficaci in un grandissimo numero di casi.

La scelta di cambiare l'alimentazione e di valutarne gli effetti potrebbe consentire risparmi enormi al Servizio Sanitario Nazionale.

Le soluzioni pratiche che ognuno potrebbe mettere in atto nel proprio caso personale sono diverse:

  • Alimentazione che controlli l'insulina
  • Uso di sostanze che attivino la funzione disintossicante del fegato (Inositolo, Depur)
  • Impiego di sostanze antiossidanti (Vitamina E, Selenio, Ribes, Omega 3)
  • Comportamenti che migliorino la sensibilità insulinica (attività fisica, controllo delle personali reattività alimentari)
  • Attento controllo delle possibili reazioni ai lieviti alimentari e alle sostanze alimentari.

Una serie di possibilità reali che devono essere confrontate anche con i dati epidemiologici veri.

Soprattutto rispetto alla Epatite C, è necessario ricordare che i numeri che la stampa di diffusione propone sono spesso falsati, e "scartano" nel conteggio l'enorme numero di guarigioni spontanee, di cui la gente non è quasi informata.